Nel buio 

Serie: I marchi sulla pelle

La convivenza tra Mya e 11-19 si rivelò estremamente difficoltosa per chiunque stesse loro intorno. Lady Bloom mostrava giorno dopo giorno tutto il suo essere una ragazzina viziata e priva di alcun rispetto. Si divertiva ad andare a ogni festa, mettendo in mostra l’Ike come fosse il giocattolo più bello mai avuto. Continuava a parlarle, a parlarle e parlarle, incurante delle regole. Non passava attimo senza che tentasse di estorcere informazioni all’altra; un nome, l’età, il paese di provenienza, il piatto preferito. Nonostante le continue insistenze da parte del proprio Lakas, l’Ike era sempre rimasta fedele alle leggi che la governavano. Miss GoodHope aveva provato in ogni modo a farle comprendere lo sbaglio che stesse facendo e quanto fosse pericoloso quel gioco, per entrambe, ma Mya aveva la testa più dura della roccia. Continuava a pensare unicamente al proprio divertimento, ben restia dall’essere la donna che a diciassette anni ci si aspettava che fosse.

Quella sera, infatti, continuava a vorticare per il salone di casa Gray con il suo meraviglioso vestito avorio e con l’Ike a seguito. Lothar Gray era avvezzo a simili feste, riempiendo la propria immensa dimora di gente che spesso nemmeno conosceva. Ma al ragazzo poco importava, era lo sfarzo ciò che più l’aggradava e una donna a scaldargli il letto a festeggiamenti conclusi. Erano mesi che sperava di potersi infilare sotto le stole di Mya Bloom, ma la ragazza continuava a respingerlo, alimentando così il suo desiderio di possederla. Anche lui, come Mya, era seguito in ogni singolo movimento dal proprio Ike. Adocchiò la sua preda, intenta a parlottare con alcune ragazzette e a mostrare il proprio Ike come il trofeo che era convinta fosse. Le si avvicinò e poté vedere come lo sguardo della ragazza vestita di nero si puntò su di lui, arcigno. Le altre, al contrario, arrossirono violentemente nel constatare che era proprio verso di loro che il giovane marciava.

-Buonasera, Lady Bloom- salutò cordiale.

Una serie di risolini si levarono assieme a diversi apprezzamenti circa il suo abbigliamento sofisticato.

-Lord Gray, meravigliosa festa. Come sempre, d’altronde.

Mya si prodigò in una riverenza, non desiderava far infervorare ulteriormente suo padre, ancora scottato per il suo non essere incline al rispetto delle regole. L’Ike rimase immobile, attenta ad osservare ogni mossa di chiunque orbitasse attorno al proprio Lakas.

-Trovo sia al quanto monotona, ma potremmo renderla più interessante.

Il suo tono lascivo e quell’espressione perennemente maliziosa, la misero in allerta riempiendole la schiena di brividi e facendola involontariamente compiere un paio di passi indietro.

-In che modo, mio signore? – balbettò.

Sul volto del ragazzo comparve l’ennesimo sorriso eccitato. Schioccò le dita e l’Ike alle sue spalle lo affiancò, le mani dietro la schiena e lo sguardo fiero. 11-19 si mosse di conseguenza, recependo quel movimento come un pericolo per Mya.

-Pensavo che potremmo organizzare una lotta, tra il mio e il vostro Ike.

La ragazza si voltò di colpo verso l’altra, cercando di leggerle sul volto cosa sarebbe stato giusto fare. Ma non riuscì a trovare alcuna risposta e comprese che avrebbe dovuto cavarsela da sola, sperando di fare la scelta giusta. Le regole non impedivano qualcosa del genere e tanto meno lei aveva la forza e lo status necessario per poter impedire a Lothar Gray di far qualcosa che desiderasse. Cercò con lo sguardo suo padre o il Generale, sperando di ricevere un aiuto almeno in loro, ma la sua sorte non mutò. Inoltre, Lord Gray prese il suo silenzio come una tacita risposta affermativa. Lo vide battere le mani come un bambino felice e avviarsi verso la folla.

-Miei signori! Mie signore! Questa sera ho in serbo per voi uno dei migliori spettacoli che potessi donarvi. 55-17 battaglierà con l’Ike di Lady Bloom per il vostro personale diletto!

Un’ovazione si levò nel salone e Mya sgranò gli occhi, terrorizzata da ciò che avesse appena ascoltato. Tornò a guardare il proprio Ike, ma la ragazza non sembrava essere turbata da quella notizia. Continuava a restare immobile al suo fianco, gli occhi chiarissimi puntati su quello che, a quanto pareva, sarebbe stato il suo prossimo sfidante. Boccheggiò, alla ricerca di qualcuno che potesse aiutarla e quasi scoppiò a piangere quando vide correre nella sua direzione il padre.

-Che cosa hai fatto?! – le domandò furioso stringendole un braccio.

La ragazza non avrebbe saputo cosa rispondere perché lei non aveva fatto proprio un bel niente, non aveva aperto bocca.

-Alater, non è il caso di fare una scenata. Ormai è fatta- lo fermò il Generale.

Lord Bloom si massaggiò gli occhi lasciando andare la figlia, esasperato dal continuo e imperterrito rifiuto della ragazza di essere responsabile.

-Generale? Che posso fare? Io non…

L’uomo sollevò una mano e le sorrise rincuorante, dopotutto chi meglio di lui conosceva ogni singola cosa circa l’Ike.

-Stia tranquilla, Lady Bloom. Posso assicurarle che non ha nulla da temere.

Mya lo guardò come se fosse diventato matto. L’Ike di Lothar Gray era una sorta di montagna di muscoli dall’aria cattiva e il proprio, niente più di una semplice ragazzina minuta. Certo, aveva avuto modo di vedere quanto fosse rapida, ma quell’energumeno l’avrebbe ridotta in polvere.

-Sei sicuro di quello che dici, Carter?

Il Generale sorrise ancora, dedicando uno sguardo che valeva più di mille parole alla propria adepta. Uno sguardo che nessun altro avrebbe potuto comprendere al di fuori di loro. Non era necessario parlare, nonostante fosse l’unica persona con la quale avrebbe potuto farlo, Carter Denver sapeva molto bene quali fossero le possibilità della sua ragazza.

-Fidatevi di lei, 55-17 non riuscirà nemmeno a sfiorarla.

Gli sguardi di tutti si piantarono sull’Ike. Mya desiderava crederci, lo desiderava con tutta sé stessa, eppure non riusciva a comprendere come potesse esserci un esito positivo in tutta quella storia. Cercò i suoi stessi dubbi sul volto del padre, ma l’uomo sembrava avere una cieca fiducia nelle parole dell’amico.

-Lo spero davvero, Generale Denver o mia figlia si ritroverà con un grosso problema.

Seguirono i due sfidanti verso l’esterno della residenza dei Gray assieme alla calca di persone, eccitate dall’imminente combattimento. In chiusura di fila, c’era Mya. La ragazza aveva lo stomaco sottosopra e il cuore che minacciava di sfondarle il petto per quanto forte battesse, terrorizzata all’idea di dover vedere il proprio Ike venir massacrata da 55-17. Il Generale era sicuro, certo che non le sarebbe capitato nulla, ma lei non riusciva a crederlo possibile.

I due Ike si piazzarono nel cortile, uno di fronte all’altro. Sul viso dell’uomo un sorriso compiaciuto, quello di chi sa di avere la vittoria in tasca, ma quello della ragazza ostentava calma. Sembrava stesse per affrontare una passeggiata in collina e non uno scontro potenzialmente mortale. Il gigante sbuffò come una bestia feroce e partì alla carica gonfiando i muscoli tentando di acciuffarla, ma lei si spostò appena verso sinistra, quasi come se avesse scansato una carezza. L’uomo sembrò indispettito, sul suo volto le parvenze di un toro inferocito. Tirò qualche cazzotto all’aria, 11-19 era troppo veloce per lui. La ragazza pareva non accorgersi nemmeno del proprio sfidante, come se non rappresentasse la benché minima minaccia. Continuava a schivare ogni singolo colpo dell’altro con una leggiadria tale da sembrare quasi una danza. Gli ruotava attorno, sul proprio viso un’aria annoiata, totalmente diversa da quella dell’uomo. Egli infatti, sbuffava frustrato e sudato.

-Hai finito di giocare, stupido idiota? – sbraitò Lothar Gray.

Dall’altra parte del cerchio di curiosi, Mya Bloom osservava incantata quella ragazzina che le era stata assegnata, incredula di fronte a tanta grazia durante un combattimento. Si ritrovò a sorridere, non solo era riuscita in qualche modo a mettere in ridicolo Lothar Gray, ma aveva trovato un’Ike meravigliosa. E fu proprio mentre avanzava quella considerazione nella sua mente che la ragazza, un piedi sul collo dell’uomo e le braccia attorno ai polsi per tenderli, la guardò in attesa.

-Mya, devi decidere se deve ucciderlo o meno- sussurrò il Generale.

-Oh, no! Lascialo stare!

L’Ike si allontanò immediatamente dal proprio avversario, restando immobile ad attendere ulteriori istruzioni, ma Mya si limitò ad allargarsi in un enorme sorriso. La folla si diramò con la stessa velocità con la quale era sopraggiunta, ormai non c’era più nulla di interessante da vedere oltre il viso livido di Lothar Gray.

-Sei stata fantastica! – esclamò Mya.

-Ben fatto- aggiunse il Generale.

La ragazza si voltò a guardare l’uomo, sul proprio viso il sorriso di una bambina. Interrogò anche lo sguardo del padre, ma l’uomo si limitò a scuotere il capo e darle le spalle per rientrare. Carter Denver riservò un ultimo occhiolino alle due, poi seguì l’amico.

-Accidenti, vorrei che tutti potessero tessere lodi in tuo nome. Dovrei però conoscerlo.

L’Ike si guardò attorno, cercando la conferma a ciò che stava aspettando nel buio. Si voltò verso il proprio Lakas, il sorriso meno brillante di poco prima.

-Resia- disse.

Mya sgranò gli occhi, incredula.

-Il mio nome è Resia.

4) Un Ike non può interagire con il proprio Lakas, salvo per rispettare gli ordini. L’unico contatto diretto sarà con il proprio Generale.

Serie: I marchi sulla pelle
  • Episodio 1: Il giorno del Legame
  • Episodio 2: Obbedire
  • Episodio 3: Esistono delle regole
  • Episodio 4: Nel buio 
  • Episodio 5: Sentenza
  • Episodio 6: Forza
  • Episodio 7: Prometto
  • Episodio 8: Iridi color bronzo
  • Episodio 9: Lacrime nell’anima
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    Commenti

    1. Micol Fusca

      Ciao Simona, mi piace l’evoluzione di questo legame. Credo che ci riserverà delle sorprese. Mi piace la costruzione dei tuoi personaggi, della bella e capricciosa Mya che sotto l’apparenza nasconde un animo puro: capace di riconoscere nell’altra lo status di essere umano fin dai primi istanti. Ora non mi resta che la curiosità di scoprire qualcosa di più su Resia 🙂

      1. Simona Lombardi Post author

        Ciao Micol,
        Grazie mille. Cerco di caratterizzare i miei personaggi in modo tale che il lettore possa prevedere le loro mosse, le loro emozioni. Come fossero amici.
        A presto,
        S.