Nell’ora della nanna
Nell’ora della nanna la bimba chiese al nonno:
«Nonno, non fare storie, dai, raccontami una storia prima della nanna».
Il nonno era stanco, e a dire il vero di raccontar storie non ne aveva voglia.
Era siciliano, di Aci Trezza, tant’è che di malavoglia inventò una storia.
Non era una storia vera, chiamarla storia era una parola grossa, una chimera, erano tante parole messe a caso, parole che avevan senso solo perché creavano un nonsenso.
«Allora, nonno, son qua sul letto che ti aspetto» disse la bimba con due occhioni dolci.
Alla bimba piaceva ascoltar il nonno e quelle storie che non capiva ma che aveva imparato ad amare, forse per quella voce che sapeva incantare. Era una voce dolce, soavemente bella. La bimba lo fissava rapita come si guarda una stella.
Il nonno prese fiato con un respiro profondo, raccattò alcune parole a caso, le raccontò come fossero parole di una storia vera.
«Chiesa, perché sei chiusa?»
La chiesa non rispose al nonno, non poteva, era chiusa.
Poi il vento, la porta della chiesa si dischiuse, forse era rimasta solo socchiusa.
Aperta una chiosa: il nonno si trovava a Chiusi e la chiesa di Chiusi in via Damiano Chiesa.
Chiusa la chiosa.
Così socchiusa il nonno spinse la porta ed entrò controvoglia in quella chiesa spoglia e non più chiusa.
«Chi osa entrare?» chiese la chiesa di Chiusi.
Il nonno non rispose, si girò in fretta, chiuse la chiesa e se ne andò. Poi salutò Chiusi e quella chiesa appena chiusa.
«Chi osa visiti Chiusi e quella chiesa, io, con Chiusi e la sua chiesa… ho chiuso.» Disse il nonno accarezzando la bimba che gli occhi aveva appena chiuso.
Morfeo prese tra le sue braccia incantate la bimba che di Chiusi e della sua chiesa chiusa non chiese mai niente. Le restò però il ricordo di quella cantilena dolce e del nonno burbero volato in cielo.
Il Nonno la guardava da lassù, era felice come un pompiere, un pompiere di Viggiù.
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Delizioso: una filastrocca surreale e tenera, dove il gioco di parole conta più della trama e lascia addosso un senso dolce di nostalgia.
Grazie del commento, è esattamente quello il mio intendimento, l’esperimento, quindi, è riuscito.
“La bimba lo fissava rapita come si guarda una stella.”
Ciao Fabius, quanto mi è piaciuta questa immagine. Ho pensato a tutte quelle volte che non abbiamo perdonato la minima cosa ai nostri genitori, ma accolto con gioia tutto quello che venisse dai nonni. Ho sottiso perchè adesso che non sono più solamente una figlia, subisco la stessa ghigliottina, quotidianamente.
Grazie per la delicatezza del testo.
Grazie Cristiana, una volta tanto ho giocato con dolcezza con i miei solito giochi di parole.
Bellissima, sono cresciuta con la stessa fortuna: una nonna che ti raccontava storie, spesso in sardo. Storia che per l’orecchio di allora suonavano senza senso, e solo dopo di senso ne hanno acquistato tanto. Grazie per la lettura.
Sei stata fortunata, io non ho visto neanche una nonna, ahimè. Sono stato di poche parole per una lettura veloce, grazie Tiziana.
“Così socchiusa il nonno spinse la porta ed entrò controvoglia in quella chiesa spoglia e non più chiusa.”
Sembra una formula magica 👏
La formula magica del nonno maghetto.
Grazie Fabius, mi hai regalato un sorriso e un po’ di malinconia. All’ora della nanna mi inventavo delle storie assurde che le mie bimbe, oggi adulte, ricordano ancora. Mi sarebbe piaciuto farlo anche da nonno, ma non è stato possibile. Ora c’è un piccolo, nipotino della mia compagna, ha diciotto mesi e fra un po’ potrei tornare ad esercitare… e poi chissà che non arrivi altro. Un abbraccio, di quelli forti.
@Beppe Grazie Giuseppe, di certo non ti mancheranno le parole e le idee per allietare il bimbo. E la barba e i capelli bianchi daranno un tocco di poesia.
Ciao Fabius, personalmente ho sempre apprezzato i giochi di parole. Complimneti per come sei riuscito a legare suoni, significati e livelli di lettura. L’ho riletta tre volte, e mi ha calmato lasciandomi con un sorriso.
Grazie Luigi per la tripla lettura, vuol dire che il giochetto/scherzetto con quelle poche parole è riuscito.
Stile inconfondibile.
Ci hai regalato un’altra chicca per alleggerire lo spirito.
Ciao
Grazie Pasquale, sono solo 312 parole, il mio libriCK più corto. Avendo a disposizione solo poche parole su cui giostrarmi, arrivare alla soglia delle 300 mantenendo il carattere cantilenante del racconto mi ha impegnato molto.