NO SURPRISES

Il fascino della città osservata di notte era impareggiabile.

Dal tetto dello stabile nel quale Mick abitava poteva godere di una vista incredibile, le luci sfavillanti dei locali, le auto che passavano dirette chissà dove, taxi in cerca di potenziali clienti. Poteva immaginare cosa stessero facendo le persone la cui luce alle tre del mattino filtrava attraverso le tende, una notte insonne o di lavoro, forse la paura del buio e chissà quale altri mille motivi spingevano una persona a restare sveglia a quell’ora.

Quello era il suo luogo di rifugio, sebbene pericoloso, per lui rappresentava una salvezza.

Mick pensava alla sua infanzia, all’amore della madre ed alla disperata ricerca di attenzioni da parte del padre.

Indefesso lavoratore, per un motivo o per un altro si trovava spesso fuori, e anche quando c’era non aveva tempo da dedicargli.

All’epoca era piccolo e molte cose non le capiva.

Le urla della mamma di notte, il rumore di piatti rotti, di oggetti lanciati contro il muro.

Lui semplicemente si chiudeva in camera ed il giorno dopo era come se non fosse successo nulla, con la madre che gli preparava la colazione e che gli sorrideva come faceva ogni mattina.

Era stata proprio lei a farlo appassionare alla musica in tenera età, quando come una spugna assorbiva qualsiasi cosa come nozione fondamentale da portare con sé.

Doveva proprio essere una sbadata la mamma però, ogni volta con dei lividi sul volto o sul corpo, inciampava continuamente, si faceva male.

E così per anni le cose erano andate avanti.

Spesso sentiva il padre rincasare a tarda notte, stanco evidentemente del lavoro sembrava quasi biascicare le parole e quelle poche volte che aveva provato ad uscire dalla porta di camera sua, gli ordinava subito di rientrare, e poi di nuovo quei colpi e quel pianto soffocato.

Crescendo aveva notato come la madre nonostante mantenesse il suo ineguagliabile sorriso, fosse invecchiata più rapidamente, gli occhi che in profondità trasudavano una tristezza ed un malessere che non riusciva ad esternare, forse per il suo bene.

Ma lei non sapeva che ormai lui era un uomo e aveva capito tutto.

Quando aveva chiamato la polizia si era sentito un eroe per aver messo fine a tutto questo, per poter salvare sua madre.

Agli agenti aveva detto che era tutto un malinteso e che suo figlio viaggiava con la fantasia, che amava follemente suo marito negando qualsiasi cosa fosse stata riferita.

Così tornarono le notti in cui indossare le cuffie con la musica a tutto volume gli permetteva di dormire coprendo i rumori provenienti dalla camera adiacente.

Nell’ultimo anno quel tetto era diventato il suo rifugio, ci si poteva accedere tranquillamente tramite la scala antincendio dalla finestra di camera, e portate con se birra e sigarette, rientrava quando il sole iniziava a fare il suo ingresso annunciando l’inizio di un nuovo giorno.

Una madre stanca e ferita ed un padre violento.

Nessuno badava più a lui, nessuno lo accoglieva di prima mattina appena sveglio o quando rincasava a notte fonda.

Totalmente invisibile in una casa di spettri.

Quella sera un ultimo sorso di birra rese i colori della notte ancora più vividi.

L’aria era fresca e intrisa di leggerezza ma allo stesso tempo piena di mistero ed affascinante. Inalate le ultime boccate dalla sua sigaretta si avvicinò verso il parapetto, allargò le braccia, si sentiva potente in quel momento.

Il vento tra i capelli, i muscoli tesi per mantenere la giusta postura, per non perdere l’equilibrio.

Al massimo del volume risuonava ” No Surprises ” dei Radiohead, quando un senso di tranquillità e pace prese possesso del suo corpo.

Si gettò in avanti sentendosi finalmente libero, avrebbe dormito sogni tranquilli d’ora in poi.

Sorrise mentre una lacrima solcava più rapidamente del solito il suo viso.

Quando tutto finì la canzone continuava a risuonare da una cuffia a diversi metri di distanza.

Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni