No, no, no! Non ho parlato di dio!

Serie: La carezza della cometa - Parte 2


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Stefano ha messo al corrente gli amici della sua piccola macchinazione. Formata la delegazione per l'incontro con i vicini.

Stefano ritenne opportuno condividere le sue osservazioni mediche con i gruppi che entro pochi giorni si sarebbero riuniti per conoscersi e tracciare, distanza geografica permettendo, una linea comune per affrontare presente e futuro. Sperava di ottenere riscontri da parte dei colleghi ma trovò immediata attenzione solo da un dottore austriaco che lo cercò e, parlando un buon italiano, chiese a Sergio di fissare un appuntamento radio, in ore serali, tra lui e Stefano. Possibilmente da soli. Sentito Doc, che fu contento dell’interessamento del collega, Sergio propose l’orario per la sera stessa alle 22. Entrambi gli interessati trovarono ottimale la soluzione. Doc, dopo averci pensato un po’ propose a Sergio e ad Andrea di presenziare, in assoluto silenzio, al colloquio.

La sera, quando tutti si ritirarono nei loro alloggi, i tre amici salirono nella mansarda che fungeva da centro comunicazioni. Sergio accese l’impianto e trovarono Werner già pronto alla risposta. Concluse le brevi e reciproche presentazioni Stefano espose dettagliatamente ciò che aveva rilevato. Le sue parole erano accompagnate, dall’altra parte, da mugugni, ora di stupore e ora di assenso. Werner manifestò apprezzamento per il lavoro di Doc e alla fine si lasciò andare a sue considerazioni:

«Tutto ciò che mi dici, caro collega, va a confermare le mie convinzioni che all’origine dell’apocalisse ci sia un disegno, una mano che può dirigere e decidere sull’esistenza dell’uomo. Se quelle piccole mutazioni che hai notato si confermassero tali dimostrerebbero che il nostro dna è stato modificato. Grandioso! La mia opinione sulla morte di miliardi di persone si basa proprio sull’attivazione o spegnimento, non saprei, di un… chiamiamolo interruttore presente nel dna. Ovvio che si tratta solo di teorie e che, probabilmente, saranno impossibili da dimostrare ma, ai miei occhi, sono l’unica soluzione accettabile e non mi sembra che ci siano poi molte alternative.»

Stefano e i suoi amici si scambiarono, in silenzio, uno sguardo perplesso. Poi Doc replicò:

«Premetto che sono ateo e che quindi mi è molto difficile anche solo considerare che dio¬ —»

Werner lo interruppe con veemenza:

«No, no, no! Non ho parlato di dio! Figurati! Intendo qualcosa o qualcuno che già in passato si è occupato di noi. No! Anch’io non credo in dio ma sono convinto che qualche spinta esterna l’umanità l’abbia ricevuta fin dall’inizio, te ne parlerò quando ci incontreremo, ho decine di argomenti da sottoporti. Stefano, ora più che mai sei libero di pensare come vuoi! Ora più che mai siamo liberi dai dogmi scientifici che in passato ci legavano mani e menti. Se solo un anno fa avessi predetto che otto miliardi di essere umani sarebbero morti in pochi secondi come sarei stato considerato? Pazzo! Più o meno quello che pensi tu ora. Ma è accaduto! Come te lo spieghi? Aprila la tua mente Stefano! Nulla è come sembra. Quello che crediamo di sapere è poca cosa, abbiamo una visione limitata e siamo portati a credere che sia reale solo ciò che vediamo e ci rassicura, ma ora, ora che siamo stati testimoni di una cosa che definire epocale è semplicemente riduttivo non possiamo continuare ad essere presuntuosi. Cominciamo almeno a considerare possibili quelle cose un po’ strane che un tempo bollavamo come fantasie di menti confuse.»

Ci fu un lungo silenzio, forse Werner attendeva una replica ma Stefano era confuso, incapace di mettere insieme una risposta. Salutò il suo interlocutore ringraziandolo e promettendogli di riflettere su quanto gli aveva confidato. Spense la radio e cercò gli sguardi degli amici: sembravano smarriti quanto lui. Sergio, passandosi la mano tra i pochi capelli, si decise a dire qualcosa:

«Ha parlato chiaro l’amico. Può sembrare farneticante ma ciò che afferma, a fronte di quanto abbiamo vissuto, non fa una grinza.»

«Beh, ci ha dato qualcosa su cui meditare.» Aggiunse Andrea.

«Un conto è aver assistito a qualcosa di sconosciuto, altra cosa è affermare che sia stato voluto e diretto da chissà quale entità. Mi sembrano, usando sue parole, fantasie di una mente confusa.» Affermò seccamente Stefano.

Poi lasciò gli amici in tutta fretta giustificandosi con una stanchezza che in realtà non provava. Sentiva la necessità di stare solo, di rilassarsi e pensare. Già era perso nei ricordi di infinite discussioni con gli amici dell’università e delle lunghe chiacchierate con Anna ai tempi della sua malattia. Era nervoso ed irritato: avrebbe voluto ritenere assurdità ciò che aveva ascoltato ma un pensiero molesto gli si era ormai insinuato nella testa.

Nei giorni che seguirono Doc e Nadia, entusiasta di far parte della delegazione, si occuparono di organizzare il viaggio che li attendeva. Verificato che sia la ragazza che Silvio non si reputavano buoni guidatori, che Andrea non era ancora pronto per una trasferta tanto lunga, che Marius era occupato con i lavori al fiume e che Edoardo avrebbe dovuto sostituirlo come medico si vide obbligato a chiedere a Branko se voleva unirsi alla compagnia in qualità di secondo pilota e il friulano accettò con piacere. Parlò anche con Sergio, che lo aveva stupito per la simpatia espressa alle idee di Werner, e gli disse che sarebbe stato lieto di averlo al fianco qualora l’austriaco gli avesse illustrato gli argomenti a sostegno delle sue teorie. Anche lui accettò volentieri di aggregarsi al gruppo. Branko si mise al lavoro sul potente Suv a sette posti scelto per il viaggio. Installò un robusto verricello nella parte posteriore e una piccola lama spazzaneve nella parte anteriore: entrambi gli strumenti sarebbero risultati utili per liberare la strada da eventuali ostacoli. Restava solo da concordare l’incontro con i vicini lombardi in modo da fare parte del viaggio assieme e se ne occupò Nadia.

Scendendo loro dalla Val Brembana decisero di incontrarsi al casello autostradale di Bergamo per poi proseguire verso il confine di Chiasso e quindi, arrivati a Bellinzona, imboccare la strada che li avrebbe condotti ad Andermatt, località prossima a dove abitava il gruppo svizzero.

Il venerdì, di buon’ora, partirono e a metà pomeriggio giunsero a destinazione, con i vicini lombardi, accolti con grande calore dal gruppo svizzero.

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Discussioni

  1. “Se non ci fossero i funghi riusciresti a immaginarli? Se non esistessero le alghe riusciresti a immaginarli?” Cantava il buon Morgan prima di fumarsi completamente il cervello.
    Il dottore austriaco ha ragione sulla nostra visione limitata e quindi la sua teoria potrebbe rivelarsi azzeccata. Oppure, sempre perché ha ragione, potrebbe aver ignorato qualcos’altro.

  2. Mi è venuta una riflessione, che forse non c’entra nulla con quello che volevi dire. ma vedendo l’immagine che hai scelto – la creazione dell’uomo da parte di dio – e il titolo – non ho parlato di dio!- mi sono detta: già. eh, però, anche quando non ne parliamo, soltanto per ribadire che non ne stiamo parlando, va a finire che è sempre in mezzo. se non lui, una qualche altra altra entità. O qualsiasi altra cosa che ci permetta di continuare a farci domande, esplorare, sapere quanto poco sappiamo e quanto ancora abbiamo da imparare.

  3. Le teorie di Werner sono intriganti e allo stesso tempo inquietanti. La curiosità é forte. Mi domando dove ci condurrà questo gruppo e cosa accadrà nel loro futuro prossimo. Andró subito a vedere cosa succede nel prossimo episodio e spero intanto che tutto questo resti per sempre confinato in un ipotetico mondo dei racconti sci-fi.

  4. Eccomi, Giuseppe, ho letto tutto e devo dire che è davvero molto interessante la multiforme panoramica sul futuro che ci permette Open, grazie alle molteplici diversità che ci sono tra di noi. Per esempio, a una prima occhiata ai titoli di questa tua Stagione, quelli che sento più affini sono “Gli americani, ancora?” e “La democrazia partecipativa”. Le nostre illusioni e le nostre insofferenze. A un esame più approfondito, mi riconosco nel buon senso e nella limpidezza che caratterizzano l’agire dei tuoi personaggi, i tipici eroi costruttivi in cui noi abbiamo sempre creduto, e mi viene spontaneo pensare alla narrazione di nostri giovani colleghi che rendono con maestria situazioni di pura malvagità e orrore. Ecco, diciamo che il tuo futuro è buono e ricco come la vita che abbiamo avuto in sorte, tu e io e la nostra generazione. Terminata, per ora, la lettura provo riconoscenza per le tue parole.

  5. Caro Giuseppe, questa volta non mi unisco ai commenti dei nostri amici. Io, se posso (e che il Signore mi perdoni per questa mia forma anomala di ‘razzismo’) quando prendo la macchina vado al contrario, quando prendo l’aereo vado altrettanto al contrario, evitando quei luoghi sopravvissuti all’apocalisse e così noiosamente puliti e ordinati di cui parla il nostro @fabius_p 🙂
    In ogni caso, salirò anche io su quel Suv e verrò a vedere com’è.

    1. Eh lo so che prediligi posti e personaggi più caldi e più vivaci ma questo è ciò che tocca vivere ai miei ragazzi. Poi, per ragioni meteorologiche, li farò scendere a sud ma è ancora presto un po’ di freddo lo dovranno patire, sia sulla pelle che nell’anima. Besos! 🥰

  6. Io sono passato per Chiasso, sarà stata una combinazione ma non c’era confusione, tutto era tranquillo, niente schiamazzi, sembrava di essere…. in Svizzera. Ho notato un particolare strano, quei pochi sopravvissuti a l’apocalisse sono tutti colti perché si esprimono con un italiano perfetto, rispettano la consecutio temporum, i congiuntivi, la sintassi; la classe politica, evidentemente, si è estinta: per fortuna. Anch’io non sarei sopravvissuto. Ben scritto Giuseppi, i follow you with pleasure.

  7. Mi sono immaginato lì, davanti alla radio, ad ascoltare il dottor Werner che esponeva la sua teoria con quell’accento un po’ teutonico ma più aspro e nasale ed un parlare curiosamente articolato, come a darsi un tono aristocratico. Tipico austriaco.
    Io invece te lo dico, che questa storia continua a prendermi tantissimo, e ti rifaccio i miei noiosissimi complimenti! 😉

  8. “proseguire verso il confine di Chiasso e quindi, arrivati a Bellinzona, imboccare la strada che li avrebbe condotti ad Andermatt, località prossima a dove abitava il gruppo svizzero.”
    Dettaglio personale del quale forse non importa a nessuno: sono i luoghi dove ho vissuto i primi dodici anni della mia vita… che salto all’indietro! La dogana per chi veniva dall’autostrada era a Brogeda, mentre da Chiasso si passava (credo) se si entrava in Ticino venendo da Como (Como- Monte Olimpino – Ponte Chiasso – Chiasso).

      1. L’autostrada dopo il valico di Brogeda prosegue per Mendrisio, Melide (dove c’è la Svizzera in miniatura!), Lugano, passa il lago, e prosegue per Bellinzona. Posti molto belli, che naturalmente dall’autostrada vedi poco. Per passare da Chiasso devi uscire a Brogeda e scendere a Ponte Chiasso (sono molto vicine) e passare la frontiera da lì, oppure ancora prima,a Como. Un abbraccio! 🙂