Mogontiacum, casa mia

Serie: La centuria


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Fausto Antonio Auspex sta per finire la sua avventura

Quando Fausto Antonio Auspex vide il castrum, quasi non credette a se stesso.

Non era Roma, si trattava di Mogontiacum. Gli fece piacere.

«Coraggio, ci siamo», alzò di un tono la voce.

La seconda centuria proseguì la marcia.

L’estate stava per terminare, già all’orizzonte si vedevano le nubi gonfie dei primi acquazzoni autunnali, c’era sempre il tempo per sopravvivere.

Ad Antonio non sfuggì che i suoi uomini avevano gli occhi incavati di come se fossero sopravvissuti a una sicura condanna a morte.

Damnati ad bestia?

Antonio scosse la testa, non ci voleva pensare.

Stavolta, quando le sentinelle li videro, nessuno fece una battuta.

Il portone si aprì davanti al passo di Antonio e, una volta dentro, Antonio respirò l’aria di casa. Di nuovo, non era Roma, Antonio aveva nostalgia dell’Urbe, ma si poteva sempre accontentare.

Adesso il suo unico pensiero era quello di pulirsi, riposare. Aveva portato a termine la missione, anche se di fondo era corrotta e destinata a fallire a patto che lui e i suoi ragazzi venissero sterminati. Consegnò lo scudo rotondo a uno schiavo del castrum.

Si accorse che non solo odiava Primo Marzio Calpurnio, ma se l’avesse avuto davanti l’avrebbe ridotto in cenere neppure fosse Giove in persona a usare uno dei suoi fulmini.

«Vedo che sei tornato», lo accolse il volto di Calpurnio, alla sua destra il legato della XIIII Gemina, alla sua sinistra… Catone.

Antonio rimase di sasso. Non si aspettava quell’immagine.

«Centurione, il tribuno angusticlavio qua presente mi ha raccontato cose molto poco edificanti su di te», iniziò a dire il legato.

«Ma… legato, io so la verità», esclamò Antonio. «Il tribuno angusticlavio qua presente», gli fece il verso, «si è venduto ai Cherusci, voleva vendere me e i miei legionari». Si detestò perché stava balbettando. Guardò speranzoso Catone, ma vide che il senatore non intendeva parlare. Per Antonio fu come se il mondo gli si stesse rovesciando addosso.

«Credo che questa storia stia durando a lungo», considerò il legato. «Troppo. Per questo, voglio mettergli fine al più presto». Aveva un’espressione annoiata.

«Sì, è vero», affermò Calpurnio, lui con un’aria infastidita.

Antonio si girò a chiamare Vibio Camillo Bolano, il suo optio non poteva che essergli d’aiuto, pure lui era stato coinvolto in quella storia, ma si accorse che non era nei dintorni. Era come se l’intera centuria fosse stata mandata via e lui fosse rimasto solo. Suo malgrado, tornò a guardare i tre patrizi. Strinse i denti. «Sono a tua disposizione, legato».

Serie: La centuria


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Discussioni

    1. Mi spiace che sia lento. Mercoledì c’è l’ultimo episodio, poi via con racconti autoconclusivi e con l’inizio dell’anno nuovo un’altra serie. Grazie per la tua lettura!