
Non sei solo
“Un altro giro! Barista, fanne un altro boccale a chiunque sia ancora in grado di reggersi in piedi!”
Era tutta la sera che Johnny stava festeggiando, assieme alle poche persone che davvero poteva chiamare amici, il raggiungimento di un grande risultato, almeno dal suo punto di vista: a poco più di trent’anni, era finalmente riuscito a realizzare il sogno di avere una piccola attività tutta sua, una modesta bottega in cui poteva finalmente destreggiarsi nella sempre più difficile, visti i tempi che correvano, arte del commercio.
Ci aveva già provato qualche anno addietro, ma si era rivelato un fallimento. Fallimento peraltro annunciato fin dall’inizio, direbbe Johnny col senno di poi, ma allora non aveva le conoscenze necessarie per poterlo capire prima di sbatterci il muso.
A molte persone poteva sembrare una cosa banale, non c’era poi niente di speciale nell’aprire una bottega. Ma non per lui. Non per come era cresciuto e per le esperienze che, nonostante la giovane età, aveva vissuto.
Finita la festa, invece di rincasare, Johnny decise di dedicarsi qualche minuto di tranquillità, anche per smaltire tutta la birra che aveva bevuto. Prese quindi la via più lunga per dirigersi verso la sua abitazione, zigzagando per stradine sterrate che si diramavano circondando i campi attorno al suo villaggio.
Arrivato in prossimità di un vecchio tronco abbattuto e lasciato ai margini della strada, decise di fare una sosta. Si sedette sull’erba, appoggiò la schiena al tronco e alzò la testa, ammirando la Luna che splendeva nel cielo, grande come non l’aveva mai vista. Prestò particolare attenzione alle macchie presenti sulla superficie del satellite. Gli tornò alla mente una vecchia leggenda, secondo la quale quelle macchie sarebbero la sagoma di un coraggiosissimo e tenace coniglio, impresse lassù per premiarlo dopo che diede tutto se stesso per aiutare un perfetto sconosciuto in difficoltà.
Mentre stava cercando di disegnare nella sua mente l’immagine del mitico coniglio, seguendo i bordi delle varie macchie che poteva vedere, una nuvola oscurò completamente la Luna per qualche secondo, gettando Johnny e tutto ciò che lo circondava in una fredda oscurità. Non appena la nuvola scivolò via dalla traiettoria della luce, rendendo nuovamente visibile il satellite, si rese conto di una cosa sconcertante: le macchie sulla superficie lunare erano sparite, lasciando una semplice palla luminosa in mezzo al cielo, senza nessuna sfumatura a disegnare chissà quali forme.
Pensò seriamente di aver ingerito troppo alcol alla festa, e si impegnò per trovare quella lucidità che evidentemente lo aveva abbandonato. Mentre si stropicciava gli occhi però, sentì picchiettare sul tronco a pochi centimetri dalle sue spalle. Quasi gli prese un colpo, in tutto quel silenzio gli sembrava che stessero sparando una raffica di colpi di cannone. Si girò di scatto, e quello che individuò come la fonte di quel rumore terribile non era certo un esercito pronto a radere al suolo il villaggio, bensì un piccolo coniglietto viola. Stava eretto sulle zampe posteriori, una delle quali aveva appena smesso di picchiare sulla superficie del tronco.
“E tu chi sei?” chiese Johnny al coniglio. Cosa che non avrebbe mai nemmeno pensato di fare, se non avesse avuto qualcosa come due litri di birra in corpo.
“Io sono Lunarbì, sono il coniglio che stavi cercando di vedere lassù fino a poco fa” rispose il nuovo arrivato.
Johnny strabuzzò gli occhi. Va bene essere un po’ brilli, ma era certo di non essere così ubriaco da mettersi a dialogare con un coniglio parlante!
Cercò di mantenere la calma, e si mise a studiare quel piccolo animaletto, accorgendosi di alcuni tratti particolari che non aveva visto subito, ad una prima occhiata. In mezzo al lucente pelo viola che gli ricopriva quasi l’intero corpo, vi erano delle zone di colore leggermente diverso, più tendente al rosa, e col pelo più rado. Guardando più attentamente, Johnny vide che aveva un’intera zampetta conciata cosi, e pure una delle due lunghe orecchie. A quest’ultima mancava addirittura un pezzo, come se glielo avessero staccato con un morso.
Si alzò, lentamente, sempre più incuriosito dallo strano coniglio, e cercò di girargli intorno per guardargli anche la schiena. Lunarbì lo seguì con lo sguardo, ma si lasciò aggirare, permettendo a Johnny di notare che anche il piccolo codino a pompon era fatto nello stesso modo.
“Ma… cosa ti è successo? Ti senti bene?” chiese Johnny, che iniziava a preoccuparsi più della salute del coniglietto, che della propria ubriachezza.
Lunarbì si guardò la zampetta e, dopo qualche secondo di esitazione, alzò l’orecchio malconcio verso il cielo, rendendo visibile la parte in cui si univa alla testa e facendo così notare all’umano che stava attaccato grazie ad una cucitura fatta alla bell’e meglio, come una toppa di fortuna.
Johnny stava per riprendere a parlare, ma il coniglio lo anticipò: “Sto bene, grazie. Non mi provoca nessun dolore. Non più, ormai”.
Johnny continuava a guardarlo con aria preoccupata e interrogativa allo stesso tempo, stava evidentemente aspettando una spiegazione. Lunarbì allora gli disse: “Io sono un coniglio lunare. In realtà, sono il tuo coniglio lunare. Ogni umano ne ha uno, anche se molti vivono tutta la vita senza mai accorgersi di averlo”.
“D’accordo” rispose Johnny, “ma perché il mio coniglio lunare è… rattoppato?”
Lunarbì gli spiegò che ogni umano è collegato in maniera molto intima al proprio coniglio lunare, emotivamente e spiritualmente, anche se, fisicamente, quest’ultimo si trova a migliaia di chilometri di distanza.
“Ogni volta che sei felice, lo sono anch’io” disse il piccolo batuffolo di pelo. “Ogni volta che qualcuno ti ferisce, mi rattristo anche io. Ma soprattutto, ogni volta che ti si presenta un ostacolo e decidi di non affrontarlo, di non combattere, io soffro. Quando ti arrendi davanti ad un problema, più la cosa ti segna nel profondo e più grave è la ferita che causa sul mio fragile corpicino.”
L’espressione di Johnny si fece di colpo cupa. “Vuoi dire che tutti quei pezzetti rattoppati te li ho causati io?”
“Si vedono così tanto? Eppure ho cercato qualcosa che potesse mimetizzarsi bene” Lunarbì sembrava scocciato. “Non è mica facile essere un coniglio tutto viola!”
Johnny non rispose. Si limitò ad alzare il dito, indicando la zampetta chiaramente fasulla.
“Ah, questa risale ai tempi della scuola, tutti quei bulletti non te l’hanno resa troppo facile…”
“E della coda, cosa mi dici?”
“La coda l’ho persa quando li tuo primo tentativo con la bottega è andato male.”
Johnny chiese allora cosa aveva causato quella lunga cucitura, simile ad una brutta cicatrice, che attraversava il pancino del piccolo coniglio. Lunarbì gli spiegò che ogni punto, ogni pezzetto di quella cucitura, rappresentava una persona che era definitivamente uscita dalla sua vita, lasciando un vuoto più o meno difficile da colmare.
A quel punto Johnny aveva capito come funzionasse la cosa, e sapeva che non avrebbe dovuto fare la domanda successiva. Ma la curiosità era uno dei suoi più grandi punti deboli, quindi chiese cosa significasse la ferita più brutta che stava li in bella vista, sulla punta dell’orecchio.
“Questa…” il piccolo coniglio lunare esitò per qualche secondo, accarezzandosi l’orecchio con le zampette anteriori. “Questa non sono… non siamo… ancora riusciti a ricucirla del tutto. Qui avevi quasi deciso che non avresti più combattuto, mai più.”
Johnny non riuscì più a trattenere le lacrime. La consapevolezza che le sue debolezze potessero aver causato tanto dolore ad un altro essere vivente pesava come un macigno sopra ad una formichina.
“Non sentirti così in colpa” lo rassicurò il dolce coniglietto. “Se sono qui è perché, in un modo o nell’altro, siamo riusciti… sei riuscito… ad oltrepassare gli ostacoli che via via ti hanno quasi abbattuto. Certamente di molti porteremo i segni, forse per sempre, ma ci sono stati utili per arrivare fino a qui, a festeggiare una vittoria in questa notte di luna piena”.
Johnny cercò di calmarsi, quindi chiese: “E’ per questo che sei venuto a farmi visita? Sono arrivato al traguardo?”
“Al traguardo? Mi piacerebbe dirti di si, ma sono venuto da te proprio per la ragione opposta: siamo solamente all’inizio. Molte altre sfide ci attendono, e saranno dure. Dovremo superarle, e dovremo nel frattempo cercare di rimediare anche a quelle del passato, lasciate in sospeso fino ad oggi. Ma le affronteremo con la consapevolezza che non saremo soli, e che ogni esitazione ed ogni fallimento farà del male a noi stessi e all’altro, rendendoci più determinati e combattivi”.
Detto ciò, Lunarbì saltò sulla spalla di Johnny, e gli fece cenno con la testolina di avviarsi verso casa. L’umano sorrise al coniglio lunare, poi volse lo sguardo al cielo in direzione della Luna, alla quale promise che avrebbe fatto di tutto, da quel momento in avanti, per evitare che sul piccolo corpicino del suo nuovo amico potessero comparire altre brutte toppe e cuciture.
Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Ciao Andrea, continuo a pensare che in un prossimo futuro potresti raccogliere le tue storie e farne un libro per bambini. La loro percezione è diversa da quella degli adulti, interirizzano ogni messaggio con velocità. E i tuoi, messaggi, sono in grado di portare speranza e consapevolezza.
Interiorizzano
Ciao Micol!
Ti ringrazio davvero tanto, il tuo commento (come la maggior parte di quelli ricevuti su questo sito, devo ammetterlo) è davvero motivante. Non so se arriverò a farne davvero una raccolta, ma sicuramente non mi fermerò qui.
Grazie di nuovo, e a presto! 🙂
Racconto molto particolare che lascia sorpresi… bella e originale l’idea del coniglio lunare che ricalca un po’, sebbene in una chiave molto più moderna, il ritratto di Dorian Gray dove il male del tempo si rifletteva solo sul dipinto.
Dai un messaggio di speranza e consapevolezza verso le proprie capacità. Bravo!
Alla prossima lettura.
Ciao Raffaele!
Grazie per la lettura e il commento, mi fa piacere che ti sia piaciuta e ti abbia trasmesso un messaggio positivo 🙂
Alla prossima!
Ciao Andrea, che bello questo racconto! È stata bella la creazione dei Lunarbì, una parte di noi in qualche modo esteriorizzata dalla tua grande immaginazione! Purtroppo tutti noi abbiamo il nostro coniglietto tutto ferito e pieno di cicatrici, ma sono proprio queste quelle che ci rendono più forti, soprattutto se abbiamo fiducia in noi stessi e se confortati dal Lunarbì che c’è in noi!! Inutile dirti che il tuo stile, semplice ma efficace, arriva dritto al cuore, dando un pizzico di tristezza ma anche una grande speranza grazie al riscatto finale… complimenti, anche perché mi è spuntata pure la lacrimuccia…
Ciao Antonino!
Che bello, sono molto felice che il messaggio sia arrivato forte e chiaro!
Grazie mille per la lettura e l’apprezzamento, ti auguro un buon proseguimento di giornata e un Lunarbì sempre presente nei momenti di difficoltà 🙂
A presto!