Milano-Bruxelles

Serie: Lascia che passi la notte


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Per sfuggire dal suo ruolo di madre e moglie, Annalisa ha accettato di partire per un viaggio di lavoro in Giappone. Ora è il momento di salire sull'aereo.

Gennaio 2022

Sebastiano aveva mantenuto la promessa ed era riuscito a non piangere. L’aveva stretta forte, baciata tra i capelli, in fronte e sulle labbra, poi l’aveva guardata negli occhi, cercando la conferma che il loro fosse solo un arrivederci. Era un sorriso incerto quello che si erano scambiati, sapeva di scuse, rimpianti e lacrime.

“Ti scrivo quando arrivo a Bruxelles” gli aveva detto lei in un soffio, prima di togliere la mano dalla sua e dargli le spalle.

Annalisa si sistemò meglio sul sedile, cercando di allungare le gambe per quello che le era consentito. La spia della cintura di sicurezza si spense e l’uomo al suo fianco si affrettò a slacciarla, per poi tuffarsi nella lettura di un libro. Un saggio di geopolitica, notò lei con la coda dell’occhio, sembrava il testo adatto per un tipo in gessato scuro, cravatta e orologio costoso. Almeno non avrebbe provato a iniziare una conversazione.

Alla loro sinistra, nel posto più vicino al corridoio, sedeva una donna in carne con un ciuffo azzurro e gli auricolari.

Annalisa si girò verso il finestrino. Oltre il vetro rigato dalla pioggia, un tappeto di nuvole dense e scure nascondeva Milano.

Si immaginò il ritorno a casa di Sebastiano, le mani così strette al volante da diventare bianche e un nodo di tristezza tra la gola e lo stomaco. Lo stesso che sentiva lei.

Avrebbe dovuto essere felice e sollevata, la sua fuga era iniziata, per qualche mese non sarebbe stata né moglie né madre. Invece, si sentiva in colpa. Valentino avrebbe pianto non vedendola accanto al padre, avrebbe faticato ad addormentarmi senza il suo bacio della buonanotte? E suo marito si sarebbe rigirato nel letto, allungando il braccio verso il lato su cui dormiva lei e cercando il suo odore nel cuscino?

Fino a quel momento la scelta di partire le era sembrata necessaria, quasi l’unica possibile, ma ora i dubbi l’assalivano. Che cosa si aspettava di trovare in Giappone? Stava scappando da un uomo meraviglioso e da un figlio piccolo solo perché non riusciva a lasciare andare il passato. E allora perché non si era opposta prima, perché si era limitata a fare da spettatrice a una vita che non voleva?

“Signora desidera qualcosa da bere o da mangiare?” La voce professionale di un’assistente di volo la strappò ai suoi pensieri. Il profumo di caffè le solleticò il naso. Il tizio al suo fianco ne stava sorseggiando uno, mentre la donna con il ciuffo azzurro addentava con gusto un cornetto alla marmellata.

Annalisa si limitò ad acquistare una bottiglietta d’acqua frizzante. Buttò giù un sorso pur non avendo sete e appoggiò la testa allo schienale. I ricordi arrivarono appena chiuse gli occhi e, tanto per cambiare, la portarono ad Alex. La prima volta che era salita su un aereo era stata con lui. Le aveva regalato un viaggio nell’estate torrida della sua maturità. Una vacanza di tre giorni insieme ad Amsterdam, la città della perdizione secondo sua madre, perdipiù con una pessima compagnia.

“A settembre inizierai l’università, sarebbe meglio che ti concentrassi su quello.” Le aveva fatto notare con aria severa.

“Saranno solo tre giorni Ornella e Anna si è diplomata con il massimo dei voti, se lo merita un regalo.” Suo padre era intervenuto con un sorriso.

“E poi, sono con il mio ragazzo, non mi succederà niente” aveva cinguettato Annalisa, ben consapevole dell’idea che sua madre nutriva di Alex.

“Ah beh, se avete già deciso è inutile che parlo.” Ornella aveva borbottato qualcos’altro di incomprensibile e si era alzata per lavare i piatti, perdendosi lo sguardo complice tra padre e figlia. 

Anche a distanza di anni e dopo tutti i viaggi fatti, per Annalisa quei tre giorni tra i canali e la pioggia improvvisa di Amsterdam rimanevano la sua vacanza preferita. I ricordi con Alex rimanevano i suoi preferiti. 

L’annuncio del comandante che informava dell’atterraggio la colse di sorpresa. Il volo era sembrato stranamente veloce.

“Siamo in perfetto orario, il tempo è sereno e la temperatura a terra è di quattro gradi.”

“Pensiamo a scendere, non alle condizioni meteo” borbottò il tipo in gessato, mettendo via il libro. Le assistenti di volo passarono a controllare che tutti i passeggeri avessero le cinture allacciate.

Annalisa tornò a guardare fuori, la città che prendeva forma sotto di lei. Il tempo era sereno, doveva interpretarlo come un buon auspicio?

Una volta a terra, con la borsa appesa a una spalla e il trolley rosso, andò in cerca di un bagno. Il resto dei bagagli sarebbe stato caricato in automatico sul volo per Tokyo.

Una volta davanti allo specchio, sotto la luce fredda e impietosa dei neon, si studiò con attenzione. Il trucco leggero era a posto, gli occhi non tradivano stanchezza o malinconia, i capelli scuri erano in ordine. Il casino che aveva dentro era invisibile all’esterno. Giusto Sebastiano lo avrebbe percepito.

Si asciugò le mani con un pezzo di carta e raggiunse una delle sale d’attesa. C’era anche la donna con il ciuffo azzurro, stava mangiando un panino con un hamburger e oscillava la testa a tempo di musica.

Annalisa si concesse solo un sorso d’acqua, nonostante l’ora lo stomaco era chiuso. Prese il telefono, tolse la modalità aereo e scrisse a Sebastiano. “Sono atterrata, tutto bene. Tu?”

La risposta arrivò in meno di un minuto. “Tutto ok, a parte che mi manchi già.”

“Anche tu.” Lo scrisse, ma lo cancellò. Non era la verità, altrimenti perché andarsene dall’altra parte del mondo.

“Sei con Vale?”

“No, l’ho lasciato ancora un po’ dai miei. Stasera ci fermiamo a mangiare lì.”

“Bravi.” Digitò Annalisa. Cosa altro poteva dirgli? Mentì. “Vado a mangiare un boccone. Ti scrivo prima di imbarcarmi.” Si ricordò con un secondo messaggio di mandargli l’emoticon con il bacio.

“Va bene, ti amo.”

Annalisa strinse le labbra, il dito sospeso sullo schermo, in attesa delle parole giuste da scrivere. “Ti amo anche io.” Bugia o verità? Digitò e cancellò, si limitò a inviare un cuoricino.

Quando annunciarono il volo per Tokyo si alzò, mise il cellulare in modalità aereo e non mandò nessun altro messaggio.

Serie: Lascia che passi la notte


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Discussioni

  1. Ciao Melania! Un altro episodio molto bello e scorrevole, con una sottilissima spietatezza, anche solo nella scelta ponderata da parte della protagonista di come rispondere a un semplice messaggio del marito. Sono le piccole cose a fare più male👏🏻

  2. Il conflitto di Annalisa, tra la voglia e il bisogno di partire e la colpa verso il piccolino, è tra i più laceranti da affrontare per un genitore. Il silenzio finale, il telefono spento, ne è la prova.

    PS. Il personaggio di Ornella ti sta venendo diabolicamente bene, mi fa sorridere e mi irrita ogni volta 😉

  3. Il momento in cui siamo soli con noi stessi, è quello della verità, perché i pensieri ti assalgono. È quello in cui non siamo più capaci di mentire. E allora, va benissimo anche un cuoricino. Episodio molto bello.

  4. Mi piace come hai espresso i dubbi, i sensi di colpa, i tentennamenti e i ripensamento di Annalisa, anche nello scrivere i messaggi. Tutto ciò, insieme ai particolari della scena sull’areo, fa apparire il racconto molto vero.
    Davvero brava.

  5. Ah, ma allora Ornella ce l’ha nel sangue di scassare gli zebedei! 😀
    Mi hai fatto pensare che una volta mia moglie è partita per tre giorni e mi ha tempestato con l’equivalente di tre mesi di telefonate 🙂 Hai sfruttato molto bene il breve dialogo via SMS, rende del tutto la sensazione di distacco e di disagio che nutre Annalisa.

  6. “Il casino che aveva dentro era invisibile all’esterno”… quante volte nella vita! Non riesco ad amarla Annalisa, sarà perché sono un maschio? Però amo la tua scrittura e sono curioso di scoprire dove mi porterai. Che poi il Giappone lo amo pure! Brava Melania!!!🌹