Nel corpo di una donna

Sto sognando.
Sono nel corpo di una donna.
Cammino per la strada, mi si presentano davanti due agenti in abito scuro.
– Devi venire con noi – mi dice uno. Io rispondo, naturalmente, che non voglio, che non possono portarmi via contro la mia volontà. Mi prendono con la forza. Urlo, cerco di divincolarmi, recalcitrante, ma loro sono più forti di me. Mi abbassano la testa e mi caricano sui sedili posteriori di un’auto. Nel retrovisore c’è un altro agente senza volto. Uno dei due che mi hanno arrestato monta, l’altro rimane fuori. Il collega che è salito abbassa il finestrino e sento l’agente dire: “Portala dalle altre”. Ce ne sono altre?
Rabbrividisco, ho paura. Mi stringo nelle spalle, guardo fuori dal finestrino. Dove mi stanno portando? Attraversiamo la città e mi agito, grido aiuto. Le persone sembrano non accorgersi di nulla, tutto pare normale. Attraverso la piazza del centro, c’è un mercato serale. Vedo una figura femminile che mi è familiare, ma non riesco a ricordare il nome. Il suo volto è da qualche parte qui, nella mia memoria, ma qualcosa mi sfugge. Senza riflettere apro la portiera e mi getto dall’auto in corsa. Le corro incontro, le dico che devo fuggire, che mi stanno cercando. Iniziamo a correre. Lei è più lenta di me, è anziana. Ho il fiatone e mi sento esausta, ma continuo a correre. Ad un certo punto lei rimane indietro, mi dice che deve andare. Le rispondo che devo scappare altrove perché tornare a casa potrebbe essere rischioso. E’ il primo posto dove potrebbero cominciare a cercarmi. Ci separiamo e mi infilo in un portone antico aperto. La scala del condominio affaccia sul cortile e mi sento vulnerabile. I condomini potrebbero vedermi e segnalarmi, devo andarmene. Entro in un altro condominio e mi nascondo sotto a un portico. Quattro, cinque, forse sei uomini in borghese mi avvistano. Fingo indifferenza ma dentro di me l’ansia comprime petto, serra la gola. Sono in trappola. Mi prendono e subito capisco che non ho scampo. Presto diventerò una schiava sessuale.
– La daremo a Loro, andrà a ruba –
Nella testa immagini di uomini di alta borghesia che mi struprano. Pur di essere libera prendo uno degli agenti per la manica del giubbotto e gli dico:
– Ti prego, lasciatemi andare. Vengo con te, con due di voi, ma vi prego… basta.
Le parole mi escono spezzate, inghiottite da un fiato che non raggiunge i polmoni. Mi sarei concessa a due di loro allo stesso tempo pur di non essere presa e destinata a fare la schiava per tutta la vita.
– Portiamola dalle altre –

Mi spogliano e mi toccano frettolosamente. Mani fredde e ruvide, violente. Rimango in mutande, coperta solo da una gonnellina giurassica in pelle di daino color carne. Mi buttano in una camionetta dove ci sono altre ragazze come me. Lamenti, pianti. Siamo nude ed è pieno inverno. La camionetta ha pareti trasparenti, tutti possono vedere cosa sta succedendo. Come se fosse lecito, nessuno interviene.
– Ho freddo… fa freddo – diciamo un po’ tutte. Tremiamo, stiamo vicine per scaldarci ma non serve a nulla. I miei occhi incrociano un’altra ragazza nelle stesse condizioni. La conosco, anche se non so bene perché, e proviamo pena l’una per l’altra.
Piangiamo.
Nei tremori del freddo, mi sveglio.

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Discussioni

  1. Simone, molto bello quello che tu hai raccontato!
    Mi è piaciuta molto l’ambientazione in un sogno, che ci può far immaginare tanti “risvolti” che la storia può avere nella vita reale, da svegli.
    Hai perfettamente trasmesso anche il ritmo…
    Complimenti!

  2. Racconto molto particolare con un ritmo serrato ed incalzante che per certi versi soffoca, facendo immergere ancora di più il lettore nell’angoscia della protagonista.
    Tutto rimane avvolto nel mistero essendo stato parco di dettagli impedendo a chi legge di orientarsi… Per questo hai reso molto bene l’idea del sogno, anzi incubo dove tutto è chiaro fuorché la ragione.
    Alla prossima lettura…