
Milano
Attraverso via Torino come ogni mattina. Cammino veloce. Le auto sfrecciano accanto, il tram mi passa vicino, e il rumore delle ruote sui binari mi entra nelle orecchie. Mi stringo nel cappotto: l’aria è umida, sembra voler piovere, ma non lo fa. Milano trattiene tutto, sempre. La folla mi scorre intorno senza fermarsi, senza mai guardare.
Arrivo in piazza Duomo. La gente è ovunque. Le guglie della cattedrale si perdono nel cielo grigio, e le vetrine dei negozi scintillano come sempre. I turisti scattano foto. Le persone in giacca e cravatta camminano decise. Tutto è veloce, tutto corre, come se qualcuno, da qualche parte, avesse deciso che nessuno qui può fermarsi.
Poi la vedo. È ferma, in piedi, immobile. Sembra non appartenere a questo posto. Non ha fretta, non ha paura. Indossa un vestito semplice, quasi troppo semplice per questa città. Sorride, ma non è un sorriso pieno: solo un accenno. Mi fermo, senza rendermene conto. Intorno a me il rumore continua, ma io non lo sento più. Vedo solo lei, tranquilla, mentre il mondo le gira intorno.
Milano si diverte, penso. Milano ride. Ma sotto quella risata c’è qualcosa di rotto. Qui la gente si diverte perché deve, perché, se si ferma, sente il vuoto. La città li riempie, li spinge avanti. È come una corda stretta intorno al petto. Non si ferma, mai.
Mi allontano da lei, ma non la dimentico. Mi viene da pensare che anche Milano non dimentica. È una città che prende e non ti lascia. Ti stringe fino a quando non puoi più respirare. Ma non ti uccide: ti tiene lì, tra il respiro e il soffocare.
Salgo sul tram. Mi siedo e guardo fuori. I palazzi sfilano veloci, vecchi e nuovi, mescolati senza logica. I balconi in ferro si affacciano sulla strada, come se fossero sempre stati lì, a osservare la gente che passa. Alcuni ridono, altri si baciano. Ma sotto quella facciata c’è altro. Milano sa piangere. E quando lo fa, è un pianto vero, profondo, che non puoi ignorare.
Guardo il mio riflesso sul finestrino del tram. Non so chi sono diventato. Ogni giorno corro, come tutti qui. Milano ha preso anche me. Mi stringe, mi porta dove vuole. Ti fa pensare che puoi avere tutto, che puoi vivere senza fermarti. Ma poi ti accorgi che ti toglie qualcosa, a poco a poco.
Il tram si ferma. Scendo e mi mescolo alla folla. Milano continua a vivere, senza sosta. Io continuo a camminare, senza sapere se ho scelto io di farlo o se è la città che mi trascina.
Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
In giugno ero a Milano per un corso e, quando mi camminavo (non essendo abituato alla folla, dato che a Varese siamo di meno) a volte capitavo che finivo addosso alle persone
Mi piace molto quando protagonista di un testo è un luogo, oppure una città. Quella bella ‘letteratura di viaggio’ che oggi si è un pochino andata perdendo. Le città hanno un’anima e bisogna saperla cogliere. Alle città ci si deve affidare. Catturane la stessa anima e metterla su carta non è semplice e certamente è un fatto molto personale. Tu ci hai mostrato la tua versione.
A volte siamo troppo presi per “vedere” la città in cui viviamo.
È vero. A volte, essere quello che ‘viene da fuori’ aiuta a vedere meglio.
Amo quando una città si riesce a descrivere quasi fosse una persona. Ancora di più mi è piaciuto questo passaggio ” la gente si diverte perché deve, perché, se si ferma, sente il vuoto”… esattamente la società di oggi, purtroppo non solo a Milano.
Molto bravo, davvero ben scritto!
Bellissimo. Leggevo, e mi dicevo: è Milano, è lei. È proprio così. Una donna che non si fa prendere, e tu ogni mattino scendi dal treno e corri, insieme a tutti gli altri, e non sai nemmeno perché.
Grazie Dea.