MISSIONE
Serie: Semplicemente Paladino #3 stagione
- Episodio 1: GUERRA
- Episodio 2: DISPERAZIONE
- Episodio 3: NAUFRAGIO
- Episodio 4: REALITY SHOW
- Episodio 5: CALIGOLA
- Episodio 6: PALADINO PRESENTA
- Episodio 7: MISSIONE
- Episodio 8: CONCORSO DI BELLEZZA
- Episodio 9: GORAN
- Episodio 10: COSPIRAZIONE
STAGIONE 1
«Tu?» disse Ceran, chiuso nella sua tuta d’astronauta, il volto che appariva esageratamente pallido. Effetto del vetro del casco.
«Proprio io» rispose scontroso Paladino.
Paladino temette che Ceran gli aizzasse contro tutti gli scienziati guerrieri attorno, o che gli sparasse con chissà che arma. Invece scoppiò a ridere, una risata fredda. Paladino ne fu stupito. «Sulla Terra si dice: “Com’è piccolo il mondo”. In questo caso si dovrebbe dire: com’è piccolo l’universo!».
«O il sistema solare» corresse Supereva.
«Voi chi siete?» domandò Ceran, rivolto ai tre che accompagnavano Paladino.
Paladino gli presentò i suoi alleati. Lo fece con le dovute cautele: diffidava di quel personaggio, con il quale, fino a due anni prima, aveva duellato a costo di ogni pericolo.
Caligola si intromise Caligola. «Ci possono aiutare».
«Mi chiedo perché tu stia aiutando gli scienziati guerrieri». Paladino si rivolse a Ceran.
Ceran gli raccontò come aveva incontrato Caligola e disse che lui era a capo di una task force internazionale il cui obiettivo era aiutare gli scienziati guerrieri a ripulire la Terra.
«Ripulire?» ripeté Capitan Splatter, la faccia atteggiata come se stesse aggrottando le sopracciglia.
«Sì. Ripulire. Sulla Terra c’è troppa feccia: terroristi islamici, clandestini, politici corrotti… Gli scienziati guerrieri educheranno la popolazione mondiale ad avere più rispetto di sé, a rendere la Terra un luogo più vivibile per tutti. Per me come anche per voi» spiegò Ceran, infervorato dentro la sua tuta.
«Mi sembra un po’ fascista» disse sottovoce il Capitano a Paladino.
«Lo penso anch’io. Ma meglio tacere. Voglio vedere quale compito ci affida».
«Che state a bofonchiare?». Ceran era sospettoso.
«Siamo contenti di poterti aiutare. Siamo intenzionati ad aiutarvi tutti in questo… nobile piano» raccontò ipocrita Paladino. Un po’ si vergognò del suo comportamento. Poi lasciò perdere: voleva sopravvivere.
«Nobile, sì» borbottò Ceran. Per un momento Paladino temette non credesse alle sue parole, poi si calmò al sentirlo dichiarare fiero: «Gli scienziati guerrieri hanno conquistato la Luna, spazzando via degli alieni… dei Gioviali, a quanto mi risulta…».
«Sì, Gioviali» gli dissero in coro Paladino e Caligola.
«Bene. Adesso ho appena ideato una missione per voi altri!». Ceran indicò loro tre.
«Missione?». Antiprincipe era interrogativo.
Paladino e gli altri si chiesero cosa fosse. Una missione suicida? Paladino sperò di no.
Ore dopo erano su un boomerang guidato da Caligola e altri tre scienziati guerrieri plutoniani, uno per ogni supereroe.
Stavano tornando sulla Terra, di questo Paladino doveva essere contento.
Ma stavano tornando per assecondare i fini di Ceran. E poi non avrebbero avuto l’indipendenza sperata. Cioè, non sarebbero potuti atterrare in Lombardia e poi ognuno avrebbero potuto vivere la propria vita. No. Dovevano obbedire agli ordini di Caligola. La loro era una piccola task force interplanetaria, come l’aveva ribattezzata Ceran con un ghigno, il cui obiettivo era… Paladino non ci voleva pensare.
Il boomerang entrò nell’atmosfera terrestre, in dirittura d’arrivo per un’isola del Pacifico dal nome oscuro. Qualcosa come Kontiki o Bikini. Qualcosa nel cui nome rientrava la sillaba ki.
«Supponiamo che ci sia una contraerea!» avvertì Caligola.
«Ma se voi scienziati guerrieri siete sostenuti da questa task force internazionale di agenti segreti, perché non ci pensano loro?» domandò Antiprincipe. Ultimamente, si rese conto Paladino, faceva molte domande intelligenti.
«Volevano pensarci loro. Ma rimandavano sempre l’attuazione della missione. Poi Ceran ha incontrato voi e ha pensato che voi siate in grado di aiutarli nell’attuare questa missione» raccontò Caligola.
«E allora perché ci ha mandati con voi quattro? Non potevamo tornare sulla Terra da soli?» continuò Antiprincipe. Quella era un’ltra domanda intelligente.
Caligola non rispose. Perché era concentrato nel pilotaggio della navicella, o perché non voleva rispondere?
Il boomerang rallentò e Caligola infine parlò, ma non per rispondere alle domande di Antiprincipe: «Reggetevi forte!».
Un cliché, secondo Paladino. Ma comunque obbedì perché non voleva rompersi l’osso del collo.
Ci fu un boato, un urto, tanto che per un momento il supereroe ebbe timore che si spaccasse tutto.
Non fu così.
Da un finestrino Paladino vide il mare e gioì. Dopo tanto peregrinare nel tempo e nello spazio, eccoli infine sulla Terra. La Terra!
L’equipaggio del boomerang scese dalla navicella e Paladino pensò a un altro cliché: un’isola con la giungla, la spiaggia d’avorio e l’acqua cristallina. Uno scenario da sogno, deturpato dalla presenza dei quattro scienziati guerrieri, i quali erano dei grovigli di muscoli e membra mostruose colorate di blu.
«E adesso?» dissePaladino.
Caligola estrasse dal boomerang quel che sembrava un joystick, ma prima che potesse parlare Paladino si ricordò di una cosa. «Il mio skateboard!».
«Come, scusa?» chiese Caligola.
Paladino gli spiegò che affrontando un mostro sulla Luna aveva rotto lo skateboard e gli venne da ridere perché lo stava raccontando a un altro mostro. Adesso Paladino non poteva volare. Loro, gli scienziati guerrieri, lo dovevano aiutare: se erano alleati e ci tenevano nella buona riuscita della missione, dovevano fare in modo che l’equipaggiamento di Paladino fosse efficace all’uso.
«Va bene. Non ti preoccupare» dichiarò serafico Caligola. Poi procedette verso la giungla.
«Scusa. Ma non ho capito» lo bloccò Paladino.
«Cosa c’è da capire?» chiese Caligola, la voce un po’ stizzita. Lui aveva la voce stizzita? Lui? E Paladino, allora?
«Quand’è che mi aggiusti lo skateboard?» insistette Paladino.
«Dopo, naturalmente. Dopo la missione. Alla fine» rispose Caligola, i suoi tre accoliti che guardavano prima lui, poi Paladino, gli occhi simili a biglie dorate.
«E io come faccio ad affrontare il nemico, se non so volare come gli altri miei alleati?» disse con voce strozzata Paladino.
«Noi scienziati guerrieri non sappiamo volare. Tu non volerai come noi» pronunciò conciliante Caligola. Conciliante, lui, con quel nome.
«Ma io ho sempre combattuto volando!» si lamentò Paladino.
«Oh, insomma! Siamo qui per affrontare un traditore del mio popolo, non per ascoltare i tuoi piagnistei! Adesso combattiamo. Poi vedremo». Caligola si era spazientito.
«Piagnistei?» ringhiò Paladino, colpito nell’orgoglio.
La piccola pattuglia proseguì verso la giungla, mentre Paladino promise a se stesso che gliel’avrebbe fatta pagare, quella parola. Piagnistei!
La giungla era fitta e intricata, non c’erano sentieri. Ogni tanto c’era un fiore dai colori sgargianti, che poi si rivelava un uccello. Era in questi teatri che durante le guerre mondiali giapponesi e tedeschi prima, americani con australiani e inglesi contro giapponesi ancora poi, combatterono. Adesso si sarebbe combattuto un atto di guerra interplanetaria. Come mercenari, Paladino e i suoi alleati avrebbero aiutato gli scienziati guerrieri. Ma di questo bisognava esserne sicuri?
Il Capitano si avvicinò a Paladino e gli disse, sottovoce, tanto che neppure Supereva e Antiprincipe lo sentirono: «A me non piace combattere per questi qua!».
«Neanche a me» rivelò Paladino. «Ma per ora aiutiamoli. Poi vedremo». Fece una piccola pausa di riflessione. «Faremo come quando i Darganiani hanno combattuto i Tank. Ma solo dopo. Intesi?».
«Intesi». Ma Capitan Splatter lo disse controvoglia.
Gli otto personaggi si mossero nella giungla. Poi lo scienziato guerriero che apriva la fila, che con le chele tagliava le liane e spazzava via la boscaglia, scomparve dalla vista di Paladino. Lo si sentì urlare come se sgozzato.
«Agguato! Agguato!» ululò Caligola. La sua voce era sibilante come sempre, ma resa ancora più acuta dall’allarme.
Paladino si rese conto che se anche avesse avuto lo skateboard operativo, non sarebbe stato in grado di volare: gli alberi creavano un fitto intreccio e sollevarsi in volo con il Lojkarja sarebbe stato difficilissimo. I suoi tre alleati potevano volare sì, ma non innalzarsi di molti metri dal suolo.
Paladino ripose con delicatezza lo skateboard per terra, creò una sfera d’energia e si mosse in avanti. Vide lo scienziato guerriero essere mezzo trafitto da delle canne di bambù appuntite. Gemeva.
Poi, ecco degli spari.
Era l’ora dell’azione.
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