
Noi che parliamo
Noi che parliamo… di cesoie, di cedimenti, di altezze, di mozzi, di gravità; di tornanti, di tormenti, di pozzi, di profondità; di maree, di calanchi, di luccichii, di banalità.
Di paure, di rassicurazioni, di “non ti preoccupare”, di “non ti agitare”; di nulla, di tutto, di un re bemolle che non è mai do diesis; di rifugi, di messe cantate, di iperboli; di canneti, di fossi, di aceri, di giuncheti; di sassaie, di gravillee, di grondaie; di fili d’erba, di tarassaci, di furie, di valanghe.
Di tramestii, di languide lingue di guerra, di ossa, di muschio, di carne, di unghie; di origine, di confini, di confinamenti; di fuochi, di macerie, di grida, di fragore, di silenzio.
Di demoni angelici, di angeli demoniaci; di fronte, di sopra, di sotto, di lato, di fianco; di vino, di morte, di asso di carta, di cuore, di spada.
Di cruda, di crosta, di mezzo, di viaggio, di andata e ritorno; di pause e tramonti, di albe, di aurore, di notte, di giorno.
Di deflagrazione, di schiume, di schiena, di gesti infiniti; di sangue, di piena, di colmi ricolmi; di sdraio e ascensioni, di nuovi contorni, di scogli, di flutti, di onde, di mare.
Di belli, di brutti, di siamo e non siamo; di come eravamo, di forse, di certo, di cosa saremo; di cenere e polvere, di essere e avere; di copule e crapule, di cripto valute, di intelligenze assolute; di atomi e nuclei, di vari artifici, di rospi, di rane, di giri e girini; di zingari, di vani, di calze di seta, di luce e gitani.
Di circostanze, di sesso, di amore, di sconcezza, di altro, di stesso, di rara bellezza; di bianco, di nero, di more, di rosse, di afrore, di veggenze; di coni, di sfere, di tempeste, di sere.
Di possesso, di comune, di quanti, di sovrastrutture, di rivoluzione, di comunanze; di fasci, di scuri, di asce, di slavi, di barbari, di losanghe, di Lusitanie; di levate, di alzate, di scudi, di foglie, di pendenti, di astri, di Marte, di stelle; di gufi confusi, di falchi, di segreti, di usi e riusi.
Di tracotanza, di litanie, di antimonio, di rarescenza, di buio, di neve, di isole, di isolamento, di conseguenza…
Di noi, che parliamo di sole, da soli, in questo diluvio che sa di parole!
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“Di noi, che parliamo di sole, da soli, in questo diluvio che sa di paro”
Splendido Antonio! Un fiume di parole bellissime, ottimamente accostate, un poema in prosa. Tanti gli spunti di riflessione, tante le immagini evocate. Bravissimo!
Grazie infinite, Cristiana! Le parole possono essere acqua e fuoco, vagano e si accostano. Se evocano, allora non sono andate perse nel diluvio.
Una cascata spumeggiante di versi liberi, che precipita con un ritmo intenso e si conclude in un “diluvio” di parole che, ripetute, potrebbero penetrare anche in un cuore di tufo.
È bello immaginare che le parole siano capaci di inondare i cuori più aridi! Grazie per questa lettura così vivida M. Luisa!
Un’ottima lettura per iniziare il pomeriggio!
Grazie Kenji!