
Musica e silenzio
Serie: Il sacrestano
- Episodio 1: Il referto
- Episodio 2: Musica e silenzio
- Episodio 3: La marcia nuziale
- Episodio 4: Chi era?
- Episodio 5: Passeggiata al lago
- Episodio 6: Juuso
- Episodio 7: Mökki
- Episodio 8: Discorsi da sauna
- Episodio 9: Näkki maalle, minä veteen!
- Episodio 10: Si torna a casa
STAGIONE 1
Kari, l’organista, aveva finito di esercitarsi. Era un uomo sulla cinquantina che non parlava molto della sua vita. Le uniche informazioni che Matti era riuscito ad ottenere sul suo conto, riguardavano la moglie, morta anni prima in un terribile incidente (del quale nessuno osava chiedere i dettagli) e il fatto che Kari, dopo la tragedia, avesse iniziato a frequentare la chiesa, appassionandosi al suono dell’organo. Quando suonava, sembrava entrare in uno stato di estasi: il suo volto cambiava espressione, i muscoli si rilassavano, le labbra accennavano un sorriso, come se in quei momenti tutto il dolore sopportato per anni svanisse nel nulla.
Quel pomeriggio Kari, in procinto di congedarsi, trovò Matti seduto su una panca, in penombra, talmente rapito dai suoi pensieri che non sembrava essersi accorto di lui. Avvicinandosi, notò il foglio di carta che teneva in mano, ma pensò che si trattasse di un documento di lavoro. Sentendo il rumore dei suoi passi, Matti si voltò di colpo:
«Sono già le sei?»
Si alzò e mise in tasca il referto medico.
«Sono le sei e mezza, hai deciso di dormire qui oggi?»
I due continuarono a scambiarsi qualche battuta, come facevano ogni giorno, poi si salutarono e Kari uscì, usando la porta laterale.
Matti si era affezionato a lui. Non lo conosceva a fondo e non lo frequentava fuori dal lavoro, ma era diventata una presenza rassicurante, ormai faceva quasi parte dell’arredo della chiesa.
Rimasto solo, si rimise a sedere, godendosi qualche minuto di silenzio. Che privilegio avere la chiesa tutta per me, pensò. Quel luogo cambiava completamente aspetto quando non c’era nessuno e le luci erano spente. All’altare non c’erano ostie consacrate dedicate all’adorazione eucaristica, come avviene invece nelle chiese cattoliche, eppure Matti avvertiva la presenza di Dio talmente forte, da immaginarlo seduto lì accanto a lui in attesa di un dialogo.
«Ho paura» disse con un filo di voce, temendo che qualcuno lo sentisse, nonostante fosse completamente solo. Si guardò intorno un’ultima volta per accertarsi che Kari fosse davvero andato via, poi prese coraggio e continuò: «Dicono che tu abbia un progetto per ognuno di noi, ma non riesco davvero a capire, era questo che avevi immaginato per me? Non voglio lamentarmi, anzi ti ringrazio di essere qui, solo che non capisco. Non ho mai realizzato niente di importante. Solo ieri ero un ragazzino e adesso eccomi qui, in dirittura d’arrivo. Presto sarò un peso per la società e soprattutto per Sari, finché ad un certo punto, toglierò il disturbo. Mi chiedo quale sia stato il senso di tutto questo».
Rimase lì ancora un po’ ad ascoltare il silenzio, si sentiva stupido per aver parlato da solo. Oppure qualcuno aveva davvero ascoltato il suo sfogo? La fede è una pazzia, pensò.
Si alzò, andò in sacrestia a prendere i lucchetti, chiuse le porte principali della chiesa, si assicurò che non fossero arrivate altre email, spense il computer e le ultime luci accese, dopodiché anche lui andò a casa.
Sari, che lavorava come infermiera presso una clinica privata lì vicino, era di turno quella sera, quindi trovò ad accoglierlo solo Juuso, il loro vecchio labrador, che attendeva scodinzolante dietro la porta, impaziente di uscire per la passeggiata serale.
«Ciao bello, andiamo».
Gli mise il guinzaglio, chiuse la porta e scese i primi due scalini cercando di controllare Juuso che tirava con tutta la sua forza per raggiungere al più presto il sentiero nel bosco. Il problema arrivò al terzo scalino: la sua gamba destra si bloccò all’improvviso, così cadde per terra (fortunatamente gli scalini erano solo tre). Rimase immobile, sconcertato. Non si era reso conto di cosa fosse successo. Gli faceva molto male il braccio sul quale era caduto e istintivamente aveva lasciato andare il guinzaglio. Temeva di essersi rotto qualcosa, si sentiva un incapace e gli veniva voglia di piangere. Juuso iniziò ad abbaiare così forte da farsi sentire anche dal vicino di casa che, aprendo la porta, trovò Matti steso per terra.
«Matti, che succede? Ti sei fatto male?»
«Devo aver inciampato, va tutto bene, tranquillo»
«Sicuro? Dammi la mano, ti aiuto ad alzarti»
Accettò il suo aiuto trattenendo a stento le lacrime. Si concentrò, raccogliendo le forze per mettersi in piedi al più presto e convincere l’amico che si era trattato solo di un piccolo incidente, una sciocchezza che poteva capitare a chiunque, persino a lui. Lo scopo era nascondere il Parkinson come se si fosse trattato di un mostro terrificante che nessun altro avrebbe dovuto vedere. Certo, prima o poi tutti l’avrebbero saputo, però Matti non si sentiva ancora pronto.
«Sto bene, grazie. È che Juuso tirava troppo forte».
Serie: Il sacrestano
- Episodio 1: Il referto
- Episodio 2: Musica e silenzio
- Episodio 3: La marcia nuziale
- Episodio 4: Chi era?
- Episodio 5: Passeggiata al lago
- Episodio 6: Juuso
- Episodio 7: Mökki
- Episodio 8: Discorsi da sauna
- Episodio 9: Näkki maalle, minä veteen!
- Episodio 10: Si torna a casa
Ciao Arianna! Proseguo nella lettura di questa bellissima serie😊 Ammirevole la pulizia della scrittura👏🏻 questo episodio trasmette immagini nitide, cinematografiche, che scorrono in tempo reale davanti agli occhi.
Ciao Nicholas grazie mille 🙂
“Non ho mai realizzato niente di importante. Solo ieri ero un ragazzino e adesso eccomi qui, in dirittura d’arrivo. Presto sarò un peso per la società e soprattutto per Sari, finché ad un certo punto, toglierò il disturbo. “
Toccante….scrivi molto bene
Grazie mille 💕
Continui a dipingere il personaggio, mostrandoci i suoi dubbi e le sue contraddizioni; credo proprio che seguirò questa serie.
Brava!
Ti ringrazio 🌸
Come ho già scritto nel commento delle righe specifiche, qua sembra che si vada verso una direzione che personalmente mi affascina molto: al di là della comparsa della malattia in sé, è davvero degno di attenzione osservare come un individuo reagisce (o sceglie di reagire?) al sopraggiungere di un destino del genere. Non è facile rendere con autenticità questo tipo di dinamiche, ma per il momento te ne stai dimostrando all’altezza. Vediamo dove ci porta questo viaggio, che potrà rivelarsi in discesa così come in salita.
Grazie mille
“Solo ieri ero un ragazzino e adesso eccomi qui, in dirittura d’arrivo. Presto sarò un peso per la società e soprattutto per Sari, finché ad un certo punto, toglierò il disturbo. Mi chiedo quale sia stato il senso di tutto questo».”
Queste righe toccano un tema a cui sono particolarmente appassionato, quello del significato che ciascun individuo può dare o vede nella propria vita.
Ciao Gabriele, grazie ❤️
Ciao Arianna, la vita ci mette al cospetto con dei demoni che sappiamo esistere, ma quando sono, lì, davanti a noi comincia un dialogo interiore serrato con loro. Vergognandoci, evitiamo il piu possibile, fino a negarne l’evidenza e l’esistenza anche a noi stessi, di mostrare quella nostra “fragilità”.
Tu hai saputo trasmettere in modo eccellente questo aspetto. Brava
Buongiorno Nino, grazie mille!
Bell’episodio Arianna. Confermo la delicatezza della scrittura soprattutto nelle parole sussurrate da Matti quando era solo in chiesa, quasi come una preghiera.
Grazie, Guglielmo 😊 Mi fa molto piacere
Ben costruite le riflessioni di Matti. Le domande, il dubbio e la paura. Eccellente.
Grazie mille!
“«Ho paura» “
Mi ha colpito questo passaggio. Hai descritto molto bene la fragilità in cui la malattia ci fa cadere. Da non riuscire neppure a dirlo ad alta voce.
Interessante anche la considerazione sulla fede…”una follia” …proprio ora che servirebbe di più. Stai costruendo benissimo questo personaggio. 👏
Grazie ❤️
Ti stai davvero immedesimando bene in questa figura maschile e altrettanto bene conduci la storia che è fredda e asciutta come il freddo secco dei paesi nordici. C’è molta cura dei particolari (mi sono piaciuti tanto i lucchetti che chiudono le porte della chiesa) e tanta introspezione psicologica. Come se la malattia stesse sotto, una sorta di tema secondario, e sopra ci fosse la crescita di Matti e il rapporto con le persone a lui care. A mio parere, si preannuncia una storia che ha del potenziale.
Grazie mille Cristiana ❤️
Ciao Arianna, un episodio più intenso del precedente questo. Hai fatto percepire benissimo le paure di Matti, sembrava di essere al suo fianco nella chiesa vuota. Mi ha quasi commossa il suo sfogo.
Bravissima!
Grazie Melania ❤️
Molto bella l’atmosfera Arianna, sei stata davvero molto brava!! Complimenti!
Grazie Alfredo🙂
Sto provando inevitabilmente una forte empatia per Matti. Trasmetti benissimo la sua legittima paura, l’ansia di doversi confrontare con una malattia subdola, la paura di diventare un peso, il senso di irrealizzazione.
Grazie Sergio 🙂
Mi piace l’ atmosfera della chiesa vuota e silenziosa o immaginare il suono di una musica speciale suonata dall’ organista. Mi piacciono i due protagonisti di questo episodio anche perché non sono personaggi consueti in questi nostri racconti. Anche la scelta del cane mi sembra la migliore. Il labrador é un cane che amo da quando feci conoscenza di un esemplare femmina “bionda” di nome Bea che mi é rimasta nel cuore.
Mi piacerebbe che le terapie giuste, tipo l’ infusore per la dopamina, consentissero a Matti di convivere per tanti anni ancora con la sua malattia, senza perdere del tutto la sua autonomia.
Grazie ❤️ Sai, ho fatto anch’io la sacrestana per 2 mesi (un tirocinio)😅 ed era bella sul serio la chiesa vuota, nelle sere autunnali. Ricorderò quei momenti per sempre.
Hai soddisfatto la mia curiositá di sapere da cosa nascesse questo spunto così particolare. Grazie😘
🥰