Nessuna coincidenza
Serie: Morirò d'estate
- Episodio 1: Morirò d’estate
- Episodio 2: Bastardo
- Episodio 3: Fame d’amore
- Episodio 4: Mind to mind
- Episodio 5: Uomo fritto
- Episodio 6: Mutande nuove
- Episodio 7: Sarai felice
- Episodio 8: In gabbia
- Episodio 9: Chiamato per nome
- Episodio 10: Campo Base
- Episodio 1: Morto e risorto
- Episodio 2: Tutto questo per me?
- Episodio 3: Nuova possibilità
- Episodio 4: Amare per primo
- Episodio 5: La gallina che becca
- Episodio 6: Nato sbagliato
- Episodio 7: Il primo passo
- Episodio 8: Visto, sentito, compreso
- Episodio 9: Vicolo stretto
- Episodio 10: Paura e compiacimento
- Episodio 1: Coccole e dolore
- Episodio 2: Vita e fantasmi
- Episodio 3: L’amore mancante
- Episodio 4: Solo, vuoto e svuotato
- Episodio 5: Urge Surfing
- Episodio 6: Azzurri come il mare. Infiniti come il cielo
- Episodio 7: Nessuna coincidenza
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
La mattina seguente, mi svegliai con un senso di pace che non provavo da tempo. La serata con Suor Lucia, Padre Andrea e gli altri, era stata più piacevole di quanto avessi immaginato. E la conoscenza di Serena si era rivelata una sorpresa gradita e interessante, nonostante il suo aspetto freddo.
Avevo anche mangiato con gusto, come non facevo ormai da molto tempo, e soprattutto non avevo vomitato.
Quella serata aveva acceso una scintilla di speranza.
«Forse, c’è ancora una possibilità per me di essere felice» pensai.
Mi preparai velocemente e uscii di casa, dirigendomi verso il lavoro. Mentre camminavo, avevo ancora addosso una sensazione strana ma piacevole, difficile da spiegare, ma che mi faceva sentire leggero.
Arrivato al lavoro, mi misi subito all’opera, cercando di concentrarmi sulle mie mansioni. Ma la mia mente continuava a tornare a Serena, ai suoi occhi azzurri e malinconici e alla sua schiettezza e sfrontatezza, che contrastavano con il suo aspetto dolce e delicato.
La mattinata passò velocemente, e il pomeriggio decisi di andare in chiesa.
In cuor mio, speravo di rincontrare Serena, ma sapevo che sarebbe stato improbabile.
Quando arrivai, vidi la solita signora intenta a pulire la Madonna in gabbia. In chiesa, ai primi banchi, tre vecchiette chiaccheravano a bassa voce, quasi a voler far credere di essere intente a pregare, mentre Padre Andrea, aiutato da un giovane ragazzo, sistemava tutto il necessario per la messa. Mancava solo Suor Lucia, ma sapevo che sarebbe arrivata presto, con il suo solito sorriso rassicurante e amorevole.
La sera, quando rientrai, trovai Dario e Salvo che avevano appena finito di cenare. Ormai, non mi chiedevano più se volevo mangiare anch’io e l’aria di imbarazzo che si creava ogni volta che ci vedevamo davanti a un piatto si era trasformata in un disinvolto silenzio.
«Per il 29 avevamo pensato di prenotare al Da Vinci, che te ne pare?» mi chiese Salvo, quasi a voler spezzare il silenzio che si era creato.
«Il 29?» chiesi incuriosito.
«Ti sei già dimenticato che il 29 festeggiamo il nostro congedo?» continuò Salvo, mentre Dario sparecchiava la tavola.
«Certo che no» risposi, cercando di dissimulare sicurezza.
«Sì, il Da Vinci è una buona idea.»
«Bene! Allora che Da Vinci sia» disse Salvo, mentre anche lui poggiava il suo piatto sul lavandino della cucina.
«Sei pronto a vivere da solo in questa reggia?» intervenne Dario ridacchiando.
«Prontissimo!» risposi.
«Finalmente il bagno sarà sempre libero e non sarò costretto a sentire la tv fino a tarda notte» dissi ridendo anch’io.
«Certo, certo. Vedrai come ci rimpiangerai» affermò Salvo, mentre appuntava qualcosa su un foglio.
Quella sera, mangiai un pezzetto di pane con del formaggio e poi andai velocemente a letto, come per paura di vomitare.
Mi assicurai che il mio diario fosse al sicuro sotto il cuscino e puntai la sveglia per le 5:30.
Avevo deciso di iniziare a correre.
Al suono della sveglia, mi alzai velocemente. Dario e Salvo ancora dormivano, quindi cercai di essere silenzioso. Presi un caffè e mi preparai per la corsa.
Quando uscii, mi resi conto di quante persone c’erano già per strada, nonostante fosse ancora buio. Alcuni correvano, altri camminavano distrattamente, forse diretti al lavoro. Altri ancora stavano già lavorando, preparando caffè e colazioni. Le macchine e i motorini passavano veloci, diretti chissà dove.
Dopo neanche dieci minuti, ero già distrutto. Rallentai il passo e cominciai a camminare, cercando però di mantenere una certa velocità.
Arrivato all’altezza della Chiesa, notai subito Padre Andrea, intento a parlare con un signore all’ingresso.
Decisi di entrare. Suor Lucia era già lì, con in mano un libretto verde, e altre persone erano sparse tra i banchi.
Notai, tra i posti centrali una ragazza bionda, con una leggera camicia verde e una borsa a tracolla nera. Mi sembrò Serena e, istintivamente, mi avvicinai a lei, sedendomi al suo fianco. Era proprio lei, non mi sbagliavo.
«Ciao, che ci fai qui?» dissi, fingendo naturalezza.
«Quello che fai tu, presumo. Aspetto che inizino le lodi mattutine» rispose lei, con la solita sicurezza e freddezza nei modi.
Mi vergognai per la figura che avevo fatto, ma allo stesso tempo mi sentii stuzzicato dalla sua sfacciataggine.
«No, non sono qui per le lodi, ma per riposarmi un po’. Avevo deciso di cominciare a correre, ma evidentemente i miei piedi non sono d’accordo» dissi.
Fu in quel momento che, per la prima volta, la vidi sorridere, anzi ridere. E fu in quell’istante che capii che quegli occhi così grandi e così malinconici erano lo sguardo con il quale desideravo essere visto.
Rimasi per la messa, poi tornai a casa, mi lavai velocemente e feci colazione.
Avevo fame e sapevo che non avrei vomitato.
Quando arrivò il lunedì, non vedevo l’ora di parlare con la dottoressa Mori. Alle 17:45 ero già nel suo studio.
Ero una vulcano: le raccontai di come per la prima volta mi ero fatto un regalo, comprandomi un telefonino giallo che mi ricordava il nomignolo con cui mi chiamava mia madre. Le parlai del mio incontro con Serena, di come i suoi modi bruschi ma allo stesso tempo teneri mi avessero così tanto colpito.
Le dissi anche di come, dopo tanto tempo, fossi riuscito a mangiare senza il terrore di vomitare. Che avevo sentito il gusto della pizza mangiata in compagnia e il sapore dolce e vanigliato dei biscotti al mattino, accompagnati da un caffè caldo.
«Mi sento come un bambino al quale è stato regalato il suo giocattolo preferito» le dissi, quasi vergognandomi.
«È un buon segno» disse la dottoressa sorridendo.
«La felicità è un processo, Luca. Non è qualcosa che si raggiunge e poi si tiene. È qualcosa che si costruisce giorno per giorno».
Annuii, sentendo che aveva ragione. In quel momento, sentii che ero pronto a costruire la mia felicità, un passo alla volta.
Ero consapevole che altre volte sarei caduto, ma anche che, dentro di me, avrei sempre trovato la forza per rialzarmi.
«Va bene se ci vediamo mercoledì 30, alle 18:00?» chiese la dottoressa.
«Sì!» risposi, salutandola con un sorriso speranzoso.
Prima di tornare a casa, prenotai una pizza d’asporto. Pizza Serena lessi sul menù.
Sorrisi, pensando alla casualità, anche se Suor Lucia mi diceva sempre che il caso non esiste.
Ne mangiai mezza, poi andai a dormire.
Anche quella sera non vomitai.
Serie: Morirò d'estate
- Episodio 1: Coccole e dolore
- Episodio 2: Vita e fantasmi
- Episodio 3: L’amore mancante
- Episodio 4: Solo, vuoto e svuotato
- Episodio 5: Urge Surfing
- Episodio 6: Azzurri come il mare. Infiniti come il cielo
- Episodio 7: Nessuna coincidenza
Ciao Corrado, un episodio che sembra seminare i presupposti per una prossima svolta. Bella lettura anche oggi. Alla prossima.
Grazie @Tiziana.M 🙏🏻🙂
“Fu in quel momento che, per la prima volta, la vidi sorridere, anzi ridere. E fu in quell’istante che capii che quegli occhi così grandi e così malinconici erano lo sguardo con il quale desideravo essere visto.”
Un buen incentivo aiuta a vivere 😂
Sicuramente 🤭
Hai espresso un concetto basilare, ovvero che talvolta la cura alle più contorte malattie dell’anima è nella semplicità
Assolutamente vero…
Spesso la soluzione è la semplicità.
Grazie per la lettura 🙏🏻