Mostri

Serie: Nel Buio della Notte

Appena posati i piedi a terra Nicolas notò l’assenza delle briciole. Mise da parte quel pensiero e infilò le ciabatte. Decise di dirigersi in bagno approfittando dell’assenza di Marianne: da quando era stato dimesso dall’ospedale insisteva ad accompagnarlo come quando aveva tre anni. Si era svegliato prima del solito con l’intenzione di precedere lei e il fratello.

Non doveva preoccuparsi per papà. Era uscito da diverse ore e non sarebbe tornato prima di sera: da un paio d’anni era stato assegnato alla stazione centrale dei Monti Laramie. Nei rari momenti di libertà John raccontava ai figli le ultime avventure dei ranger, esagerando la narrazione con gesti e versi che facevano ridere l’intera famiglia.

Una volta pronto Nicolas si vestì, concedendosi il lusso di indossare le ciabatte al posto delle scarpe da ginnastica. In realtà poteva tranquillamente rimanere in pigiama, ma aveva bisogno di tutta la normalità che riusciva a racimolare. Da alcune settimane seguiva le lezioni da casa.

Il Dottor Stephen lo avrebbe visitato la settimana successiva decidendo se poteva tornare a frequentare le lezioni a scuola. Nicolas sperava in una risposta positiva, desiderava rivedere gli amici. Non vedeva l’ora di completare quel complicatissimo puzzle: per ora, indossare dei jeans e una felpa rossa rappresentava per lui un tassello inserito al posto giusto.

« Sei già pronto? »

Nicolas sollevò lo sguardo verso il viso sorridente della madre.

« Oggi volevo vestirmi di rosso. »

Marianne scosse il capo indulgente.  « Va bene. » Posò il tavolo da colazione sul letto, cercando di non far cadere il bicchiere pieno di spremuta d’arancia.

« Cos’è un Moo? »

La domanda fece spalancare gli occhi a Nicolas.

« Non lo so. »

Marianne rise apertamente, facendo spallucce. « Parlavi nel sonno. »

Nicolas le restituì un sorriso incerto.

« Vado a preparare la colazione a Johnny e aspetto con lui l’autobus della scuola. Ci vediamo dopo. »

Nicolas le rispose con un cenno del capo, prendendo fra le mani il bicchiere. Ne centellinò con cura il contenuto, attento a bere la spremuta in piccoli sorsi. In quel periodo riusciva a ingerire solo liquidi o alimenti morbidi. Ingoiare cibo solido gli provocava un dolore sordo lungo l’esofago che gli toglieva del tutto il poco appetito che gli rimaneva.

Diede ancora un’occhiata al pavimento. Era come lo ricordava al risveglio: pulito. In piena luce del giorno gli sembrò assurdo pensare che un mostro fosse entrato in camera sua per infilarsi sotto il letto. Aveva immaginato tutto, in bilico fra veglia e sonno. La spiegazione gli sembrò convincente. Aveva sognato e biascicato la prima sillaba di quella parola: moostro.

Terminato di infilare in bocca qualcosa, giusto per far contenta mamma, si diresse verso la scrivania: accese il computer e scaricò la posta inviata dalla scuola. C’era anche un piccolo video e si divertì a guardare i compagni di classe accavallarsi  per augurargli una pronta guarigione. Il tutto finì nella solita baraonda, costringendo l’insegnante a interrompere la registrazione dopo pochi minuti.

Giocherellò distrattamente con il bracciale salvavita che indossava: una piccola pressione e Marianne lo avrebbe raggiunto di corsa. Quando la sentì rientrare in casa smise di toccarlo: un gesto inconscio, dettato dal sentirsi nuovamente al sicuro.

Le sue giornate scorrevano monotone, non avrebbe saputo distinguere una dall’altra: svolse il programma che gli era stato assegnato con calma, mentre la madre si occupava delle faccende domestiche. S’incontrarono per mangiare sopra la scrivania trasformata in tavolo da pranzo.

Dopo scuola Johnny venne a fargli visita portando con sé la dama. Contento di avere compagnia Nicolas decise di non prestare eccessiva attenzione alla strategia, perdendo di proposito. Preferiva vedere il fratello sorridere, anche se lo metteva a disagio pensare che Johnny fosse felice perché lui era in difficoltà.

Spinto da uno strano impulso cercò un confidente. « Johnny… tu, li vedi i mostri? »

Johnny piegò le labbra in un’espressione comica. Quando si ricompose diede un’occhiata preoccupata alla porta: era chiusa e Marianne non poteva ascoltarli.

« No. »

Nicolas abbassò lo sguardo, pensieroso. Dunque, aveva sognato.

« Non li ho mai visti, ma mi parlano. »

La testa di Nicolas si rialzò e sua bocca si aprì un una “o” muta.

Gli occhi di Johnny saettavano nervosamente da lui alla porta.

« Presto li vedrò, me l’hanno detto. E mi hanno detto tante, tante cose. » la sua espressione si fece scura. « Mi hanno detto che sei cattivo. »

Distolse lo sguardo dal fratello e osservò la camera. Johnny e Marianne avevano deciso di ingrandirla abbattendo il muro che la divideva dalla stanza adiacente. Avevano sistemato un piccolo televisore in un angolo e messo la scrivania di Marianne in mezzo alla stanza perché Nicolas potesse fare i compiti comodamente. Il computer era un regalo recente.

Nicolas accolse le parole del fratello con dolore, ma non permise loro di fargli del male. Stava diventando bravo in questo. Da quando si era ammalato aveva imparato a innalzare muri che gli permettevano di smorzare quanto accadeva rendendolo ovattato. Semplicemente, riponeva tutto dentro una scatola in fondo alla mente. Prima o poi avrebbe recuperato quello che aveva accumulato e deciso cosa farne. La sua priorità era sopravvivere.

Marianne arginò il flusso dei suoi pensieri bussando alla porta. « E’ permesso? »

Il volto di Johnny si trasformò, una vera trasfigurazione, aprendosi in un sorriso. Si alzò e corse ad aprire la porta.

« Ho battuto Nicolas a dama per ben dieci volte! »

« Bravissimo! » Marianne gli scompigliò affettuosamente i capelli, ricevendone in cambio uno sguardo di assoluta adorazione. « Vi ho portato una sorpresa. »

Prese dalla tasca alcuni pacchetti di figurine. Il vero appassionato di quei piccoli esserini che a lei sembravano mostriciattoli era Johnny. Con il tempo aveva contagiato Nicolas e ora possedevano entrambi un album nel quale riporre le carte più pregiate.

Tese la mano stringendo i pacchetti disposti a ventaglio. « Ecco qua. Ce ne sono quattro, scegliete voi. »

Li porse per primo a Johnny, certa che Nicolas non avrebbe avuto nulla da ridire. Le sembrò che quel gesto facesse quasi piangere dalla contentezza il maggiore dei figli. Terminate le bustine Marianne diede un bacio a entrambi. « Vi lascio con i vostri Pokemon. »

Una volta soli Nicolas iniziò a scartare i suoi pacchetti. Si fermò al secondo, fissando la carta che aveva in mano. Il Pokemon rappresentato somigliava a un gattino rosa, con una lunga coda sottile che si affusolava sulla punta in un ovale perfetto.

« Mew… »

Johnny gettò a terra le sue, accorrendo come un fulmine. « Mew? »

Gli strappò la carta dalle mani, rimanendo a fissarla per alcuni minuti: seguiva i forum specializzati e sapeva che quella figurina era rarissima.

Nicolas osservò il volto del fratello gonfiarsi fino a diventare rosso come un peperone.

« Era mia! » Johnny si mise a urlare con la voce stridula di una civetta. « Sei cattivo! Hai scelto i pacchetti migliori, lo hai fatto apposta. »

Strinse fra le mani la carta e se ne andò sbattendo la porta. Quando Marianne arrivò di corsa Nicolas non seppe darle spiegazioni. La donna si allontanò per raggiungere Johnny e venire a capo del litigio.

Trascorse quasi un’ora prima che le voci nel corridoio si quietassero. Nicolas si sporse leggermente, osservando la scena dalla sua stanza. Johnny era uscito dalla sua camera ed era scoppiato a piangere.  Marianne lo abbracciava e a Nicolas parve stanca: pesanti occhiaie scure le solcavano il viso.

« Johnny può tenere Mew, io preferisco Onix. »

In fondo era vero. Nicolas si ritirò raggiungendo il letto: raccolse il telecomando per accendere il televisore nell’intento di distrarsi. Nemmeno lui aveva compreso cos’era accaduto.

A cena papà non raccontò nulla della giornata trascorsa sui monti. Nicolas immaginò che i genitori si fossero già confrontati su quanto era accaduto nel pomeriggio e Johnny rimase in silenzio fino al momento di alzarsi dal tavolo.

Una volta terminato il pasto John portò Nicolas a letto, aiutandolo a prepararsi per la notte. Il bambino si sentì coccolato dalla sua presenza, soprattutto quando gli rimboccò la coperta e abbassò la luce della lampada sul comodino. Quella sera fu lui a posargli un bacio sulla fronte, un bacio speciale perché raro.

Non che John non fosse affettuoso, ma il suo modo di comunicare con i figli era prettamente fisico. I loro giochi avvenivano all’aperto, dove si rincorrevano o fingevano di fare la lotta. Nel tempo libero portava la famiglia a Yellowstone e insegnava loro tutto quello che conosceva del parco.

Nicolas ascoltò il suono dei passi del padre scendere le scale fino a scomparire al piano inferiore. Quando spostò lo sguardo sul comodino fu felice di notare che non aveva dimenticato i biscotti. Li prese con delicatezza posandoli a terra.

Ripensò ai mostri chiacchieroni del fratello cercando di immaginare come fosse il suo. Sembrava un tipo di poche parole.

« Per me non ci sono problemi. » Se non aveva voglia di parlargli non lo avrebbe forzato a farlo.

« Buon Appetito. » si stese sul fianco destro e attese il sonno. 

Serie: Nel Buio della Notte
  • Episodio 1: Notte
  • Episodio 2: Il Fuoco e la Falena
  • Episodio 3: Mostri
  • Episodio 4: Smile
  • Episodio 5: L’Alieno
  • Episodio 6: Uno sguardo nel buio
  • Episodio 7: “Forse”
  • Episodio 8: Di carne e sangue
  • Episodio 9: La Maga
  • Episodio 10: Nel Buio della Notte
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    Commenti

    1. Vanessa

      Nicola è dolcissimo e decisamente ‘saggio’, rispetto al fratello maggiore che devo dire, non mi sta molto simpatico. Mi piace il modo in cui descrivi ambiente, personaggi ed emozioni. Bravissima Micol 🤗

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Vanessa. Sì Nicolas è un bambino piuttosto maturo, a volte l’innocenza dell’età permette di scorgere verità nascoste.

    2. Giuseppe Gallato

      Avevi ragione per quanto riguarda il “moo” di Nicolas. 🙂 La serie continua con molti spunti interessanti, conditi da una fervida immaginazione. Altro ottimo episodio, attendo il prossimo! 🙂

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Giuseppe, in questa serie appariranno “moo” in grado di popolare anche gli incubi degli adulti. Spero di riuscire a mettere in parole questo racconto, perché ci tengo particolarmente.

    3. Francesca Lucidi

      “Nicolas accolse le parole del fratello con dolore, ma non permise loro di fargli del male. Stava diventando bravo in questo. Da quando si era ammalato aveva imparato a innalzare muri che gli permettevano di smorzare quanto accadeva rendendolo ovattato. Semplicemente, riponeva tutto dentro una scatola in fondo alla mente. Prima o poi avrebbe recuperato quello che aveva accumulato e deciso cosa farne. La sua priorità era sopravvivere.”Micol sono impressionata. Condivido questo pensiero, questo sentimento. Mi piace come in poche semplici parole hai espresso questo sentore di conforto, forse illusorio… opprimente?
      Semplice e concreto… e per questo evocativo.

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Francesca, è un meccanismo di difesa che conosco molto bene. Se sono riuscita ad esprimerlo in parole è un traguardo importante e ti ringrazio per avermi dedicato il tuo pensiero.

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Nicoletta, sono felice che la serie ti piaccia. Spero di non deluderti con il progredire della storia 🙂

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Silvia, sono felice che Nicolas e la sua famiglia abbiano conquistato un posticino nel tuo immaginario. 😊

    4. Dario Pezzotti

      Ciao Micol, episodio molto bello anche questo, anche se un pelino inferiore rispetto ai precedenti. D’altronde era quasi impossibile mantenere il livello sublime delle prime due puntate. Comunque un’ottima prova di scrittura.

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Dario. Prendendo in prestito un termine caro a Giuseppe Gallato questa sarà una serie meno “epica” rispetto alle altre. Più lenta. Vorrei farvi entrare nella quotidianità di Nicolas come dei bambini. Attenzione però, perché prima poi ci sarà il “colpo di coda” 😉

      2. Dario Pezzotti

        Ciao Micol, ho compreso perfettamente il tuo intento: è lo stesso che sto utilizzando io con Helena Everblue (il nuovo episodio arriverà presto). La calma precede sempre la tempesta. 😉

    5. Rossano Baldin

      Riprendendo ciò che hanno scritto altri prima di me, ho apprezzato molto l’ambientazione ordinaria che fa spesso da sfondo a inquietanti situazioni nelle quali tutto può accadere. Il “Dark Side Of The Moon”. Che siano mostri reali o partoriti dalla mente

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Rossano, felice di incontrati qui. Come hai ben inteso i mostri sono molti e i più spaventosi non hanno materia.

    6. Daniele Parolisi

      Non appena mi è apparsa la notifica “Micol ha pubblicato”…mi sono fiondato sul racconto.
      Grande, mi sono fatto una bella visita all’immaginazione. Ora pero mi prudono le mani dalla voglia di scrivere per colpa tua…peccato sia in metro XD
      Alla prossima puntata!

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Daniele, sono contenta che le mie storie richiamino il tuo spirito da scrittore! Attendo con ansia una delle tue serie.

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Antonino, Moo arriverà anche in carne ed ossa. Purtroppo non subita, con pazienza uscirà da sotto il letto 😉

    7. Martina Del Negro

      L’ho divorato! Mi è sembrato di seguire le immagini di un horror americano. La magistrale rappresentazione del mondo ordinario dei personaggi, lascia nutrire un sacco di aspettative su ciò che potrebbe accadere di lì a poco. Complimenti! Attendo con ansia il seguito.

      1. Micol Fusca Post author

        Grazie Martina, spero di non deluderti. In effetti la vicenda assumerà risvolti horror, ma solo alla fine. 🙂