New Coin

L’avambraccio contro il tronco, la testa affondata  nella piega antecubitale, l’altro braccio cadeva lungo il fianco, e come un’appendice, si allungava lo sportellino del cellulare, ancora aperto: NO SERVICE.

   “Dove sono finito, cosa mi sta succedendo? Non ce la faccio più.”

   I pensieri turbinavano. L’uomo alzò lo sguardo al cielo, non lo trovò. La fronda degli alberi era troppo folta, non permetteva il passaggio nemmeno ai flebili raggi solare di quella che sembrava una sera di fine estate.

   Tenendo l’aggeggio davanti a sé, con il braccio teso, iniziò a vagare tra gli alberi in cerca di un sentiero. La ricerca non durò molto. Trovò la strada sterrata, il campo no.

   NO SERVICE.

   La via era fiancheggiata da grandi massi gialli sabbiosi. L’uomo si sedette su uno di essi con un ginocchio piegato. Il gomito poggiava sul ginocchio. Le dita giocherellavano con lo sportellino del dispositivo mobile.

   “Non ci posso credere. Tutto per una borsa di cuoio. Perché non me ne sono stato buono? Invece no! La macchina che sembrava abbandonata, il finestrino aperto, la borsa in cuoio, la mano mozzata, la corsa all’ospedale, l’inseguimento, l’auto in fiamme, il mancamento, la stazione di polizia, l’evasione, lo sparo e adesso sono qua nel bel mezzo di una foresta in chissà quale parte sperduta del mondo.”

   – Un foglio per i tuoi pensieri, forestiero.

   L’uomo saltò in aria: – Come scusi?

   L’interlocutore, che si era stanziato di fianco a lui, sorrise e scandì nuovamente: – Un foglio per i tuoi pensieri – sventolando sotto il naso dell’uomo un foglio di carta igienica.

   – Continuo a non capire.

   – Su via! Ma da dove viene lei . . .

   – Eh sapesse.

   – Lei mi sta molto simpatico, quindi le reggerò il gioco. È un modo di dire, di solito lo si usa con i bambini quando sono incantati o pensierosi: un foglio per i tuoi pensieri. Mai un bambino ha rifiutato un foglio. Lo stesso si fa con gli adulti, ovviamente è del tutto retorico, cosa se ne potrebbe fare mai un omone di un solo pezzo di carta?

   – E già – l’uomo rise nervosamente. L’altro gli incuteva timore – Adesso dovrei andare.

   – Dove è diretto, se posso chiederlo.

   – Verso la prima città.

   – Chiaro. Bene, buona passeggiata allora, vada. Anche se non mi ha detto i suoi pensieri è stato un piacere.

   – Piacere mio, signore. Buona giornata a lei.

   Il fuggitivo iniziò a incamminarsi, dopo qualche passo fu raggiunto dalla voce dell’uomo di prima: – Ehi, signore! Dico a lei!

   – Scommetto che sto andando verso la direzione opposta, vero?

   – Esatto! La città è dall’altra parte, deve scendere, non salire. Venga, le faccio strada.

   Il sorriso più falso del mondo si stampò sulle sue labbra. Diede un’altra occhiata veloce al display del cellulare: NO SERVICE.

   – Molto curioso il suo aggeggio. Sembra un dispositivo che si usava migliaia di anni fa per comunicare. Posso vederlo?

   – Ecco a lei.

   – Molto interessante. Funziona ancora! Dove lo ha trovato?

   – È una lunga storia.

   Scendendo lungo la strada di montagna si fermarono nei pressi di un cespuglio. L’uomo ne cacciò fuori un velivolo a due ruote con struttura in carbonio, due seggiolini ergonomici, un manubrio a T che finiva la sua corsa su due pedali. Il manubrio aveva dietro e lateralmente due levette.

   Mentre l’uomo si metteva comodo, il fuggitivo fu attratto dai frutti di quel cespuglio, erano a forma di lacrima e blu fosforescente. Ne ingurgitò quattro.

   – Prego, monti su.

   Il fuggitivo prese posto.

   L’uomo, con un gesto deciso del polso, fece ruotare la parte destra del manubrio. Si sentì un bizz. Il piede destro spinse uno dei due pedali in avanti. L’indice tirò la levetta verso il guidatore. Un ronzio, un’esplosione, un battito di ciglia e il fuggitivo si ritrovò in città. L’uomo lo guardava con il suo sorriso ebete-cordiale stampato ancora in viso: – Ben arrivato, signor… Non ci siamo ancora presentati adesso che ci faccio caso, il mio nome è Lol, il suo?

   – Clint – rispose il fuggitivo senza nemmeno capire cosa stesse succedendo e come fossero arrivati in città.

   – Bello, antico. Mi piace. Bene Clint. Adesso mi scusi ma ho un po’ di commissioni da sbrigare, se sbaglio qualcosa poi mia moglie mi sgrida – scoppiò in una grossa risata.

   – Eh già – rise nervosamente Clint.

   – Alla prossima.

   – Addio.

   Lo stomaco iniziò a brontolare. Clint, il fuggitivo, sapeva bene cosa significasse quel segnale. Entrò nel primo edificio più simile a un bar che gli capitò a tiro. Chiese del bagno, lo accompagnarono. Tre lavabo d’acciaio fluttuavano in aria, un uomo aveva appoggiato i suoi averi sul bordo. Clint entrò, fregandosene altamente liberò la sua flatulenza e gli annessi. L’uomo che stava lavando le mani divenne paonazzo, per l’indignazione uscì alla ricerca di un responsabile.

   – Mannaggiaagiuda!

   Clint cercò dappertutto ma non trovò la carta igienica. Fece capolino oltre la porta, e vicino agli oggetti lasciati dall’uomo di prima troneggiava un rotolo. Clint ne usò un bel po’, si pulì come-dio-comanda.

   – Mannaggiaagiuda futuristico! Dove è adesso lo sciacquone?

   – Tutto bene, signore? – chiese una voce dopo aver bussato.

   – Sì, grazie. Ma non riesco a trovare lo sciacquone – Clint aprì la porticina che separava il water con i lavabo. L’uomo vide la carta igienica nelle sue mani, si voltò verso le sue cose, mancava la sua, ricontrollò quella di Clint e si portò le mani ai capelli: – Quella è la mia carta?

   – Sì, non riuscivo a trovarla, ho preso la sua in prestito, spero non le dispiaccia.

–   Chiami la polizia! Al ladro! Lo ha anche ammesso!

   – Mannaggiaagiudafulminato! Siete tutti impazziti in questa città?

   Dopo pochi minuti, Clint si ritrovò ammanettato, lo stavano scortando fuori dal bar e passando di fianco alla cassa sentì uno squarcio di conversazione: – Quanto viene il conto?

   – Venti pezzi di carta e tre gocce di igienizzante, grazie signore e arrivederci.

   “Usano la carta igienica come moneta?”

   Un drone riprendeva dall’alto e trasmetteva la scena in una stanza ben illuminata con tre uomini in bretelle e camicia che si reggevano il mento con una mano.

   – Che ne pensi, dunque? – Quello più a destra guardava il collega al centro.

   – Credo che sia decisamente un’anomalia temporale, Lol. Chissà da quando viene. Ottimo lavoro comunque.

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Discussioni

  1. E’ proprio il caso di dirlo: “Mannaggiaagiuda” a questo poveraccio gliene capitano di tutti i colori! Spero che nel prossimo episodio ci parlerai ancora di questo curiosissimo futuro: nel frattempo, faccio scorta di carta igienica 😀