Notturni

Serie: Anatomia sepolcrale di un sogno


All’interno della locanda l’avvocato assiste alla rottura di tutti i freni inibitori da parte dell’insegnante e del suo allievo. Intanto la piccola Greta è accolta da una vecchia che la avvolge in una coperta, mentre i colpi del cartolaio, rimasto fuori, infuriano come tuoni contro la porta.

«In tribunale ne hanno parlato per giorni. Vi era una grande attesa per la mia esecuzione integrale dei Notturni, per cui non è possibile che lei, che adesso è il direttore di una nuova e importante rivista di ermetismo lirico, non abbia minimamente accennato alla mia performance da quando ci siamo rivisti. Per il mio recital la folla si accalcava nella sala Picasso, se lo ricorda? La volpe aveva preparato centinaia di caffè. Le persone spingevano per entrare. La direzione dell’albergo aveva incaricato i tre portieri di notte in divisa, insieme ai camerieri, di fare un servizio d’ordine straordinario per l’occasione, non badando ai turni straordinari né alle spese che ne sarebbero conseguite. Il numero delle sedie non era sufficiente per tutti. Furono aggiunte alcune panche in faggio, offerte dall’abbazia confinante con la zona occidentale del bosco, che lei dovrebbe conoscere alquanto bene, essendo sede di importanti ritiri spirituali. In prima fila, lo ricordo come fosse ora, c’era il giudice Max, accompagnato, guarda caso, da sua moglie Lara, avvocato. Ricordo che sua moglie era commossa per quanto fosse poetica la mia esecuzione dei Notturni, dal primo all’ultimo, un crescendo di poesia e di legati dalle lontananze laceranti – come mi disse, quando venne a salutarmi, subito dopo il concerto. Proprio l’elemento che i pianisti non hanno ben compreso e che io credo di aver centrato, invece, prima di tanti altri, è il fattore lacerante del tocco e del legato, una lacerazione costante per ogni singolo attimo di Notturno. Deve esservi un tipo di strappo, che parte dalla gola e che scuce e ricompone per poi scendere più a fondo e lacerare, come la mano del giudice Max che attraversava le calze nere di sua moglie, con il suo tocco educato, autoritario, lo stesso di un medico pediatra o di un cardiologo. Aveva un grande ardore la mia interpretazione lacerante dei Notturni. Era già nota la mia sensibilità interpretativa, che aveva attirato diverse personalità di rilievo. Diversi i visi noti, presenti al mio concerto. C’era il poeta, naturalmente. Non mi dica che il poeta non l’abbia avvertita della sua presenza, che per tutti risultò inattesa, pensando che vivesse a Praga, e lei, avvocato, come suo solito, era in ritardo, infatti ricordo che al suo arrivo fu schiacciato come una mosca in mezzo alla massa degli astanti. Mi sembra ancora di vederla, che avanzava con la sua borsa da lavoro che le pendeva da un braccio, da sembrare un impiegato di un ufficio sinistri. Mi hanno detto che è entrato in sala Picasso – che grazie a me era diventata una sala da concerto – con una spiga mozzicata nella mano, mentre cercavo il silenzio per i miei attacchi, sperando che nessuno tossisse, ma che dico tossisse: che nessuno respirasse ma che nemmeno pensasse, sognasse o vivesse. Prima dell’attacco del pianista è fondamentale un silenzio tombale, come quello del bosco, dove l’orchestra dei morti è sprofondata nel sonno più sublime. E in quella fase estremamente delicata, che precede l’attacco del Notturno con tutto l’orrore e lo spavento che contiene – una fase sacrale, fragilissima, eterea – ecco che arrivava la sua masticazione, i suoi denti che affondavano nella spiga mozzicata e raccolta da terra, nel lerciume di via San Filippo Neri, già mozzicata da qualcun altro, avvocato, senza un minimo ritegno e rispetto per la mia arte; e accanto a lei, quando ho sollevato la testa per controllare chi fosse l’assassino che mangiava a sbafo pezzi di spiga pochi secondi prima dell’attacco del mio primo Notturno, mi accorsi del cartolaio, con le sue bambine in braccio – erano piccole, entrambe, da svanire nelle sue mani immense, ma non accoglienti. Il cartolaio era solito seguirmi ovunque con le sue piccole, che sprofondavano di sonno in braccio a lui, e qualche volta in braccio a sua moglie, un’altra poetessa e scrittrice fallita, che prendeva in braccio una delle due quando il cartolaio non ce la faceva più, e allora la piccola prima di addormentarsi apriva una mano sulla faccia della madre, facendole scivolare gli occhiali dal naso, che seguirono un percorso in picchiata, senza che nessuno riuscisse più a fermarli, mentre cadevano a terra, infrangendosi, proprio qualche secondo prima dell’attacco a freddo del quarto Notturno, un attacco tremendamente difficile, superiore a ogni tipo di difficoltà, sia musicale che tecnica, ma di altra natura, di una natura superiore, che travalica l’ignoto. Nessuna causa, avvocato Gustav, nemmeno delle più oscure ed enigmatiche, raggiungerà mai la difficoltà estrema dell’attacco del quarto Notturno, quando poi la streghina allungava le mani sporche di gelato sul viso di sua madre, quella sgualdrina di quart’ordine, che slinguazzava con i miei allievi migliori, sperando che l’amusia delle sue piccole fosse messa a tacere grazie allo squallore della sua avvenenza, e proprio dal suo viso, sporco di gelato, partiva la granata contro la mia arte. Il cartolaio con la sua famiglia sono una granata contro l’arte. Un obice esploso contro l’arte dell’intero cosmo; e intanto la bambina, dopo aver fatto un danno del genere e in un momento sospeso, dove non esisteva il tempo, il respiro, i ricordi, la vita… non contenta cominciava a russare – mi pare fosse Greta, delle due bambine, a russare più forte, quasi per dispetto, rendendomi impossibile la dovuta concentrazione. Un russare feroce, delittuoso, mentre le mie dita erano sospese e si imbevevano di odio, nell’attesa di captare l’origine precisa del suono, avendo pensato a un ventilatore o a un condizionatore difettoso dell’albergo. E poi, avvocato, proprio lei, adesso che il ricordo si fa più limpido, invece di portarli tutti fuori, continuava a masticare la sua spiga e poi ogni tanto si alzava sulle punte per guardarmi meglio le mani. Le mani, prima dell’attacco del quarto Notturno, necessitano di una calma abissale, tipica dei fondali oceanici, che purtroppo è stata soffocata dalla vostra volgarità, che avrebbe meritato a dir poco una sentenza importante, estrema, possibilmente esemplare, e lei che è un uomo di legge dovrebbe comprendermi, spero di sì. Me lo auguro di cuore, avvocato Gustav. Mi ascolta?»

Continua...

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