Mia sorella

Mia sorella è nata con me, mi ha accompagnato sempre. Una corsa lungo il tempo con lei che mi guardava da lontano però, era più forte di me, la ignoravo continuamente. Mi illudevo non esistesse cercando di allontanarla ma, per fortuna, non ho avuto modo di evitarla per molto.

Avevo 38 anni, una casa, una moglie e due splendidi bambini. Una vita tranquilla nella periferia di Siviglia dove la più grande pazzia era prendersi una piccola sbronza con gli amici di sempre. Perfettamente incastrato nel ruolo di persona comune che, da lì a qualche mese, sarebbe crollato come un castello di carte. Ricordo perfettamente quella mattina quando un piccolo dolore allo stomaco mi costrinse ad andare in ospedale. le porte scorrevoli si aprirono e il dottore di turno mi invitò a seguirlo in una stanza con un viso grave:

“Mi dispiace, il tumore allo stomaco è troppo esteso. Possiamo provare qualche ciclo di chemioterapia ma…” quella fu la pausa più lunga della mia vita “… le rimangono pochi mesi”.

Non compresi il vero significato di quelle parole fin quando non misi piede fuori dall’ ospedale. Fu lì che la ricontrai: mia sorella mi stava aspettando con un tenero sorriso sul volto. Infine capì che il mio tempo stava per finire e sarebbe stato inutile prendersela con lei, con il dottore, con Dio o chiunque altro al di fuori di me stesso.

Checché se ne dica, mia sorella è quella che mi ha sempre amato di più e fu proprio lei a dirmi:

“Hai speso 38 anni a procurati un lavoro, comprare casa, pensare a tua moglie e i bambini. Ti rimangono pochi mesi, a chi vuoi dedicarli?”.

Si riferiva all’ unica persona che, forse, ho ignorato più di lei: me stesso.

Partì senza una meta in giro per le capitali europee. Prima Parigi poi Roma e, infine, Londra. Non so cosa stavo cercando ma, con la consapevolezza di morire, tutto assumeva un nuovo significato. I colori era più tangibili e i movimenti più fluidi, come fossero connessi l’uno con l’altro; il delicato ondeggiare di una foglia continuava nelle sinuose movenze della gonna della ragazza più avanti che, a sua volta, cercava di tenere il ritmo dei led de pannello pubblicitario di fronte. In tutto questo mi riscoprivo bambino e, per la prima volta, riuscì a vedere qualcosa di vivo nell’ immagine riflessa nello specchio. 

Allora mi accorsi di come tutti ignorassero quella bellezza che riuscivo a vedere ovunque, tutti presi dal loro personale fuggi – fuggi in una corsa che mi stimolava un ricordo sbiadito di quel che ero fino a pochi mesi fa.

Ora che ricordo tutto questo, sono nella metropolitana di Londra, chiudo gli occhi e sento il treno rallentare e con esso, il ritmo del mio cuore. Sto per morire ma non ho paura, mia sorella è accanto a me: la morte è nata con me e mi ha sempre accompagnato. Mi scuso con te che sentirai queste parole ma non avevo altro termine per definire la morte se non con “sorella”. Un sorella premurosa che ha solo una pretesa: “non sprecare la tua vita” ma spesso la ignoriamo o la temiamo. Considera le persone su questa metro che ora viaggiano accanto a me, chi si accorgerà che sono morto? Quanti capiranno che non ho più vita dato che non riescono a riconoscerla in loro stessi? Mia sorella non è solo mia e ci sorride sempre spronandoci a vivere a pieno.

Mi sta chiamando, avrà così tanto da raccontarmi e io, finalmente, potrò risponderle cosa significa essere vivo.

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Discussioni

  1. Ciao Sirio. Per vicende personali questo racconto mi ha toccato parecchio, soprattutto per il “regalo” della consapevolezza che è stato concesso al tuo protagonista. Sì, la morte è nostra sorella e ci illudiamo sempre di avere più tempo a disposizione.