Morire sarà una grande meravigliosa avventura!
Serie: Le Wendy
- Episodio 1: Potresti volare con me dappertutto e scherzare con le stelle
- Episodio 2: Morire sarà una grande meravigliosa avventura!
STAGIONE 1
La Wendy Madre è raccolta su sé stessa. Le candide gambe piegate verso lo sterno, esili braccia le cingono delicatamente. L’incubo, che l’ha spaventata, è ormai svanito e i sogni allietano il suo sonno. Gli occhi sono socchiusi, ho l’impressione di esser sorvegliata mentre cammino intorno al grande uovo sospeso. Il vetro è freddo e liscio. Piccoli fili sono collegati al suo corpo e spariscono verso l’alto, inghiottiti dalla struttura di metallo che chiude, e sostiene, l’acquario in cui giace.
Dalla base dell’uovo escono dieci tubi collegati a delle sfere adagiate contro il muro, mi avvicino lentamente. Le biglie di vetro accolgono al loro interno piccoli feti dormienti. Le dita delle mani non sono ancora correttamente formate, si intravede la cartilagine. I cuoricini battono all’unisono.
Dieci nuove sorelle in attesa di nascere.
Sopra ad ogni sfera è attaccata un’etichetta di carta.
WendyX2010
WendyX2011
E così via, fino al 2020.
Dieci. Noi siamo solo otto, dove sono le due sorelle mancanti? Sfioro la teca che accoglie una piccola me. E le altre Wendy prima di noi?
Un cigolio attira la mia attenzione, mi accorgo solo ora che questa stanza ha altre due uscite. L’ombra appare da sotto una porta facendomi segno di seguirla. La spingo lentamente, si presenta davanti ai miei occhi un lungo corridoio buio al termine del quale una calda luce ne illumina la fine.
Una piccola forma indistinta sosta al termine. Resto bloccata sulla soglia, il cuore batte frenetico nel petto. Vorrei tornare a letto e dimenticare tutto quello che ho visto ma l’ombra continua a percorrere il corridoio, svanendo e riapparendo, invogliandomi a proseguire. Faccio un bel respiro e procedo. La creatura volta di scatto il minuscolo capo e lo muove su e giù come un tic nervoso, il movimento ricorda Marla07 poco prima di bloccarsi. L’ombra mi esorta a camminare imitando una marcia.
Non distolgo l’attenzione dalla cosa mentre mi avvicino, lei continua a muovere a destra e a sinistra il capo. Forse non è pericolosa, l’ombra non la considera neppure mentre le scivola sotto e torna verso di me saltellando. Di colpo la creatura abbandona la sua posizione e corre verso di me. Vorrei voltarmi e scappare ma le gambe non obbediscono ai comandi, resto paralizzata mentre mi carica a tutta velocità.
Chiudo gli occhi. Intorno a me echeggia un verso:
“coooooooooooocccò!”
Non accade nulla. Apro le palpebre lentamente col cuore in gola. Non la vedo davanti a me, giro su me stessa e nella stanza della Wendy Madre scorgo razzolare incuriosita una docile gallina bianca.
Un suono sinistro nasce dal mio stomaco, il petto vibra poco prima che esca dalla bocca. Sto ridendo, ma non è gioia ciò che provo e la risata è agghiacciante. Non sapevo di poter emettere una simile stonatura.
L’amica ombra svanisce nella luminosità. Mi immergo, dietro di lei, nella luce accecante. Socchiudo gli occhi infastidita. Attendo qualche istante per abituarmi e finalmente posso osservare dove sono finita.
Una miriade di lampade ricopre la struttura di metallo della cupola. La luce emessa è calda sulla pelle, un profumo intenso di terra umida e fiori invade i polmoni rendendomi quasi difficile respirare.
Noto diverse galline scorrazzare per i viali di pietra, si lanciano tra le piante cariche di frutti e verdure. Prendo un pomodoro rosso da un ramo vicino e lo addento affamata. Lo stomaco, ridestatosi dopo l’onda di emozioni provate, reclama rifornimento. Il succo cola lungo il mento, lo pulisco col braccio prima di alzarmi in punta di piedi e raccogliere un’albicocca. Non vi sono pareti in questo locale, posso vedere l’esterno ovunque posi lo sguardo. Il cielo è grigio e ricoperto di nubi, come ogni giorno. Procedo lungo il viale verso una casetta di legno di cui scorgo il tetto oltre la vegetazione.
Le galline corrono eccitate seguendo la mia stessa direzione, man mano che procedo percepisco sempre più forte un odore sgradevole. Il tanfo mi costringe a chiudere il naso. Raggiungo la casetta e davanti ad essa scorgo una piccola panca su cui è seduto il tecnico. Riconosco la divisa, le poche volte che l’ho incontrato è sempre stato cortese e mi ha offerto uno dei biscotti che “sua moglie tanto amava”. Le galline gli saltano in braccio e sulla testa gioiose. Aumento il passo per chiedergli se può aggiustare Marla07, così potremo terminare il nostro discorso del luna park, quando scorgo una gioiosa gallina bianca con scure macchie sulle piume.
Le braccia del tecnico giacciono rilassate e distese lungo i fianchi, i palmi sono rivolti all’insù, pronti ad accogliere i frutti del duro lavoro. Il viso è costellato di segni rossi, le galline lentamente staccano lembi di pelle e muscoli, litigano tra loro per il succoso bottino. Al posto degli occhi restano due caverne nere sature di incubi.
Indietreggio di qualche passo.
L’ombra appare dapprima sotto ai miei piedi e poi si allunga fino a risalire i vetri della cupola. Posso vedere attraverso di essa, mi indica delle strane strutture quadrate che ricoprono il terreno bruciato.
Ovunque posi lo sguardo scorgo neri specchi che osservano il cielo carichi d’aspettativa e che circondano, come madri affettuose, imponenti cubi grigi.
☆
*Il titolo è una citazione tratta da Peter Pan (James Matthew Barrie)
Serie: Le Wendy
- Episodio 1: Potresti volare con me dappertutto e scherzare con le stelle
- Episodio 2: Morire sarà una grande meravigliosa avventura!
Eccolo: il tecnico morto e mangiucchiato da galline in una struttura non più coperta da manutenzione. Ora sono curioso di capire se all’esterno del complesso ci sia ancora qualcuno vivo in grado di sostituire il tecnico, il motivo alla base della clonazione delle Wendy e la natura dello spirito ombra di un dio/demone come Peter… Continuo ad abboccare al tuo racconto Laura. ♥
Mi piace! Seguo con curiosità. Le immagini rimangono decisamente impresse e far convivere delicatezza e horror non è scontato. Attendo la prossima puntata.
Mi colpisce la forza di questa immaginazione feroce: le sfere con i feti, la Wendy Madre, le galline e quella serra luminosa costruiscono uno spazio ambiguo, insieme fragile e mostruoso, dove lo stupore ha davvero il sapore della paura.
La tua scrittura ha immagini potenti e un ritmo visivo molto efficace; in alcuni passaggi potrebbe solo asciugarsi leggermente, per lasciare ancora più spazio alla tensione che già contiene.
La storia mi piace moltissimo e soprattutto la visione inquietante, che conserva qualcosa di infantile, ma lo espone alla crudeltà di un mondo già corrotto.
sono contenta di esser riuscita a trasmettere il contrasto tra l’innocenza dei bambini e il mondo adulto in distruzione. spoiler sarà ancora peggio proseguendo nel viaggio
La scena delle galline che divorano il povero tecnico è la mia preferita! Ancora complimenti!
guarderemo le galline con occhio diverso da oggi in poi 🙂