MISTERO TRUCE
Serie: Semplicemente Paladino #2Stagione
- Episodio 1: ORO
- Episodio 2: RAMBO
- Episodio 3: DEUS EX MACHINA
- Episodio 4: PAZUZU
- Episodio 5: MISTERO TRUCE
- Episodio 6: L’INCREDIBILE VIAGGIO
- Episodio 7: IMPOSSIBILE
- Episodio 8: MACHIAVELLISMO
- Episodio 9: ANTIPRINCIPE
- Episodio 10: MERCENARI
STAGIONE 1
Il triangolo schizzò in avanti. Sotto di esso c’erano dei tank che sparavano con i loro tubi raggi viola. Dietro, i civili sumeri fuggivano terrificati da quelle cose che, senza dubbio, ritenevano un combattimento fra déi.
Paladino e Capitan Splatter scansavano i raggi viola. Il secondo disse a Paladino, ironico: «Vuoi ancora… conversare?». Paladino ruggì furibondo e lanciò una sfera d’energia, che levitò in aria e crebbe al contempo, andando a scontrarsi con uno dei vertici laterali del triangolo. Ci fu una fiammata e l’astronave cadde nella sabbia, spazzando via una duna. Non era un film americano, non esplose. «Così mi piaci!» esclamò il Capitano, per poi lanciare un verso di gioia selvaggia, trasudante sangue. Un Tank ebbe la testa scoppiata, come se colpita da un proiettile esplosivo.
«Non esagerare, non esagerare» lo pregò Paladino. «Voglio fare almeno un prigioniero per sapere di più. Non combinare una strage gratuita». Ma Capitan Splatter non lo ascoltò: esternando tutta la sua felicità, massacrava i Tank facendo la gimcana volante fra i raggi viola. Paladino comprese che era come un videogioco: il suo alleato non lo aiutava; anzi, gli remava contro. Se voleva un prigioniero, lo doveva difendere dalle manie omicide di Capitan Splatter. Per la fanteria Tank non c’era nulla da fare: Capitan Splatter la stava massacrando. Ma aveva tutta l’attenzione dello psicopatico su di sé.
Paladino ne approfittò e raggiunse il triangolo, un relitto mezzo sepolto dalla sabbia. Gli si avvicinò e vide che scottava. Se ne avvide e cercò la porta d’ingresso, sperando che non fosse rimasta sotto. La trovò. Anzi, fu essa a trovare lui, dato che si spalancò. Ne uscirono alcuni Tank, visibilmente storditi. Paladino ebbe empatia per loro, perché dovevano essersi fatti male, nella caduta.
Ma quelli, al notarlo, furono come attraversati da una scossa elettrica. Di tensione. Sfoderarono i loro coltelli e si fecero avanti bellicosi.
«Non voglio farvi del male» disse loro Paladino, in inglese.
Quelli non risposero e lo circondarono, scambiandosi battute. Ordini, o forse suggerimenti.
Paladino sorrise. Non sapevano che poteva volare. Paladino decollò dalla sabbia con il suo skateboard, benedicendo l’equipaggiamento Lapolako.
I Tank provarono ad aggredirlo, ma i coltelli fendettero l’aria.
Paladino sospirò. L’unico rischio era che Capitan Splatter li uccidesse. Ma questi era troppo occupato a fare strage degli altri Tank. Era proprio un serial killer, pensò Paladino.
Basta distrazioni. Doveva catturare quei Tank e convincerli a parlare.
Si concentrò e… Riconobbe uno dei tre Tank: era Arjun! Era strano. Era possibile che fosse lui? Erano Tank del futuro nel passato. E se fosse un suo discendente? Oppure… era lui, sempre lui, perché i Tank erano longevi da quel poco che sapeva, anche se non era molto istruito sulla vita dei Tank, Paladino.
Paladino prese l’M1928A e li paralizzò tutti e tre. Poi si avvicinò ad Arjun, o quel che gli rassomigliava in maniera impressionante, e prima gli tolse il coltello, gettandolo via perché non aveva bisogno di un’arma così primitiva. Quindi gli tolse la paralisi, applicando il processo inverso con l’M1928A.
Il Tank si ridestò come da un sonno profondo. Sbatté le ciglia, si guardò intorno. Poi ricordò cosa stava facendo e fece per accoltellare Paladino, dopo averlo riconosciuto. Ma Paladino schivò soltanto il suo pugno.
Paladino sorrise e disse in inglese: «Non hai più il coltello, Arjun!».
Arjun ruggì tutta la sua collera e Paladino gli fu addosso. Lo gettò a terra, Paladino percepì il calore della sabbia, e lo trattenne. Era molto basso, ma tozzo, il Tak. Paladino doveva stare attento, perché sennò avrebbe potuto liberarsi dalla sua presa. il fatto era che Paladino non lo voleva uccidere, né paralizzare. Lo voleva interrogare e basta.
«Arjun, calmati! Non voglio farti del male!» mugghiò Paladino, la voce distorta dallo sforzo.
«Arjun?» rispose il Tank. «Come fai a sapere il mio nome?».
«Non ti ricordi di me? Eravamo prigionieri assieme dei Montank» gli ricordò Paladino, allentando la presa.
«Già. È vero. Scusa, è passato un secolo. Non posso ricordarmi di tutto. Tu sei quindi…».
«Paladino, esatto».
Arjun sputò. «Paladino, sì. Colui che ha abbandonato il PTU!». Quindi prima non lo aveva ancora riconosciuto.
«È passato un secolo!» gli riportò ancora in memoria Paladino.
«Già. Ma noi ci ricordiamo chi non ci ha aiutati contro i Darganiani!» esclamò aspro Arjun. Ma non tentò ancora di divincolarsi dalla presa di Paladino.
«Poi ho aiutato il rettile cosmico a raggiungervi!». Forse i Tank non lo sapevano.
Ciò bastò a calmarlo. Ma Arjun disse: «Noi Tank non adoriamo il rettile cosmico. Adoriamo Pazuzu» Pronunciò una breve frase nella sua lingua. Forse una preghiera.
«Pazuzu è un demone» biascicò Paladino, stanco per lo sforzo.
«È il nostro salvatore!» esclamò Arjun.
«Senti, facciamo così: io ti lascio libero, e tu mi racconti cos’è successo nel secolo che si è frapposto fra il momento in cui ci siamo conosciuti e la tua attuale esistenza, quella che stai vivendo adesso».
Arjun accettò la proposta. «Va bene».
Paladino si calmò. Ma, per precauzione, prese il coltello di Arjun e quelli dei suoi due compagni. Li gettò via, lontani. se Arjun avesse tentato di raggiungerli, Paladino avrebbe avuto tutto il tempo di bloccarlo. Poi si girò verso il Tank, sedutosi a gambe conserte, e lo invitò: «Dimmi pure, coraggio». Alle spalle Capitan Splatter continuava a uccidere, ma Arjun sembrava non accorgersene.
«Tempo dopo che tu te ne andasti, noi Tank ci emancipammo. il rettile cosmico ci diede buoni consigli. Ci educò alla pace, al perdono, all’unità. Costruimmo astronavi sempre più grandi. Respingemmo i Darganiani e risanammo i soli, mandandogli contro cargo carichi di polveri antiradiazione. I loro raggi non emisero più radiazioni, e Atom Dum diventò un pianeta vivibile. Il fango ridivenne terra, le anguille del fango morirono tutte, lasciammo le palafitte e potemmo costruire una solida civiltà. Presto, ci stancammo del rettile cosmico e lo cacciammo. Volevamo iniziare a conquistare altri pianeti. Il rettile cosmico non voleva. Ma noi avevamo un senso di alterigia che ci spingeva a comportarci come i Darganiani. Trovammo un nuovo dio…».
«Pazuzu» indovinò Paladino.
«Proprio lui. Era stato cacciato da questo pianeta, e cercò un nuovo pianeta in cui la sua fede potesse attecchire. Trovò Atom Dum. Noi Tank ne fummo entusiasti. La nuova fede e la nuova tecnologia portò a creare nuove colonie in altri pianeti, in altri tempi. Pazuzu ci spinse a conquistare la Terra. Voleva vendicarsi della sua cacciata. Suggerì di ricreare la vita terrestre su un pianeta, D8. Con i nostri viaggi nel tempo, rapimmo creature del pianeta Terra e le trasferimmo su D8. Fra loro esseri umani. Fra loro il tuo compagno d’avventura…».
«Intendi Capitan Splatter?» chiese Paladino.
«Proprio lui». Arjun indicò lo psicotico, che danzava in mezzo ai resti dei Tank uccisi. Ce n’erano molti altri da uccidere. Allora Arjun si era accorto di lui.
Paladino capì allora come Capitan Splatter e i militari fascisti fossero finiti su Paleo Pianeta, o D8, come lo chiamava Arjun. «Continua» lo invitò.
«Noi Tank ci stiamo preparando all’invasione della Terra. Siamo arrivati in questo tempo per studiare la vostra evoluzione. A dire il vero vorremmo arrivare al nostro presente terrestre. Ma non possiamo!» spiegò in un impeto di sincerità Arjun. «Perché nel nostro presente, sul pianeta Terra, c’è una bolla spazio temporale. Non possiamo ancora invaderla. Potremmo invadervi adesso, sterminarvi adesso. Ma creeremmo un paradosso. Vi invaderemo poi». Ghignò.
«È pazzesco! Volete invaderci… Perché?».
«Te l’ho detto: a Pazuzu non è piaciuto essere cacciato da questo pianeta!».
«E voi gli date retta… Noi terrestri resisteremo!».
«No. Nel futuro, un secolo dopo la tua esistenza, il tuo pianeta andrà incontro a uno sconvolgimento epocale: regredirete. Satelliti, missili, viaggi nello spazio? Sarete incapaci di rifarli. E noi Tank ne approfitteremo» sorrise malvagio Arjun.
Paladino ebbe voglia di ucciderlo, ma disse: «Io vi fermerò!».
Arjun rise, rise e rise. La testa gli si gonfiò. Per le risate? Scoppiò, e dietro Paladino vide Capitan Splatter.
«Non sopporto chi ride in quella maniera» dichiarò il Capitano.
«Hai fatto bene a ucciderlo» ammise Paladino.
«Oh! Credevo tutt’altro!». Capitan Splatter passò a uccidere gli altri due Tank, ancora paralizzati.
Paladino avrebbe detto che era una vigliaccheria agire così. Ma non lo disse. Doveva riflettere sull’imminente invasione. Guardò Capitan Splatter e gli disse: «Ho bisogno del tuo aiuto».
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Ciao Kenji, sappi che solidarizzo con i Tank e spero che Pazuzu stacchi la testa a morsi a Capitano Splatter 😀
Ti sta tanto antipatico Capitan Splatter? E’ un assassino psicopatico, in fondo, mica una brava persona.