
Nessuna “Tana libera tutti”!
Serie: Nascondino
- Episodio 1: La scuola è finita…
- Episodio 2: Nessuna “Tana libera tutti”!
- Episodio 3: Una nuova alba
- Episodio 4: Un gioco senza fine
- Episodio 5: La paura
- Episodio 6: Un passo più vicini
- Episodio 7: Il sesto senso
STAGIONE 1
«Ma perché dobbiamo fare sempre questo gioco da bambini?». Roberta si lamentava con i suoi amici, anche se poi non si sarebbe rifiutata di giocare.
«Perché è divertente?». Nico la guardò con l’aria annoiata.
«Sono d’accordo con lei. È da mocciosi». Cosimo, che odiava quel gioco più di tutti, si unì alle lamentele della ragazza. Nico lo guardò con la fronte aggrottata. «Parli proprio tu che non dovresti neanche essere qui».Cosimo abbassò la testa e prese a calci un sassolino che si trovava davanti a lui. Camminarono in silenzio per qualche decina di metri. Dimenticarono presto il motivo per cui stavano battibeccando prima e ricominciarono a parlare di tutto e niente. Nella piazzetta c’erano altri ragazzi che li stavano aspettando.
Si salutarono e si scambiarono le novità della giornata. Infine, si misero a cerchio e uno di loro fece la classica conta per decidere chi dovesse iniziare a contare. Ogni volta che il dito del ragazzo si posava su Cosimo lui sgranava gli occhi e incrociava le dita dietro la schiena. Aveva sperimentato fin troppe volte quanto fosse facile barare prendendolo di mira. Si divertivano un mondo a farlo contare e farlo andare nei luoghi più bui e spaventosi del paese. Si sbellicavano dalle risate quando ritornava in piazza bianco in volto e sudato per via la fifa. Li trovava sempre tutti fuori ed era terrorizzato dal dover ricominciare tutto daccapo. La fortuna era stata buona con lui quella volta. Il dito si era fermato su Roberta, era a lei che toccava contare. Sbuffò alzando gli occhi al cielo e si avvicinò alla porta del garage di alluminio dove accovacciò la testa e iniziò a contare urlando. In pochi secondi tutti corsero alla ricerca del miglior nascondiglio. Li aiutava il paese piccolo e con molte case disabitate e, soprattutto, il buio. Si potevano nascondere in posti dove, di giorno, li avrebbero visti in meno di un secondo. Nico tirò Cosimo costringendolo a unirsi a lui, sapeva quanto fosse poco bravo nel trovare nascondigli. Non era colpa sua se fosse così spaventato dal buio, ma dei suoi genitori che non facevano altro che terrorizzarlo con ogni mezzo possibile. Viveva in una campana di vetro, al sicuro da tutti i mali e il massimo della tragedia che poteva capitargli era un ginocchio sbucciato.
«Dove mi porti?» sussurrò Cosimo all’amico.
«Dove non ci possono trovare». Nico non perse tempo a dare spiegazioni.
«Sì, ma dove?» insistette.
«Vuoi venire o vuoi essere il prossimo a contare?».
Dovette rassegnarsi a seguirlo. Si muovevano veloci per le stradine strette del vicolo più isolato. Nico si fermò sulle scale di una casa disabitata, di fronte alla porta della casa c’era un portico dove non arrivava la luce di nessun lampione.
«Io lì non ci vengo» si bloccò di colpo Cosimo.
«Vuol dire che ti farai prendere per primo» lo prese in giro Nico. «Andiamo. Vuoi fare pugilato e poi te la fai addosso per una casa senza luce?». Lo afferrò per il bavero della giacca di jeans e lo spinse sotto il portico. «Resta qua e non fiatare, qui non ci troveranno mai» ridacchiò. Sospirò silenziosamente per non farsi sentire. Non voleva fare la figura del solito pauroso ma stare in quel posto senza luce gli metteva addosso una strana sensazione. Più della paura che provava di solito, era proprio terrore che potesse capitargli qualcosa. Lo rassicurava la compagnia del suo amico, che seppure amava prenderlo in giro trovava sempre un modo per non lasciarlo da solo nei momenti più difficili.
Roberta aveva finito di contare. Detestava giocare a nascondino, non per il buio, ma per i scherzi che i maschi volevano farle. Erano attratti dal corpo di una ragazza in evoluzione come le api dai fiori e trovavano sempre modi beffardi per farglielo capire. La sua fortuna erano i suoi fratelli, erano sempre in giro e avrebbero preso a botte chiunque si fosse comportato male con la loro sorella minore.
«Tu non hai mai paura di niente?» sussurrò Cosimo a Nico. Gli occhi si erano abituati al buio e poteva scorgerne il profilo.
«Certo che ho paura. Ma non del buio» si ripassava tra le mani un sasso. Cosimo pensò che l’amico gli avesse risposto in quel modo soltanto per non ferirlo. Non ricordava niente che lo avesse mai scosso o che lo avesse spaventato. L’unica del gruppo che era più simile a lui era Roberta, ma era una ragazza e non faceva testo.
«Cosimo» parlò piano Nico. «Io mi allontano che devo far pipì».
«E dove vai?» urlò il ragazzo.
«Sh… stai zitto che ci trovano» gli intimò. «Dove vuoi che vada? Vado qualche metro più in là. Vuoi che te la faccia addosso?». Non lo lasciò finire e iniziò a fare il percorso inverso alla ricerca di un posto più appartato per espletare i suoi bisogni. Coperti dalle loro chiacchiere non si erano resi conto che c’erano dei passi che si stavano avvicinando a loro. Roberta aveva sentito chiacchierare, aveva seguito Nico e un secondo prima che mettesse le mani ai pantaloni aveva urlato. «Trovato» ed era corsa di nuovo alla sua postazione. Nico si era arreso con un alzata di spalle e aveva continuato a fare ciò che stava facendo. Cosimo aveva sentito tutto e ci era mancato poco che non uscisse anche lui per la paura di rimanere da solo. Era durata diversi minuti la battaglia con se stesso. Aveva trattenuto il fiato e deciso che non avrebbe più avuto paura, di niente, esattamente come i suoi amici. Ad ogni minimo rumore trasaliva e stringeva tra le mani il sasso ancora tiepido del calore del suo amico Nico.
«Nico, Ivan, Filippo… Matteo. Chi manca?» Roberta stava controllando chi dei suoi amici mancasse. Erano passati più di quaranta minuti da quando aveva iniziato la ricerca. Nico sbattette la mano sulla fronte e sgrano gli occhi. «Cosimo manca. Manca Cosimo. È rimasto per tutto questo tempo nascosto al buio. Speriamo non gli sia venuto un infarto» scherzò il ragazzo.
«Dov’è?» urlò Roberta alzando gli occhi al cielo.
«Non te lo dico mica. È la mia ultima speranza» sentì uno strano brivido scendergli lungo la schiena. La ragazza cercò Cosimo in lungo e in largo per le vie strette e poco illuminate. «E se gli è successo qualcosa?» chiese a Filippo che la stava aiutando.
«Nah…» la tranquillizzò. «Forse per una volta si sta divertendo».
«Ma è passata più di un’ora da quando abbiamo iniziato e ancora non l’ho trovato» era sempre più allarmata.
«Va bene, torniamo dagli altri e facciamo dire dove era così lo andiamo a prendere» si girarono e tornarono nella piazzetta dove i ragazzi schiamazzavano beati. Nessuno sembrava preoccupato per quel ragazzo che non riusciva a stare neanche un minuto da solo al buio. C’era addirittura chi pensava che se ne fosse tornato a casa, ma i suoi amici più stretti sapevano benissimo che c’era di più, Cosimo era troppo leale per abbandonarli senza dire niente. Non era fatto così.
«Nico ora mi sono stufata, dimmi dov’è Cosimo» Roberta puntò un dito verso il suo amico che a sua volta le rise in faccia.
«Che c’è, non vuoi perdere?».
«Dai Nico. È passata più di un’ora. Lo conosci com’è fatto. Andiamo a prenderlo» Filippo si intromise con tono pacato per evitare una lite e finire la serata nel peggiore dei modi.
Roberta, Filippo e Ivan seguirono Nico nel posto dove si era nascosto con Cosimo. Avevano iniziato a chiamarlo in coro per farlo uscire dal nascondiglio. Ma non ricevettero nessuna risposta. Avevano il cuore in gola quando arrivarono nel portico di quella casa abbandonata. Nico fece avanti e indietro più volte ma non c’era traccia del suo amico. Scosse la testa più volte. «Non è possibile. Era qui» indicò il posto dove era accovacciato Cosimo.
«Qualcuno ha una torcia? Forse è svenuto» propose Roberta.
Nico le si avvicinò con ferocia. «Sei proprio stupida. Pensi che è svenuto e non ci sono inciampato. Hai visto quanto è alto?».
Filippo mise una mano sulla spalla di Nico. «Calmiamoci. Dividiamoci. Ognuno fa una via e poi ci troviamo qui fra un quarto d’ora» poi si rivolse a Ivan. «Tu sei il più vicino, vai a casa a prendere una torcia».
Il gruppo si divise e ognuno corse in una direzione con il nome dell’amico sulle labbra, il cuore che gli batteva forte e un strano presentimento sottopelle.
Serie: Nascondino
- Episodio 1: La scuola è finita…
- Episodio 2: Nessuna “Tana libera tutti”!
- Episodio 3: Una nuova alba
- Episodio 4: Un gioco senza fine
- Episodio 5: La paura
- Episodio 6: Un passo più vicini
- Episodio 7: Il sesto senso
La vicenda si sta ammantando di un’atmosfera dark che non mi dispiace affatto