
Nuovi pezzi sulla scacchiera, il risveglio dell’anima innocente
Serie: Le anime pure
- Episodio 1: Una nuova fine
- Episodio 2: Il ruggito dell’incubo nero
- Episodio 3: Nuovi pezzi sulla scacchiera, il risveglio dell’anima innocente
STAGIONE 1
Nello stesso momento, in un altro luogo non troppo distante un gruppo apparentemente mal assortito di persone stava discutendo attorno ad un tavolo.
“La questione è molto semplice Aaron, intervenire o non farlo.”
L’uomo che prese la parola era un colosso dalla carnagione scura alto più di due metri che avrebbe fatto impallidire un orso con la sua stazza; gli occhi penetranti scrutavano con calma la reazione delle altre persone nella stanza mentre parlava.
“Per molti anni abbiamo atteso un segno, preparandoci proprio a questo momento.” Indico con un ampio gesto della mano il resto della tavola.
“Credo di parlare a nome di tutti i presenti quando dico che ormai siamo penetrati nelle corti ad un livello tale da riuscire a creare la destabilizzazione di cui parlammo allora, quando ci chiamasti a te.”
I presenti annuirono senza aggiungere altro, in tutto erano in otto, molto diversi tra loro nei modi e nell’aspetto.
L’unica cosa che li accomunava erano dei monili, le decorazioni per quanto fossero differenti in qualche modo avevano uno stile simile ed enigmatico.
“Goz ha ragione.” Sbottò all’improvviso Turgeon alzandosi dalla sedia.
Era appena un ragazzino, ma dimostrava un forte temperamento impulsivo per nulla consono alle vesti da frate che indossava.
I capelli castani tagliati a scodella, tipici del suo ordine, ondeggiavano a destra e sinistra mentre animatamente esponeva il suo pensiero.
“Sappiamo tutti che cos’è successo al villaggio di Cannon qualche settimana fa e di certo non è una coincidenza che una scia di distruzione stia raggiungendo la fortezza di quel farabutto” Fece una pausa continuando a fissare Aaron, apparentemente il loro leader, in cerca di una reazione.
“A quanto pare qualcun altro ha preso l’iniziativa e per il momento gli sta dicendo proprio bene.” Annui soddisfatto. “Per quanto tu voglia tenere segreti i nostri piani chiunque stia compiendo questo massacro finirà col mandare in fumo questa tua opera così meticolosa.” Concluse con una punta di stizza.
Aaron chiuse gli occhi pensieroso, tutti attesero in silenzio la prossima battuta.
In poche parole il loro giovane compagno aveva riassunto, più o meno, il pensiero di tutti. “Ora siedi Turgeon.” La voce cristallina ed effeminata del loro leader giunse chiara e perentoria.
Era un giovane, appena fattosi adulto, dai lunghi capelli biondi ed i lineamenti perfetti.
“Capisco bene la vostra frustrazione ed anch’io desidero porre fine a questa piaga, anzi, credo di essere colui che ne ha più diritto.” Riaprì gli occhi, le iridi come blocchi di ghiaccio, sorridendo e la sala per un istante si tese pronta ad accogliere la novità. “Ma…” si apprestò ad aggiungere alzando l’indice verso il soffitto. “l’incoscienza è qualcosa che non possiamo permetterci.” Picchiettò il tavolo con lo stesso indice che nel frattempo aveva ipnotizzato i presenti. “Dobbiamo considerare ogni possibile conseguenza delle nostre azioni, anche le più insignificanti. Le ripercussioni potrebbero essere inimmaginabili ed abbiamo una sola lancia a disposizione per questa giostra”. Turgeon si lasciò cadere sulla sedia, non era di certo la risposta che desiderava ricevere e, giudicando dalle espressioni degli altri, il pensiero era condiviso.
L’unica che riuscì a conservare un’aria composta e distaccata fu Gill, una delle poche donne presenti alla riunione, che ora sosteneva lo sguardo del loro leader attendendo con calma melliflua.
I capelli di un rosso cupo incorniciavano il viso angelico della donna i cui occhi, smeraldi brillanti, luccicavano alla luce delle torce appese al muro.
“Tuttavia come giustamente ci ha fatto notare Gozhenko, nelle ultime settimane sono accadute delle cose impossibili da ignorare, esse hanno il potenziale di favorire o seppellire allo stesso tempo la nostra impresa.” Si alzò dalla sedia ed aggiunse. “Propongo che Gill vada ad incontrare questa nuova figura sulla scacchiera, per il momento resterete separati da noi. È chiaro che la fonte del suo potere è simile alla nostra ma vista la natura esplosiva, violenta ed incontrollata non desidero mettere a rischio le nostre vite.” Si riavvio i lunghi capelli biondi dietro l’orecchio. “Sono sicuro che la nostra, regina degli specchi, non correrà alcun pericolo. Vorrei che lo aiutassi a capire e controllare il suo talento, la discrezione resta una priorità naturalmente e per il momento siamo fortunati che nessuno sia sopravvissuto al suo passaggio, ma temo non durerà per molto.”
Si voltò accostando la sedia di legno al tavolo.
“Ora andiamo, continuate a raccogliere informazioni e tenervi pronti. Ci sono molte forze di cui tener conto in questa partita, abbiate pazienza e verremo ricompensati.”
Senza aggiungere altro uscì dalla sala lasciando aperto il portone di metallo.
Quelli rimasti si scambiarono uno sguardo di complicità poi, lentamente, si allontanarono. Percorsero un lungo tunnel dalle pareti rivestite di muschio fino a sbucare nelle rovine di una piccola rocca costruita sulla cima di una cascata.
Ognuno prese una direzione diversa scomparendo in breve alla vista, solamente uno di loro e Gill si trattennero per un istante di più.
Il suo nome era Kenneth e nonostante l’aspetto burbero la guardava con occhi colmi d’amore.
“Fa attenzione quando lo incontrerai, lo so che non dovrei preoccuparmi per te, ma non posso farci niente.” Sorrise accarezzandole il viso, la baciò teneramente ed aggiunse. “Fa buon viaggio.”
La donna annui in silenzio prendendo la mano dell’uomo tra le sue prima di allontanarsi a sua volta.
“Spero sia finalmente giunto il momento.” Si lasciò sfuggire in un sussurro, la seguì con gli occhi finché non scomparve tra gli alberi della foresta.
Non appena superò le prime fila di alberi, la giovane donna accelerò il passo, scavalcando con straordinaria agilità rocce, rampicanti e qualsiasi tipo di ostacolo le si parasse davanti.
Il ciondolo che portava al collo brillò debolmente e nell’istante successivo la donna scomparve muovendosi troppo velocemente per essere notata da un occhio umano. Ricomparve nei pressi del portone che era stato spalancato da una potente spallata. I corpi erano arrivati fino a li, parte di essi impalati sui battenti altri sparpagliati a terra. Gill inarcò un sopracciglio procedendo adagio e tendando, per quanto possibile, di evitare il contatto con le vittime della strage.
All’interno della corte la situazione era anche peggiore, l’aspetto era a tutti gli effetti quello di un mattatoio, ma qualcosa catturò immediatamente l’attenzione della donna.
In cima alle scale di pietra vide un uomo in armatura, una corazza talmente bizzarra che poteva essere solamente il frutto di qualche forza sovrannaturale.
Con un ringhio basso e costante continuava a percuotere con i pugni un copro esanime ormai ridotto in poltiglia.
“Fermati ora.” Disse con voce ferma la donna. “Non sono tua nemica e desidero parlarti.” Di riflesso batté le palpebre e quando le riaprì si trovò faccia a faccia con il cavaliere nero. Il metallo vibrava ancora ma le lame, lentamente, si stavano ritirando: l’armatura stava assumendo nuovamente l’aspetto originale.
Rimasero immobili uno di fronte all’altra al centro della corte finché, improvvisamente, il metallo prese a sgretolarsi come fosse sabbia.
La corazza perse consistenza ed una figura minuta cadde in ginocchio reggendosi il viso tra le mani.
La regina osservò la metamorfosi e con dolcezza scese in ginocchio per andare incontro al nuovo arrivato.
“Salve, mi chiamo Gill. Tu chi sei?”
Con delicatezza gli scostò le mani dal viso rivelando una cicatrice piuttosto estesa sullo zigomo sinistro.
Walter, riprese conoscenza “Dove mi trovo? Cos’è successo?”
La donna sorrise gentile, questa volta parve autentica, rispondendo con altrettanta gentilezza.
“Queste sono le rovine del ducato di Bradford, qualcuno ha posto fine a quest’amministrazione corrotta e malvagia.”
Lo abbraccio teneramente.
“Ora fidati di me e chiudi gli occhi, sei al sicuro ma dobbiamo allontanarci, almeno un poco, da qui.” Fece una pausa alzandosi con il bambino tra le braccia.
“Poi se vorrai ti racconterò una storia.”
Sentì Walter annuire con il viso poggiato contro la sua spalla. “Bene, allora in marcia.”
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