Nuovi incentivi

Serie: Agenzia Sullivan & Soci


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Il ragazzo non aveva svelato particolari dettagli, ci lasciò da soli perché aveva “altro da fare”, aveva risposto a troppe domande e non potevamo trattenerlo senza uno straccio di prova. Tornammo alla sala principale, ancora deserta, prendemmo posto al tavolo più lontano della sala, nonostante non ci fosse anima viva era meglio rimanere defilati piuttosto che attirare troppo l’attenzione su di noi.

“Che te ne pare di Slowhand?” così c’era scritto sulla porta del suo camerino.

“Credo che non sia lui il nostro uomo, potrebbe essere molto bravo a nascondere la verità ma non sembrava mostrare particolari segni di cedimento, nemmeno quando gli abbiamo domandato dove fosse stamattina” dissi mentre appuntavo qualche riga sul taccuino che portavo sempre in tasca con me.

“Hai ragione, quell’idiota era troppo innamorato per ucciderla, e poi dubito avesse la forza fisica per compiere un crimine così “faticoso” come l’omicidio per strangolamento” il mio collega voltò la testa in direzione del bancone vuoto, tornò a fissarmi “adesso ci sarebbe voluta una bella birra: tutto questo parlare mi ha messo sete.”

“Siete voi i due detective che bazzicano nel mio locale?” all’ingresso del Club una donna avvolta in una pelliccia bianca ci scrutava, con la mano si sistemava i riccioli che ricadevano sulle tempie.

“Sì, immagino che lei sia Nadia” sorrisi, meglio non inimicarsi chi poteva fornirci qualche informazione “pesante”.

“All’ingresso mi avevano avvisato, pensavano fosse arrivata una visita a sorpresa dell’ufficio d’igiene, che comunque supereremmo egregiamente” si avvicinò ancheggiando, gli occhi balzavano da me a Sully con scatti veloci e precisi.

“Non si usa avere un barista dietro al bancone a quest’ora della sera?”

“Se vuole posso prepararle qualcosa io stessa, sa, ho ballato ma anche servito cocktail in vita mia e, voi, siete miei ospiti qui” circumnavigò il bancone e poi poggiò un gomito per guardarci meglio.

“Per me un Gin Tonic.”

“Una birra andrà benissimo, sono a stomaco vuoto.”

“Abbiamo anche da mangiare, i migliori panini della città” quella frase mi ricordava qualcosa ma, per cortesia, evitai di ribattere come avevo fatto con l’ambulante.

“Per il momento andrà bene da bere.”

“Insomma, cosa vi porta da queste parti? Siete venuti a godervi lo spettacolo di Mary?” era intenta a versare liquidi in un bicchiere di vetro viola.

“Forse è arrivato il momento di comunicarle che questa sera la signorina Garrett non si presenterà al lavoro e, nemmeno nei prossimi giorni” cercai di pronunciare quelle parole nel modo più neutro possibile, era il genere di notizia che non fa mai piacere dare.

“Cosa? Le è successo qualcosa di brutto?” si era fermata, la bottiglia e la mano a mezz’aria.

“Purtroppo Mary è stata trovata stamattina nel suo appartamento, strangolata a morte da un aggressore ignoto. Ci aveva assoldati due giorni fa per una questione di lettere minatorie ma non siamo riusciti ad evitare la tragedia che si è consumata.”

“Oh mio Dio” furono le uniche parole che uscirono dalla bocca della donna, lo sguardo fisso di fronte a lei, per poco gli alcolici non si fracassarono per terra.

L’ufficio di Nadia era in realtà una stanza grande al massimo quindici passi, le pareti rosse, una massiccia libreria completava la parete di fronte all’ingresso, prendemmo posto su due poltrone foderate di pelle di fronte alla scrivania di legno pregiato. La donna gettò uno sguardo nel corridoio e poi chiuse la porta, prese posto alla poltrona girevole di fronte a noi, non aveva pianto ma le lacrime si scorgevano ai lati degli occhi, pronte a sgorgare al momento opportuno.

“Quando vi ha contattati? Non mi aveva detto nulla della questione delle lettere minatorie.”

“Un paio di sere fa, nel cuore della notte, forse aveva appena terminato il turno al Club. Sembrava preoccupata, da quanto ha spiegato, questa cosa andava da tempo avanti, all’inizio pareva trattarsi di un classico ammiratore; le aveva domandato di incontrarsi, di conoscersi ma Mary, come giusto che fosse, non aveva mai risposto a questi inviti, così le parole dolci si sono tramutate in minacce.”

“Dio mio, ogni tanto accennava a qualche ammiratore ma sarebbe stato impossibile pensare a qualcosa di simile, avrei potuto farla proteggere se solo avesse voluto confidarsi” continuava ad arricciare una ciocca di capelli con foga.

“Ci racconti qualcosa di più del rapporto che vi legava, signora Sliboff” Sully accese un sigaro che aveva tirato fuori dalla giacca, maledizione.

“L’ho conosciuta anni fa, si può dire che fosse solo una ragazzina, forse aveva diciassette anni all’epoca. Era finita in un brutto giro di prostituzione in uno di quei sporchi Club che non si accontenta di allietare i clienti con un ballo provocante. La costringevano a fornire anche qualche “extra” a chi pagava più del biglietto d’ingresso. Sono sempre stata contraria a questo modo di gestire il business, potete chiederlo a chiunque abbia mai lavorato per me. L’ho tirata fuori da lì e l’ho portata con me, qui, le ho insegnato l’arte del ballo come ho potuto, ormai le mie ginocchia non consentono più tanti movimenti. Era molto dotata e il suo percorso l’ha portata a padroneggiare questa disciplina come non mi capitava di vedere da anni. Le avevo proposto un colloquio con la direttrice del teatro “Mercury” ma ha sempre rifiutato” guardava fuori dalla finestra, evitava con molta cura i nostri sguardi.

“Crede che qualcuno tra gli avventori più assidui del Club possa aver sviluppato una qualche forma di attrazione morbosa verso di lei?”

“Era molto bella, una ragazza in grado di far girare la testa a molti, soprattutto a scaricatori di porto o altri, abituati a standard di certo inferiori. Ho sempre tentato di mantenere alto lo standard della clientela, forse non ci sono riuscita davvero.”

“Può raccontarci qualcosa del rapporto tra Patrick “Slowhand” e la signorina Garrett” allontanai un poco la sedia dalla ciminiera accanto a me, mi trattenni dal tossire.

“Un paio d’anni fa le aveva chiesto di sposarlo, era innamorato davvero, un ragazzo con qualche “spigolosità” ma che non le avrebbe mai torto un capello: Mary rifiutò. In un primo periodo pensai che uno dei due avrebbe abbandonato, nonostante tutto impararono a convivere sulla scena, il loro rapporto era molto migliorato.”

“Aveva altre persone a cui era legata tra i colleghi?”

“Sì, potreste parlare con Shirley, una delle ballerine. Se risolveste questo caso vi ricompenserò con 10.000$, giustizia deve essere fatta.”

Serie: Agenzia Sullivan & Soci


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Sci-Fi

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Discussioni

  1. ” i migliori panini della città” quella frase mi ricordava qualcosa ma, per cortesia, evitai di ribattere come avevo fatto con l’ambulante”
    Bello, mi piace il riferimento, l’autocitazione a qualche episodio addietro 🙂