
Noi andiamo al Manhattan, vieni?
Serie: I viaggi di Elisa C. Ritorno a Piantorto
- Episodio 1: Ritenta, sarai più fortunato
- Episodio 2: Bisogna imparare a lasciarsi sorprendere
- Episodio 3: Panta rei
- Episodio 4: Quando tornare a casa non è come te lo aspettavi
- Episodio 5: La mia nemesi
- Episodio 6: Il mondo è bello perché è vario
- Episodio 7: Noi andiamo al Manhattan, vieni?
- Episodio 8: Come si vive una vita immobile?
STAGIONE 1
Il mio ritorno a Piantorto era sostanzialmente passato in sordina in famiglia: i miei genitori, con tutti i loro impegni, avevano faticato a trovare il tempo persino per una cena con me. Non mi aspettavo grandi feste da parte dei miei amici d’infanzia, con i quali oltretutto avevo lentamente perso i contatti negli anni. Fui sorpresa quando Sonia, la mia migliore amica dai tempi delle scuole elementari, mi propose un’uscita tra amiche “come ai vecchi tempi”.
Sonia si presentò sotto casa mia con quasi quaranta minuti di ritardo – le buone abitudini sono dure a morire – pompando musica a me sconosciuta al massimo del volume dalle casse della sua nuova auto ibrida. Regalino di mamma e papà per il suo venticinquesimo compleanno.
-Elisa!-
-Sonia!- urlai, cercando di sovrastare il volume della musica e di replicare l’entusiasmo mostrato dalla mia amica.
-Salta su, passiamo a prendere Giacomo.-
-Chi?-
-Giacomo, il mio ragazzo!-
-Non si chiamava Davide?-
-Nooo, con Davide ci siamo lasciati due mesi fa.-
Era comprensibile che non ne fossi al corrente, visto che erano trascorsi tre mesi dall’ultima volta che si era degnata di rispondere a un mio messaggio. Di telefonarle neanche a parlarne: era sempre troooppo impegnata.
-Mi devi raccontare tutto. TUTTO. Hai capito? Ma da quanto non ci sentiamo? Oh, adoro questa canzone, aspetta che alzo il volume.-
Era possibile alzarlo ulteriormente?
-Allora come stai? Ma non ti ho raccontato di Ginevra! È andata a convivere con il suo ragazzo. Tra l’altro lui l’aveva tradita con una collega, ma lei ha deciso di dargli una seconda chance e adesso convivono. Ma ti pare? Io l’avrei lasciato seduta stante. Oh, che begli orecchini, Eli. Dove li hai presi? In uno dei tuoi viaggi? In Vietnam? Che meraviglia! Ma sai che ha aperto un ristorante vietnamita dove prima c’era il bar di egiziani? Non è male, ci sono stata con la Sammy. Sai, si è iscritta a un corso per parrucchiera, ma io ho troppa paura per farle da cavia. Sai come ci tengo io ai miei capelli-
Non ero sicura di essere fisicamente in grado di immagazzinare tutte quelle informazioni snocciolate alla velocità della luce. Così, mi lasciai semplicemente andare al suo flusso di parole. Go with the flow, come si dice.
Tutta la serata trascorsa al pub fu un susseguirsi di “Ma lo sai che Tizia si è sposata con Caio” e “Devo troppo raccontarti di quella vecchissima compagna di scuola materna di cui non ricordo il nome”. Inutile dire che in mezzo a questi scoop pazzeschi il mio viaggio intorno al mondo impallidiva. Cosa vuoi che sia una settimana trascorsa in Nepal ai piedi dell’Himalaya, incontrando alpinisti professionisti e ascoltando i racconti di sherpa esperti, di fronte al nuovo negozio di estetista o davanti alla notizia che la Sissi aveva lasciato il fidanzato dopo quattro anni di tira e molla?
Quella che doveva essere una specie di festa di bentornata per me, si rivelò in realtà una semplice scusa per Sonia per trascorrere la serata con la sua compagnia di amici nel solito pub di fiducia.
Invece di rivivere i migliori, ma anche i peggiori momenti dei miei ultimi dodici mesi, mi ritrovai a sorbirmi un tedioso e volgare resoconto sulle prostitute di Praga. Esatto, nessuno era interessato ai miei commenti di viaggio e lavoro all’estero, ma tutti pendevano dalle labbra di Fabio che raccontava delle sue notti brave insieme al suo allegro compare, Davide, trascorse tra un pub malfamato e l’abbraccio di una prostituta. In effetti, a chi potrebbe interessare un trekking in Tibet o una cavalcata per le steppe mongole, quando si può invece parlare di sesso?
Un’altra birra, per favore.
È incredibile quanti dettagli possano accompagnare una storia di sesso a pagamento. Si parla delle trattative, degli accordi, delle parole di sicurezza – da usare in caso di giochi estremi, non adatti ai deboli di cuore, ma perfetti per dei veterani come Fabio e Davide – per poi passare alla lingerie indossata dalla ragazza, alle posizioni e via dicendo.
Giunta al limite di sopportazione, mi approcciai al bancone per visionare un’altra volta il menù delle bevande che ormai conoscevo a memoria, ma non riuscii comunque a scrollarmi di dosso i fischi e gli ululati di approvazione da parte dei ragazzi della compagnia di fronte a quei racconti grotteschi.
-Di che si parla?- domandò il barista, accennando al gruppo di persone da cui mi ero appena allontanata.
-Non ci arrivi da solo?- risposi ironica, riferendomi ai versi gutturali che rimbombavano nelle nostre orecchie.
-Mi sono già sorbito lo stesso racconto tre volte in una sera. Ogni volta apporta qualche modifica. Per esempio, nella prima versione lei è più alta di lui e non porta la biancheria intima; nella seconda lui le sfila il reggiseno con una sola mano; nella terza lei si spoglia mentre lui la sta a guardare degustando un bicchiere di whiskey.-
-Non so neanche quale delle tre versioni ho sentito io.-
-Non ti ho mai vista da queste parti- commentò il ragazzo dall’altra parte del bancone, sciacquando un bicchiere prima di spillare mezzo litro di birra.
-Un tempo venivo qui abbastanza spesso, ma nell’ultimo anno sono stata all’estero.-
-Ma dai! Dove?-
Il barista senza nome fu la prima persona quella sera a domandarmi dei miei viaggi e a starmi persino ad ascoltare. Certo, prestare attenzione ai clienti, ascoltare quello che hanno da dire e farli sentire a loro agio è parte indiretta del lavoro di un barista, ma dopotutto andava bene anche così.
Parlammo per un tempo indefinito, mentre lui continuava a spillare birre e shakerare cocktail, ed io non risparmiai sui dettagli. Più tardi mi offrì persino da bere, giustificandosi con il fatto che: -Finalmente qualcuno mi racconta qualcosa che non conosco a memoria.-
Fu solo verso l’orario di chiusura che Sonia si accorse della mia assenza e venne a recuperarmi al bancone. Lo sguardo di traverso che lanciò al barista non mi sfuggi e immediatamente l’aria si fece tesa. Che ci fosse stato del tenero tra loro?
-Noi adesso ci spostiamo al Manhattan, vieni con noi?-
Domanda interessante visto che sono in macchina con te e non ho molte alternative per tornare a casa.
-Non so, è un po’ tardi…- accennai.
-Dai, Eli, non possiamo tornare a casa adesso. È sabato sera, è l’unica sera della settimana in cui posso svagarmi.-
Forse era l’effetto dell’alcol, ma giurai di averle visto allungarsi il naso per quella spudorata bugia.
-Non togliermi questo- continuò, -tu sei stata in giro per il mondo tutto il tempo, io lavoro sempre.-
Le sue foto su Instagram l’avrebbero sbugiardata in un attimo.
-Ok, va bene!- esclamai, pur di non sentire ulteriormente le sue lagne.
-Dove abiti? Magari posso accompagnarti io a casa- suggerì il barista.
Offerta gentile, certo, ma chi accetta passaggi dagli sconosciuti? Eppure, in quel momento, la proposta non mi sembrò così sconveniente. Volevo davvero tornare a casa!
-A Piantorto- risposi.
-Ma è perfetto, è di strada. Non mi reca alcun disturbo-
Guardai il ragazzo mentre finiva di riordinare i bicchieri puliti, guardai Sonia – ancora quello sguardo stizzito nei suoi confronti – e guardai l’orologio. Era decisamente ora di tornare a casa. Presi Sonia in disparte.
-Sai che le discoteche non sono proprio i miei luoghi preferiti. Inoltre, sono ancora un po’ sballata per via del fuso orario- mentii spudoratamente, ma tanto che ne sapeva lei? Non aveva neppure idea di quale Paese avessi visitato prima di tornare in Italia.
-C’è qualcosa che dovrei sapere su di lui? Ho notato certi tuoi sguardi…-
-Ma chi? Luca?- mi resi conto in quel momento di non aver ancora chiesto il suo nome.
-Figurati, che sguardi? Sappi solo che è un doppiogiochista. Stava con la Lalli e contemporaneamente usciva con un’altra.-
-Davvero? Mmh, sconveniente. Accetto solo un passaggio a casa. Nessun doppio gioco con me- rassicurai Sonia, che aveva preso a sistemarsi il rossetto rimirandosi in uno specchietto da borsetta, già con le chiavi della macchina in mano, pronta a sfrecciare verso il Manhattan.
Serie: I viaggi di Elisa C. Ritorno a Piantorto
- Episodio 1: Ritenta, sarai più fortunato
- Episodio 2: Bisogna imparare a lasciarsi sorprendere
- Episodio 3: Panta rei
- Episodio 4: Quando tornare a casa non è come te lo aspettavi
- Episodio 5: La mia nemesi
- Episodio 6: Il mondo è bello perché è vario
- Episodio 7: Noi andiamo al Manhattan, vieni?
- Episodio 8: Come si vive una vita immobile?
Nel tuo racconto hai reso benissimo l’idea di come si ci sente in alcune occasioni: un alieno capitato nel pianeta sbagliato. Parteggio per Elisa, non siamo soli sulla faccia della Terra!
Eccomi dopo una breve latitanza. Di questo episodio ho trovato molto efficaci i dialoghi, sia interiori che con gli altri personaggi. Molto scorrevole, ma soprattutto la trama conduce gli eventi verso un incontro interessante. Vado al prossimo episodio per capire come evolvono le cose…ah, se avessi incontrato anch’io la barista giusta, certe sere, sul tardi…
Dura la vita del fuori sede, soprattutto quando rientra in sede 😂
Sono davvero felice che anche tu abbia apprezzato i dialoghi!
“Era possibile alzarlo ulteriormente?”
Mi ha fatto ridere 😂
“Non mi aspettavo grandi feste da parte dei miei amici d’infanzia, con i quali oltretutto avevo lentamente perso i contatti negli anni”
Un fenomeno che, da fuori sede, conosco bene
Un racconto “slice of life “ che ha dalla sua un buon ritmo e dei grandi dialoghi. Persino per la trama ho provato empatia, anche io mi sono ritrovato in discorsi volgari e anche io ho trovato una barista in grado di ascoltarmi più attentamente rispetto agli amici storici. Ma io non avevo dalla mia questa ironia alla Bridget Jones che in più di un occasione mi ha fatto sorridere.
Ciao David, grazie del commento 🙂 Sono sempre incerta sulla resa dei dialoghi, per cui sapere che li hai apprezzati mi fa molto piacere.