Non piangere, Goccinella!

Serie: Racconti da quarantena - prima parte


La piccola goccinella giocava felice con le sue amiche, come faceva ogni pomeriggio dopo la scuola, e svolazzava allegramente sui fiori primaverili già sbocciati e ricchi di intensi profumi dolciastri. Era la più veloce. Non la più brava o la più bella, ma in quanto a rapidità era davvero la numero uno. Non era neanche la più intelligente, ma aveva una buona intelligenza emotiva e anche per questo le volevano tutti bene.

Frequentava la scuola media delle coccinelle, e se la stava cavando bene. Ottimi voti in conoscenza del mondo floreale, buoni risultati anche in geomorfologia dei prati erbosi e tecniche di volo acrobatico. Un po’ da migliorare l’attività sulla gestione del territorio in presenza di altri insetti, ma i docenti erano fiduciosi in una sua completa promozione.

In tempi di crisi, però, non sempre le cose vanno come avremmo desiderato…

E accadde qualcosa di drammatico nella vita di goccinella: un pomeriggio, quando il sole iniziava ad avviarsi verso le montagne ad ovest per svegliare altri mondi e lasciar dormire questo, anche il nonno di goccinella stava per intraprendere il suo ultimo viaggio. Non si trattava di un volo verso fiori colorati e dai forti odori, e neanche una gita tra alti steli o piccoli fili d’erba. La situazione fu subito chiara alle libellule del Gruppo Sanitario di Pronto Intervento che arrivò quella sera: l’anziano capo famiglia, stava per salutare il mondo dei vivi ed addormentarsi eternamente.

Via in ambulanza, di corsa al pronto soccorso, e poi nessuna notizia. L’attesa snervante aveva di colpo riempito la casa di goccinella e della sua famiglia, e il silenzio era sceso su tutti. Poi, nell’oblio del non poter essere vicini al vecchio, il nonno morì. Da solo. In ospedale. Accudito solo da medici, infermieri e operatori, ma senza parenti, volti famigliari o amichevoli.

Come si può superare un lutto consumato nella distanza, nel buio e nel silenzio? E come può una piccola goccinella rivolgere un saluto al vecchio nonno, trapassato nella lontananza e nelle tenebre della solitudine?

Per un attimo pensò di scappare, poi ci ripensò e in preda ad un turbinio emotivo devastante cercò un posto dove lasciarsi andare e sfogare un pianto abbondante; le lacrime scendevano copiose dai suoi occhi, inumidendo il suo volto e la stanza che si era scelta come nascondiglio. Nel silenzio della sera, mentre fuori il mondo protestava e urlava il suo dolore, goccinella guardò il cielo, certa che il nonno fosse già là. L’aria che aveva accolto per anni quel vecchio insetto, accoglieva ora il ricordo di una piccola nipotina che, volgendo gli occhi alle stelle, lasciò cadere un ultima lacrima sul prato sotto casa.

E lì, sempre in silenzio, nacque il fiore più bello e prezioso del mondo: il fiore del ricordo.

Appeso ad un gambo,

di un’ultima foglia,

il vecchio vola nell’ultima danza

(Bobo Rondelli)

Serie: Racconti da quarantena - prima parte


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Discussioni

  1. “Poi, nell’oblio del non poter essere vicini al vecchio, il nonno morì. Da solo. In ospedale. Accudito solo da medici, infermieri e operatori, ma senza parenti, volti famigliari o amichevoli.”
    ❤️ Tristemente attuale…