Non siamo scimmie evolute ma divinità decadute

Sacrosanta verità. La frase non è mia ma di Massimo Gramellini, tratta dal suo splendido libro “Fai bei sogni”. Credo sia assolutamente straordinario vivere in un’epoca così piena, così stimolante. Basta un click per avere a portata di mano migliaia di informazioni, audio, video. Un’infinità di proposte per l’intrattenimento. Una volta si lavorava tutta una vita e si sarebbe voluto lavorare ancor di più per poter sopravvivere al meglio nelle poche ore in cui si era in famiglia. Il tempo libero era…la famiglia. La gita. Lo stare assieme. Oggi il tempo libero ha un’infinità di possibilità, declinazioni. E’ estenuante la continua ricerca per impiegare al meglio il proprio tempo libero, la qualità delle attività sportive, ricreative, la qualità della musica che ascoltiamo, la qualità dei film, le fantastiche serie tv che vediamo. Tutto rigorosamente su un Tv Led Ultra HD. Nella nostra vita pare tutto Ultra Hd. Sogniamo auto Hd che si guidano da sole, elettrodomestici Hd che lavorano per noi, ci fanno risparmiare tempo prezioso da poter dedicare a sport Hd, magari davanti ad uno schermo digitale, con una cintura cardio e un orologio Gps…Hd. Abbiamo case Hd piene di domotica che ci evitano di perder tempo ad aprire e chiudere porte, serrare tapparelle, accendere luci. Case che controlliamo a distanza, case con cui parliamo, case che possiamo ascoltare, spiare, sorvegliare a migliaia di kilometri di distanza. Tutto figo. Fighissimo. Ci siamo evoluti insomma.

Non saprei.

A volte attorno a me vedo gente alla disperata ricerca di ottimizzare i propri profitti, per potersi permettere oggetti sempre più performanti, che in teoria miglioreranno la loro esistenza. Ma di fatto quelle stesse persone, quando li utilizzano in maniera così avida, così intensa, così assorta, mi sembra che piano piano stiano regredendo. Lo so, magari sono discorsi sterili, banalità. Mi mi sembra che poco a poco stiamo immolando a Dei gli stessi strumenti che dovrebbero esserci da supporto per migliorare la nostra vita. Alcuni di questi oggetti (non tutti intendiamoci), mi sembra che in realtà ci stiano facendo la lobotomia. Ci studiano, apprendono ciò che desideriamo. Piano piano, inconsciamente, per giustificare le nostre idee, a volte i nostri pregiudizi, finiamo per leggere, ascoltare e vedere solo contenuti che avvalorano le nostre tesi. Ci piace pensare che il mondo sia effettivamente come pensiamo noi. Ci facciamo cullare da notizie spesso fasulle e storie tranquillizzanti che ci portano ad interpretare la realtà come essa è rappresentata nella nostra testa. Tutti gli oggetti che Hd che acquistiamo ci chiamano ormai per nome, ci riconscono dalla retina, dalle impronte digitali, dalla voce. Ci considerano il loro Dio. In realtà, temo, siamo solo noi a pensarlo, ad illuderci. Il creatore di tali strumenti è il solo evoluto, noi intanto, forse, regrediamo lentamente.

Intendiamoci adoro la tecnologia, quella realmente utile, il progresso. Senza progresso, dopo l’incidente che ho subito sarebbe stata una tragedia. Mi han raccontato che in un caso come il mio per ripristinare il tessuto perso, in alcuni casi ti incollavano un ginocchio alla bocca e ti lasciavano così per settimane, di fatto un innesto di tessuto direttamente dal tuo ginocchio…raccapricciante. Roba da film horror, oltre al fatto che dopo un mese in quella posizione hai la mucosa nuova e la schiena peggio che un anziano di 127 anni. Senza il progresso e l’innovazione, probabilmente sarei rimasto un invalido civile, avrei parlato per sempre con una zeppola che in confronto Jovanotti sarebbe stato un insegnante di logopedia. Insomma un bel caso umano. Quindi amo l’innovazione, la tecnologia, la ricerca, la ricerca per migliorare la vita dell’essere umano, aumentare la sua aspettativa di vita, guarirlo dalle malattie, intrattenerlo al meglio nel suo tempo libero, ma senza renderlo lentamente come Homer Simpson davanti alla sua vecchia Tv.

Ricordo che il giocattolo più tecnologico con cui avessi mai giocato da bambino era il Commodore 64 di mio cugino Salvatore. Quaranta minuti di attesa per caricare cassetta contenenti una cacata di giochino, con una grafica raccapricciante dove la fantasia arrivava a quello che la tecnologia ancora non poteva dare. In quell’attesa facevamo di tutto: una ballatina a ritmi forsennati con il 45 giri Gioca Jouer di Claudio Cecchetto per ravvivare gli spiriti, una partita a figurine, sempre vicino al Commodore (i messaggi di errore erano in agguato e se te ne accorgevi tardi doveri riavviare il tutto e allora si faceva notte). Per rifarsi delle 20 figurine perse, puntavo tutto con una gara di biglie. Ma le alternative erano molte, soldatini, macchinine, robot… Poi finalmente il tanto agognato Beeep, il gioco era pronto. Tutti davanti allo schermo per la nostra dose di tecnologia Hd.

Oggi le mie figlie nei vari raid di gioco col Tablet, son capaci di cambiare 10 giochi in 10 minuti e le immagini che vedono sono migliori a quelle che trent’anni prima si vedevano solo nei film di fantascienza.

L’evoluzione dell’entertainment è evidente, sconcertante. Lavoriamo una vita per poter migliorare sempre più la qualità del nostro tempo libero. Sacrosanto. Sin dalle prime esperienze lavorative odiavo gli straordinari. Per me lavorare era sottrarre tempo prezioso alla mia vita, al tempo dedicato al mio accrescimento personale e non all’accrescimento economico del mio datore di lavoro. Il lavoro è importante, essenziale intendiamoci, ma ho sempre ritenuto giusto commisurare i miei bisogni alla mia disponibilità di sottrarre tempo prezioso alla mia vita per poterli raggiungere. Posto che si lavora per mantenere il proprio stato sociale, la propria casa, per mangiare, per potersi permettere i bisogni di prima e di seconda necessità. Mentre svolgevo i primi lavori della mia vita, quelli fisicamente più provanti, in cui difficilmente potevi concederti una pausa se non fisica quantomeno mentale, mi capitava di pensare a quante ore servissero in una giornata per pagarsi il necessario, quante ore lavorare per gli imprevisti e previdenza e quante per il superfluo. Ecco il superfluo era il monte ore che idealmente cercavo di ridurre all’osso, di ottimizzare. Se si ragiona in ore lavorate ci accorgeremmo che ci sono individui che lavorano 8 ore al giorno per un mese, sacrificando la propria vita, la propria famiglia per potersi permettere un bel cellulare da 1.500 euro. Figata.

Ok ci siamo capiti ora divento retorico, noioso e antipatico. Ciascuno è libero di impiegare al meglio la propria esistenza, a patto che non ci siano rimpianti e rimorsi. Tutti discorsi che credo abbiamo fatto tutti almeno una volta nella vita, ciascuno ragionando sulla scala economica, intellettuale e di valori che gli compete. Quello che ho provato in prima persona è che effettivamente ogni lasciata è persa, ogni ora buttata in un’attività che non ti rende nulla non solo a livello economico è un crimine nei confronti della tua esistenza.

Pensare che per un incidente improvviso, così stupido e così grave come quello che ho subito, mi ha costretto a passare centinaia di ore in ospedale, in terapie e mille altre ore dovrò investire in futuro, sia in cure, sia in lavoro per potermi pagare le cure, bhè qualche riflessione in più dovrò pur farla. Quantomeno devo raggiungere il traguardo spirituale di essermi evoluto anche grazie a tale esperienza. Certo ne avrei fatto a meno, ma probabilmente senza buchi nel cammino, si finisce per non deviare mai, si fa sempre la stessa strada, si commettono sempre gli stessi errori e all’orizzonte gli obiettivi e lo scenario che si prospetta cambia poco o nulla.

Gli anni passano. Pertanto se vuoi cambiare davvero la tua vita, spaccati la faccia sull’asfalto, vedrai che assaporerai tutto ciò che rimane in maniera diversa, basta sputare i granelli di catrame! Facile e banale ironia a parte, mi piacerebbe pensare che col tempo, col passare degli anni, continueremo ad evolverci, magari non diventeremo delle divinità, ma quantomeno non resteremo scimmie senza peli. 

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Discussioni

  1. Mi hai fatto riflettere e molto! Siamo sempre alla perenne ricerca di qualcosa e nel frattempo perdiamo noi stessi! Sei stato bravo e fluido nel raccontare, nel “mostrarci” a cosa pian piano stiamo rinunciando

    1. Cerco di leggere questa poesia tutte le volte che fatico a vedere il bello dalle cose. Il bello della vita…. a volte sembra così difficile…anche se dovrebbe essere così naturale. Grazie! Comunque la mia situazione personale (che descrivo nella serie “senza denti”) mi sta facendo riflettere molto. Spero avrai voglia di leggermi oltre. Ciaoo

  2. Grazie! Ho scoperto che scrivere è uno dei pochi momenti in cui riesco e ho il coraggio di riflettere… ho sempre vissuto allegando i pensieri nel fare… Con la mia disavventura (che sto narrando nel mio racconto “senza denti”) sto scoprendo quanto mi sia mancato soffermarmi e riflettere sulla mia vita…

  3. Le tue introduzione, che sono anche in questo caso citazioni, introducono per accoglierci nei temi in cui vuoi approdare una riflessione unica che ne racchiude tante e che si può chiamare vita, bravo!