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Serie: Non ha ancora un titolo


Sonja entrò a passo sicuro nella sala e si diresse verso gli scranni imbottiti e intarsiati, dove erano seduti i suoi genitori. A pochi passi da essi s’inchinò lievemente, così facendo incrociò lo sguardo della madre per poi soffermarsi sul volto del padre, Saimo duca di Rixa, che la guardava con occhi di limpido ghiaccio al di sotto di sopracciglia cespugliose. Era un uomo maestoso, alto e spallato come si conveniva ad un duca, i capelli lievemente tinti di bianco contornavano un viso severo e autoritario con un paio di baffi maltagliati che davano alla sua figura un’aria selvaggia. Sua moglie, Helena di Kish, era una bella donna dal viso sottile e il corpo armonioso, i lunghi capelli neri erano raccolti in un complicato sistema di trecce fermate da perle candide che s’intonavano perfettamente con l’abito celeste dai pizzi bianchi che indossava. Al collo portava una collana anch’essa di perle e un bracciale uguale le avvolgeva il polso sinistro. Il suo sguardo era dolce, ma gli occhi verdi erano profondamente tristi forse, ipotizzò Sonja, perché la punizione che si annunciava per la figlia, era identica a quella che suo padre aveva, a suo tempo, deciso per lei quando, d’indole ribelle, aveva mancato di rispetto ad un duca finendo per questo sposata ad un uomo di trent’anni più grande di lei che non conosceva e che non l’amava. Sonja inorridì al pensiero di un simile destino, che aveva sempre voluto evitare, ma d’altronde a cosa poteva aspirare se non questo o una punizione ancora peggiore? Accanto agli scranni vide Andrik, sul suo viso scorse, prima che lui le girasse le spalle con sdegno, rabbia e risentimento chiari segni di un mancato apprezzamento della scelta del padre in merito alla punizione. Alla vista di ciò il cuore di Sonja riprese a sperare. “Ora potete uscire Lady Alysa.” La dama, dopo essersi inchinata, voltò loro le spalle e uscì lasciando sola la famiglia con le guardie e i servi d’ordinanza. Nella sala rimbombò l’eco della grande porta di rovere che si chiudeva, poi vi fu silenzio. Gli occhi di tutti erano puntati sul duca e quando lui schiuse la bocca Sonja capì di aver intuito il giusto: nella sua vita stava per entrare un uomo, adulto e sconosciuto.

Erano passate due settimane, ma Sonja ancora stentava a crederci. Sicuramente tanta clemenza era dovuta ad un’intercessione di sua madre. Suo padre le aveva si detto che era giunto il tempo di maritarsi con un uomo a lei estraneo, ma il suo promesso aveva solamente tredici anni più di lei ed era raro che la differenza di età tra i coniugi di alto rango fosse meno di quindici anni. Il suo futuro marito, che già da qualche mese aveva chiesto la sua mano a Saimo, senza che lei ne fosse informata, sarebbe giunto quello stesso pomeriggio a farle visita. Sonja si era vestita, sotto consiglio di sua madre, con un abito di un delicato viola pieno di risvolti bianchi intonati con la collana, gli orecchini e i braccialetti che la riempivano di piccole ametiste splendenti, sulle spalle era poggiata una mantellina di caldo pelo grigio per ripararla dal clima freddo dell’inverno, oramai del tutto iniziato. Portava i capelli, resi lisci da speciali unguenti e dal paziente lavoro delle serve, sciolti sulla schiena, appena trattenuti sopra la fronte da un diadema d’argento. Il volto era poco truccato per mettere in risalto gli occhi che rilucevano curiosi ma stonati in quel loro grigio-verde acceso, così in contrasto con i tenui colori che li circondavano. Sonja non dovette attendere troppo perché si profilasse all’orizzonte la nube di polvere sollevata del seguito del duca di Bistris, il nobile a cui suo padre aveva concesso la sua mano. La giovane non si era mai sentita più eccitata e timorosa: stava per conoscere l’uomo che, ne fosse stata contenta o meno, sarebbe entrato nella sua vita e ci sarebbe rimasto per tanto tempo. Sonja giurò a sé stessa che avrebbe lottato per mantenere la sua indipendenza anche dopo il matrimonio e che avrebbe fatto ancora sentire la sua voce, non sarebbe bastato un semplice “Si” a cambiarla per sempre. Dalla cima della scalinata della porta principale del palazzo guardò la carrozza entrare attraverso il ponte levatoio, la bocca le si fece arida mentre già si immaginava l’orribile aspetto del suo promesso.

Contro tutte le sue più nere previsioni, invece, il giovane che scese dalla carrozza centrale del convoglio, decorata con finimenti oro su sfondo rosso rubino, non si sarebbe certo potuto definire brutto: aveva i capelli neri come l’ebano e la carnagione scura come quella di un contadino, ma ciò non lo rendeva meno attraente e sensuale. I capelli corti e lisci erano leggermente arruffati sopra la fronte, la barba e i baffi erano tagliati corti di modo che le guance risultassero lisce e, Sonja ne era sicura, molto morbide. Le labbra virilmente carnose attraevano come calamite gli occhi di tutte le dame presenti non meno del petto che, anche con la camicia e il mantello sopra, si notava muscoloso e sodo; il tutto magnificamente adagiato su una corporatura magra ma prestante. Gli occhi poi, la conquistarono subito: erano di un azzurro limpido, brillanti, maliziosi e risplendenti di una luce curiosa caratteristica dei giovani più agitati; di sicuro quell’uomo non l’avrebbe annoiata con lunghi monologhi su questioni inutili e per nulla di suo gradimento. Il passo sicuro di chi sa come comportarsi ed è a conoscenza dei mille sguardi a sé riservati, condusse il nuovo arrivato sugli scalini, fino a quando la sua bocca si adagiò lieve sulla mano di Sonja.” Il mio nome è Freaish duca di Bistris, Signore dei monti Dobr, Protettore della regione di Laahr e Possessore delle lucenti cave di Stride. Lieto di fare la vostra conoscenza.” Dopo che i promessi sposi si furono presentati con il dovuto protocollo, il padre della ragazza invitò i due giovani a passeggiare un po’nel giardino, in attesa che la cena fosse pronta. Perciò, lasciata la servitù e i duchi di Rixa davanti al portone, i due presero a camminare verso il parco del palazzo camminando tra i cumuli di neve formatisi dopo l’ultimo temporale, che erano accuratamente stati riposti ai lati dello spazioso sentiero di ciottoli; poco dietro di loro, di modo da non udire le loro parole ma da non perderli di vista, li seguivano in silenzio due servitori.

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