Nonnina e Bambina mia 

La luna brillava piena nel cielo e illuminava i passi pieni di paura di una giovane donna che furtiva avanzava nel bosco, la casupola che stava cercando era ben mimetizzata tra il fogliame quasi come fosse nata spontaneamente tra i rami di quelle querce secolari. Molti erano i rumori che accompagnavano i suoi passi e già la voglia di tornare al sicuro nel Villaggio aveva la meglio nel suo cuore, ma proprio mentre stava per girarsi ecco che dalla casupola emerse una figura umana.

Giulia, questo era il nome di quella giovane donna, la guardò come se fosse una creatura vomitata direttamente dall’inferno. Furtiva si fece il segno della croce mentre la chioma d’argento di quell’apparizione ondeggiava nel vento completamente ignara della sua presenza, del freddo e del bosco che la circondava. La osservava mentre si chinava a raccogliere una coppa argentea, che faceva bella mostra di sé su una pietra, e la solleva al favore dei raggi lunari mentre una cantilena si alzava dalla sua gola. Il terrore prese il sopravvento su quella giovane disperata che lesta corse al riparo del Villaggio portando con sé un segreto che le pesava nel ventre.

L’occupante della casupola terminò le sue preghiere e con gratitudine bevve l’acqua contenuta nella coppa, gesto tanto naturale quanto spaventoso in un epoca di magie e superstizioni, aveva avvertito la presenza della giovane Giulia e conosceva il segreto che l’aveva spinta nel bosco quindi rientrò nella sua casupola con la certezza che quella creatura spaventata avrebbe vinto i suoi timori per farle visita.

Però i mesi passarono e la giovane non tornò nel bosco, la vecchia dai capelli argentei continuò serenamente la sua vita certa che la giovane avesse trovato il modo d’ingannare il suo uomo trovando nella bugia un peccato minore di quello che avrebbe fatto se l’avesse avvicinata. Presto avrebbe però compreso che aveva commesso un errore nel pensare che quella ragazza fosse così furba o forse semplicemente fortunata.

Nove lune dopo il Villaggio era scosso dalle urla di dolore che provenivano dalla rozza prigione posta al centro della piazza. Erano le urla di una ragazza che stava dando alla luce un figlio bastardo, a nulla erano valse le sue suppliche di perdonarla, la legge era chiara per chi tradiva era la morte per lapidazione la giusta punizione.

La sua punizione era stata sospesa fino alla nascita del neonato, forse nella speranza di riconoscere nel suo viso l’uomo che aveva spinto la giovane nel baratro del peccato.

La madre della giovane piangeva senza contegno abbracciata al muro esterno della prigione, le era impossibile avvicinarsi maggiormente, era così costretta a sentire impotente le urla strazianti della figlia costretta a partorire da sola su di un lurido pagliericcio.

Le urla proseguirono per due giorni e per due notti, senza mai fermarsi, quando al sorgere del sole al terzo giorno a un urlo particolarmente acuto seguì il vagito di un neonato.

La madre arrestò il suo pianto e cominciò a gridare il nome della figlia, ottenendo in risposta solamente il pianto sempre più alto del neonato.

Conoscendo in cuor suo già la risposta si presentò all’ingresso della prigione con il cuore gonfio di tristezza e un sentimento che non riusciva a definire, quando la guarda le depose tra le braccia il neonato ancora sporco di sangue capì che quel sentimento che non riusciva a definire era semplicemente odio.

«È una bambina, ha ucciso sua madre per venire al mondo e forse per quella disgraziata è stato meglio così.»

L’informò la guardia prima di lasciarla sola con quel neonato urlante tra le braccia.

La bambina sembrava bruciarle la carne, doveva liberarsene non poteva sopportare oltre la vista. Senza rendersene conto cominciò a camminare seguendo il fiume che scorreva ai bordi del Villaggio, lo seguì dentro al bosco fino a che non raggiunse una cascata. Quando guardò verso il basso qualcosa sembrò rompersi dentro di lei, posò su una pietra la bambina nuda e sporca senza nemmeno aver cura di avvolgerla nella rozza tela con cui le era stata consegnata, si diresse verso la roccia da cui l’acqua si lanciava nel vuoto e si lasciò semplicemente cadere.

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Discussioni

  1. Ciao Lily, bellissimo racconto! Hai messo molta carne al fuoco, caratterizzato personaggi che meritano di essere conosciuti nella loro interezza. La mia fantasia sta prendendo il volo. Hai mai pensato a dare spazio alla vecchina (sicuramente una guaritrice levatrice) del bosco e alla piccola orfana? Questo potrebbe essere il primo episodio di una bella serie 😀