Nel Buio della Notte

Magia. Le luci in sala si attenuarono, i chiacchiericci scemarono, lo schermo catturó immaginazione respiro e cuore. Un sogno ad occhi aperti.

Non era quello che si poteva definire un “filmone”, non avrebbe mai vinto un premio prestigioso, ma era curiosa di assistere alla proiezione. Lei e Mirco avevano aperto un asilo di famiglia tre anni prima, trasformando radicalmente la vecchia casa dei nonni. Avevano investito molto in quel progetto all’apparenza folle e non solo in senso materiale: c’erano state notti in bianco, mal di stomaco, preoccupazioni, umori alterni. Aveva lasciato un lavoro sicuro come insegnante per gettarsi in un buco nero senza sapere dove l’avrebbe condotta. Li aveva aiutati la madre, forte dell’esperienza accumulata: aveva trascorso la vita ad allevare i figli degli altri. Avevano raccolto la sua eredità di babysitter e trasformata in un’attività moderna ed efficiente.

Dopo i primi mesi di incertezza erano riusciti a conquistare la fiducia di un paio di madri. I piccoli sotto la loro custodia erano divenuti quattro, poi cinque. Il passaparola aveva ripagato ogni sforzo tanto che avevano ingrandito la loro attività offrendo un servizio di doposcuola. Alcune clienti dell’asilo avevano chiesto loro di occuparsi dei figli che frequentavano le scuole primarie. Il loro compito era piuttosto semplice: aiutarli a fare i compiti, preparare la merenda, giocare. Mirco se la cavava bene con i bambini di quell’età, era un vulcano di idee.

Una volta al mese portavano i grandicelli a vedere un film. Ormai era divenuta una consuetudine: partivano alla volta del cinema per la proiezione pomeridiana e terminavano l’uscita in gelateria per consumare un cono o un frappè in compagnia delle mamme.

Al fine di evitare spiacevoli sorprese lei e il fratello si recavano al cinema un paio di giorni prima per assistere alla proiezione della sera. Doveva ammettere che non le dispiaceva assaporare quel rito, soprattutto in autunno: lasciava fuori dalla sala le temperature capricciose, la pioggia, le giornate che si facevano sempre più corte. Per un momento, tornava lei stessa bambina. Seduta sulle comode poltrone di velluto si sentiva piccina, pronta ad aprire la mente alla meraviglia: per quanto brutto ogni film riusciva a catturare la sua attenzione e far galoppare la fantasia.

Quella sera aveva scelto con cura il posto a sedere avendo in animo di gustare ogni immagine: sorridere, ridere, commentare a bassa voce qualche scena ridicola all’orecchio di Mirco, piangere, innamorarsi. Anche se la trama del film era piuttosto ingenua possedeva una sua poesia: il protagonista era un bambino che scopriva di ospitare un mostro sotto il letto. Pur essendo un film a basso budget il regista era riuscito a comunicare l’intento della favola senza scadere nel grottesco.

Aveva ignorato il “fetente” seduto nella fila davanti a loro fino a quando l’intreccio della storia si era fatto serio. Iniziava a nutrire dei dubbi sull’opportunità di scegliere quella pellicola disertando l’ultimo film della Disney. Non tutti avrebbero percepito quella linea sottile, l’ombra improvvisa di dolore e tristezza fin troppo realistica che aveva ammantato le vicende del personaggio principale coinvolgendo la famiglia, ma nel gruppo c’era una bimba che possedeva una sensibilità molto accentuata. Lei e Mirco avevano particolare cura di lei, certi che prima o dopo avrebbe spiegato le ali come una meravigliosa farfalla.

Aveva perfino distolto orecchio al ruminare del tizio, intento a mangiare popcorn come se non ci fosse un domani, ma allo squillare del telefono si era inalberata. Si era avvicinata mettendogli una mano sulla spalla, fissandolo con il suo peggiore “sguardo da maestra arrabbiata”. Era abituata a farsi ascoltare da bambini di due, tre anni, non aveva alcun timore di mettere in riga un ventenne smanicato che non aveva portato con sé una giacca per proteggersi dall’umidità della sera.

Si era limitato a sorridere con strafottenza, ma aveva messo via il cellulare.

Alla fine della proiezione il suo animo di educatrice aveva preso il sopravvento. Mirco l’aveva presa per un braccio prima che riuscisse a infilare il trench leggero sopra la camicia a quadri.

« Lascia stare, non ne vale la pena. »

Mirco ridacchiava: sapeva che la sua era una battaglia persa.

« Se gli serviva un posto dove trascorrere del tempo al calduccio poteva scegliere un pub. »

« Va bene. » il ragazzo alzò le spalle in gesto di resa. « Ti aspetto all’angolo, se hai bisogno di me fai un fischio. Cerca di non picchiare il poveraccio. O peggio… »

Lo spinse lontano fingendosi offesa. « Non indispettirmi, fratellino, potrei picchiare te. »

Mirco mimò il segno della croce, scappando lontano dalle sue grinfie.

Indossò il soprabito in fretta, mettendosi all’inseguimento del maleducato. Riuscì a raggiungerlo prima che attraversasse la strada in direzione di un pub, non a caso le era comparsa quell’immagine nella mente, sbarrandogli la strada a braccia conserte.

« Nessuno le ha insegnato le buone maniere? È buona norma silenziare il cellulare in un luogo pubblico. »

Il ragazzo la fissò, chiaramente sorpreso.

« Perché è venuto al cinema se aveva di meglio da fare? »

Lui sembrò meditare per qualche secondo prima di risponderle. « Non credo di doverle delle spiegazioni. Il film era orrendo, il mostro sembrava un peluche oversize. Sono io a essere sorpreso, pensavo che una simile schifezza potesse piacere solo a un bambino di otto anni. »

La ragazza ridusse gli occhi a due fessure. « Lei non crede ai mostri? Quelli sotto il letto, intendo. »

La guardò come se fosse pazza, esaminandola da capo a piedi. Aveva stretto la cintura del trench fino a evidenziare la vita: la faceva apparire ancora più minuta.

« Lei sì? » scoppiò a ridere rumorosamente, facendo volgere lo sguardo di alcuni passanti su di loro. « Oh, capisco. Lei è Sabrina. »

Doveva aver sentito il suo nome da Mirco quando si era allontanato per acquistare i popcorn durante l’intervallo.

Annuì decisa. « Sì, il mio nome è Sabrina. » sapeva già dove voleva andare a parare il fetente. Aver scelto di indossare il trench rosso perché quel colore le piaceva particolarmente.

« Una strega, presumo. Dove ha lasciato il gatto nero? »

Era abituata a quell’ironia di poca spesa, l’aveva accompagnata negli anni di scuola fino all’università. Aveva seguito l’ultima serie televisiva della sua omonima, trovandola più vicina alla graphic novel rispetto alle versioni precedenti.

Sbuffò, lanciandogli un’ultima occhiata intimidatoria, quindi gli diede le spalle dirigendo i suoi passi nella direzione opposta. « Guardi sotto il letto prima di addormentarsi. »

Sabrina non badò alla risatina sciocca del fetente, raggiungendo l’angolo che congiungeva il cinema alla pizzeria dove lei e il fratello avevano pensato di cenare. Non era dell’umore giusto. Sapeva che Mirco non se la sarebbe presa a male: una telefonata al takeaway e avrebbero gustato cibo giapponese raggomitolati sul divano, pregustando il momento di mettere mano ai controller della consolle. In fondo era un pigrone.

Superò l’edificio abbassando il volto per scambiare uno sguardo con il gattone nero che le si era affiancato.

« Offro io. Sushi! »

Il micio miagolò contento. 

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Commenti

    1. Micol Fusca Post author

      Ciao Andrea, grazie mille! E’ visto oggi il sondaggio per il Lab di maggio e direi che c’è di che sudare nuovamente…

    1. Micol Fusca Post author

      Ciao Ely, grazie mille! Come ho detto ad altri questo lab mi ha dato parecchio filo da torcere, inizialmente non avevo alcuna idea su come impostare il racconto. Per fortuna il mio “moo”, il mostro della serie che sto pubblicando, mi ha dato un aiuto 😉

  1. Giuseppe Gallato

    Che bel racconto. 🙂 Se non ho capito male, fai riferimento alla tua serie? Idea grandiosa! In questo lab molti hanno tirato fuori delle storie davvero splendide, e tu non sei da meno. 🙂 In questo tuo librick emerge chiaramente l’amore per il fantastico, per il possibile, per l’invisibile, temi a me piuttosto cari. Chiudo dicendoti che non si può quantificare quanto mi abbia fatto impazzire il finale del racconto. Stupendo. Brava! 🙂

    1. Micol Fusca Post author

      Ciao Giuseppe. Sì, mi sono presa gioco di me pensando ad un film di bassa lega con il mio Mostro per protagonista! Per ora è di peluche, ma andando avanti… riserverà qualche sorpresa.

  2. Isabella Sguazzardi

    Ciao Micol,
    racconto divertente e ben scritto. Ho adorato il finale immaginandomi il fratello che si trasformava in gatto per farle compagnia, sottointendendo che lei fosse la strega Sabrina. Grande!

    1. Micol Fusca Post author

      Ciao Isabella. Sì, mi sono divertita parecchio senza fare a pezzettini il povero disturbatore: certo, un mostro sotto il letto non è facile da digerire. O forse il contrario: per il mostro sotto il letto è facile digerire un disturbatore? 😉

  3. Dario Pezzotti

    Grandissima Micol, lo dico sinceramente. I riferimenti in questa storia sono davvero gustosi e la resa finale davvero piacevole. Stavolta era difficile, ma ne sei uscita benissimo.

    1. Micol Fusca Post author

      Ciao Dario, quando sono usciti i filmati sono entrata in panico “lab”, ma alla fine sono riuscita a tirare fuori il ragno dal buco. Confesso che mi ha aiutato parecchio leggere i racconti degli altri, da lì ho iniziato a farmi un’idea su come interpretare a modo mio la sfida.

    1. Micol Fusca Post author

      Ciao Cristina, mi sono divertita a prendermi gioco di me 😉 Felice che il racconto ti sia piaciuto 🙂

  4. silvia martinengo

    Davvero molto carino. Credibili i protagonisti, con alle spalle una bella storia di sogno nel cassetto realizzato. Simpatico il fatto che portassero regolarmente i bambini dell’asilo al cinema e he andassero in a an scoperta dei film da vedere. Tutto si collega bene con la storia del disturbatore. Molto brava Micol.

    1. Micol Fusca Post author

      Ciao Silvia, quando scrivo per il lab cerco di guardare per bene il video nella speranza di inserire la scena proposta in un contesto naturale. Sono felice di essere riuscita a farlo. Grazie ancora per aver letto il mio racconto. A presto 🙂

  5. Antonino Trovato

    Micol, a parte il fatto che non mi aspettavo l’uscita del racconto stasera, ci sei riuscita a farmi ridere! Le citazioni riguardo il tuo racconto sul mooo (mi auguro davvero che possa diventare qualcosa di più, come il film visto da Sabrina😋) è poi la dedica alla strega Sabrina e al gatto Salem (ma poi, siamo sicuri che non fossero loro? 😂) mi ha fatto tornare bambino! E il tuo modo di narrare, semplice e familiare, mi fa sentire a casa… grande lab!!!😁

    1. Micol Fusca Post author

      Ciao Antonino, come sempre troppo buono. Ho voluto giocare un po’. Ho cercato di immaginare un enorme mostro di peluche! Non avevo molte idee per questo lab, così ho recuperato il mio “moo” per farmi dare qualche suggerimento.