
Nuove difficoltà
Serie: Planavamo a stento
- Episodio 1: L’incontro
- Episodio 2: L’inizio della frequentazione
- Episodio 3: La nascita dell’amicizia
- Episodio 4: L’aeroclub
- Episodio 5: Il volo
- Episodio 6: Il gruppo storico
- Episodio 7: Le ragazze
- Episodio 8: L’appuntamento
- Episodio 9: L’impatto con gli esami
- Episodio 10: Il primo esame
- Episodio 1: La bottiglia
- Episodio 2: Secondo tentativo
- Episodio 3: L’esame
- Episodio 4: L’Interrail-La partenza
- Episodio 5: Interrail-Il viaggio
- Episodio 6: Si ricomincia a studiare
- Episodio 7: Il piano
- Episodio 8: Un’audace incursione
- Episodio 9: Il colpo di mano
- Episodio 10: Effimera tranquillità
- Episodio 1: Nuove difficoltà
- Episodio 2: La sconfitta
- Episodio 3: Il colpo
- Episodio 4: La fuga
- Episodio 5: Una specie di addio
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
Durante la settimana frequentavamo i locali dell’Università, che per me rimaneva un ambiente a cui non mi sembrava di appartenere, ma avevamo oramai dei posti che frequentavamo abitualmente e che sentivamo famigliari.
C’era la biblioteca, che ci trasmetteva una sensazione di tregua e in cui regnava il silenzio e le persone sembravano muoversi al rallentatore come immersi in una atmosfera densa e ovattata e lì spesso cercavamo di studiare nelle ore libere dalle lezioni. C’era la vecchia libreria universitaria, con gli scaffali in legno allineati su ogni parete disponibile e colmi di libri, che infondevano un senso di curiosità e dove andavamo a cercare eserciziari fotocopiati e rilegati, che speravamo ci avrebbero potuto aiutare negli scritti che dovevamo affrontare.
E poi c’era la copisteria del “falsario”: l’avevamo chiamata così per via del gestore che aveva macchine speciali che facevano fotocopie a colori di grande qualità e che era un personaggio estroverso che ogni volta che andavamo lì ci intratteneva con chiacchiere e racconti di vita universitaria. Una volta però si era particolarmente esaltato e ci aveva raccontato di come aveva provato a fotocopiare delle banconote e poi aveva provato a usarle per fare benzina a un self-service che le aveva accettate. Ci disse che lo aveva fatto solo una volta, per provare la qualità di quelle eccezionali fotocopiatrici, ma noi nei racconti che ci facevamo da soli eravamo certi che andasse in giro tutte le sere a inserire le sue banconote fotocopiate nei distributori automatici e che prima o poi avremmo letto della sua cattura su qualche giornale locale.
Un posto che amavamo particolarmente era un parco pubblico nella parte vecchia della città, affacciato da un alto pendio sul mare che lo circondava da tre lati. Quando andavamo alla rosticceria del centro a comperare arancini o mozzarella in carrozza o altro, spesso ci spostavamo poi lì a mangiare e ci piaceva affacciarci e guardare gli uccelli marini che planavano o che a volte addirittura erano in grado di fermarsi in aria sorretti dal vento delle correnti termiche.
Un giorno passeggiando nel parco andammo in un angolo dove non eravamo mai arrivati, dove sapevamo che c’era un piccolo zoo, con delle gabbie e dei recinti per gli animali: c’erano delle tartarughe di terra, delle oche, un recinto ampio con un daino e poi andando più avanti vedemmo un grande spazio recintato, con delle inferriate e reti che si richiudevano sopra a un’altezza di circa quattro metri e che ospitava numerosi tipi di uccelli. I volatili erano di diverse razze, che non conoscevamo, e alcuni razzolavano per terra e altri stavano sui rami degli alberi che crescevano all’interno della voliera e ogni tanto facevano brevi voli in larghezza, dato che la rete superiore impediva loro di salire in alto. Ce n’era qualcuno che ogni tanto provava a farlo, ma sbatteva sulla rete, insisteva con qualche tentativo e, alla fine, si arrendeva e tornava a posarsi in un modo in cui ci sembrava di scorgere un’immensa delusione.
Non mi erano mai piaciuti gli animali in gabbia, ma vedere degli uccelli così imprigionati che volavano a stento in uno spazio ristretto mi stringeva il cuore in una morsa di tristezza e disperazione. Carlo li guardava sconvolto, osservava i voli e i tentativi infruttuosi di librarsi in alto e ogni volta mi sembrava caricarsi di rabbia e indignazione e diceva che non sopportava di vedere degli animali che avevano avuto in dono il potere del volo e che ne erano stati privati.
Rimuginammo a lungo su questo spettacolo e nelle nostre infinite conversazioni piene di congetture e alternative immaginammo di fare prima o poi un’incursione per liberarli. Io scrissi persino un comunicato poetico e ribelle che avremmo lasciato lì dopo la nostra incursione.
Immaginammo l’attrezzatura e i punti in cui saremmo potuti entrare nel parco che veniva chiuso la notte, ma non ci decidevamo mai a fissare un giorno preciso per quell’azione.
Poi pian piano cominciammo a parlarne di meno, fino a smettere visto che eravamo ormai a ridosso della nuova sessione d’esame.
Affrontavamo questa volta l’esame di Fisica 2, con tutta la complessa trattazione dell’elettromagnetismo, e avevamo la speranza che superato quello, avremmo avuto solo Meccanica Razionale e un altro paio di esami meno impegnativi per poter finire i micidiali 10 esami del biennio, i più difficili. Il nostro obiettivo ormai era quello di terminare il biennio in non più di tre anni e poi si diceva che gli esami successivi, anche se comunque difficili fossero meno selettivi e noi speravamo che questo volesse dire che avremmo incontrato meno imboscate simili a quelle che avevamo dovuto affrontare così spesso fino ad allora.
Tuttavia, ci trovammo di fronte alle stesse dinamiche di altre volte, esercizi inaspettati fatti per confondere che, con la scarsità di tempo che avevamo nell’esame scritto, ci rese impossibile riuscire a ragionare su un problema nuovo in modo calmo e a trovare la soluzione.
Al primo appello non superammo lo scritto e quindi ci dovemmo riprovare a luglio, di nuovo con la sensazione di trovarci in Zona Cesarini. Anche l’appello successivo ci trovammo nel pantano dell’esame scritto e non riuscimmo a completare gli esercizi. Come al solito le soluzioni mi apparvero nella testa più tardi, a casa, dopo averci ragionato nel viaggio di ritorno, nei commenti post esame, ma ormai era tardi e mi rimaneva il solito interrogativo che il fatto che ci fossi arrivato senza aiuti ragionandoci più a lungo dimostrava che la nostra preparazione era buona, ma questa era una scarsa consolazione…
I nostri compiti di esame non erano totalmente sbagliati, ma mancavano quasi completamente di uno degli esercizi e gli altri non erano perfetti e quindi anche questa volta eravamo fortemente a rischio per l’ammissione all’orale. Stranamente io e il mio amico Carlo sembravamo condividere sempre lo stesso destino.
Passammo come sempre una settimana in uno stato di sospensione angosciosa e poi alla fine ci trovammo ad attendere in un’aula per la correzione dei compiti. Il professore entrò e prima di tutto lesse l’elenco degli studenti con il voto o semplicemente dicendo che non era stato ammesso all’orale. Sia io che Carlo eravamo stati ammessi con il minimo voto e cioè in quel caso 15 e ce ne rallegrammo un po’ anche se già temevamo l’orale previsto il giorno successivo.
Serie: Planavamo a stento
- Episodio 1: Nuove difficoltà
- Episodio 2: La sconfitta
- Episodio 3: Il colpo
- Episodio 4: La fuga
- Episodio 5: Una specie di addio
Mi è piaciuto questo inizio che ci racconta del rapporto dei due amici fuori dall’ambiente universitario. Stona un pochino il finale della seconda stagione, dove c’è un forte salto temporale e sembra quasi il finale, infatti ti avevo chiesto se proseguisse. Qui torniamo a Fisica 2, da me era esame del primo anno secondo semestre, non riesco a cogliere bene in che momento siamo, sono al terzo anno o secondo anno ora? Quanto tempo è passato dalla prima estate e da quel famoso viaggio?
Ciao Carlo, capisco le tue perplessità perché sto raccontando di vicende dei due amici che frequentano il corso di laurea in ingegneria vecchio ordinamento con alcune differenze rispetto a quello di oggi.
Al tempo c’era un biennio, con 10 esami tutti molto generali fra cui Fidica 2 che era un esame del secondo anno. Non c’erano corsi semestrali e quindi tutti i corsi cominciavano a Novembre e finivano a Maggio e poi si potevano dare gli esami: questo era un grosso svantaggio, perché non si potevano suddividere gli esami, anche se poi c’era il vantaggio di avere gli esami tutti i mesi.
I due amiciin questo capitolo si sono iscritti al terzo anno, ma devono finire gli esami del biennio e quindi a Novembre provano a dare Fisica 2, senza riuscirci.
Perciò è passato poco più di un anno dall’estate del viaggio, ho fatto una carrellata veloce dopo l’esame di Analisi 1 per accelerare la narrazione e fare un piccolo salto: non volevo fare una cronaca degli esami, ma raccontare lo stato emotivo dei due amici in questo periodo difficile che vivono e affrontano insieme.
In realtà non ci dovrebbe essere separazione fra questo episodio e l’ultimo della seconda stagione, addirittura sono nello stesso capitolo nel mio manoscritto, sono divisi addirittura in due stagioni solo per le regole del sito.
Scusa, ho risposto velocemente e non avevo riletto bene l’episodio.
In realtà l’esame provato a Novembre del terzo anno e poi passato dopo qualche mese è Analisi 2, Fisica 2 i due amici cominciano a provarlo nella sessione estiva del terzo anno, in pratica sono rimasti indietro, come accadeva quasi sempre in quegli anni e vorrebbero terminare gli esami del biennio in tre anni.
PIù chiaro, grazie. Succede anche adesso di restare indietro, nella mia esperienza è la normalità in ingegneria
In definitiva alla fine dell’episodio ci troviamo nel luglio di due anni dopo l’estate dell’interrail proprio perché dopo l’esame avventuroso di Analisi 1 gli avvenimenti sono stati raccontati velocemente per fare un piccolo salto temporale