
Occhi verdi calibro .45
Giosuè aveva scelto uno strano modo per terminare la sua vita, si era messo in testa di difendere una giovane ragazza, di nome Marie da una gang di malavitosi russi che da tempo stava infestando, il loro pensionato.
La domanda che ci si pone dopo questa introduzione è perché proprio Marie?
La risposta stava nei suoi dolci occhi colore dei prati dell’ isola di smeraldo, avrebbe risposto Giosuè mentre feriva mortalmente uno dei factotum dei russi, usando un vecchio premio del campionato di bowling regionale del 77 da lui vinto “a mani basse” come amava dire quando ti raccontava di quella serata di gioia e delizia. Ora quel premio pregno di sangue e sostanza grigia proveniente dalla testa del balordo, aveva una nuova storia da raccontare.
Marie era nuda e incredula, per quello che era successo pochi secondi prima, quando aveva le gambe aperte sotto un energumeno che tentava di sfondarle tutti i buchi, come aveva lui stesso sentenziato prima di gettarla sul letto di quello squallido appartamento, e ora l’orso del Reno, era steso sul letto, vicino a lei, senza vita e coi pantaloni a ciondoloni.
Giosuè, stava in mezzo alla stanza con il fiato corto ed in mano il trofeo, mentre la sua donzella scampata al pericolo, dopo essersi rimessa le mutande, aveva iniziato a cercare nelle tasche del morto: soldi, chiavi di una macchina per poi continuare con gioielli e varie bustine di droga da stupro a buon mercato, per poi sfilarsi da lì e scappare fuori dall’edificio attraverso lo scarico della lavanderia come suggeritogli dal suo salvatore, perché unica via di uscita, non controllata da quella banda di assassini. Senza neanche rivolgergli una parola di gratitudine lo baciò in bocca con tanto di risucchio bagnato.
A Giosuè non rimase che lasciar cadere il pesante trofeo e prendere la vistosa e potente pistola semiautomatica del tizio, e dopo essersi accertato che il colpo era in canna lasciare la stanza per dirigersi verso il tetto, quando lo raggiunse prese la mira e piantò due colpi nel corpo della vedetta intenta a farsi una canna, poi presa la sua mitraglietta scaricò il resto del caricatore per aria facendo un baccano da far accorrere più bandidos sul tetto, il più velocemente possibile, dando così a Marie una possibilità per scappare.
Il tetto si stava riempiendo come una piazza il dì di festa, Giosuè da dietro il comignolo poteva vedere la sua amata saltare sull’auto del morto e sparire nel buio. Si era limitato a prendere fiato poi aveva iniziato a sparare contro i russi.
Calmo e preciso seppe centellinare i colpi nel caricatore, massimizzando le perdite avversarie. Ci volle del tempo prima che si rendessero conto di essere sotto il tiro di un unico uomo e quando raggiunsero la consapevolezza di questo, Giosuè si era già trovato un nuovo nascondiglio pronto a continuare la mattanza.
Nella bagarre, era riuscito a procurarsi due rivoltelle, una mitraglietta con caricatore pieno e quella che sembrava una bomba stordente.
Fece deflagrare l’ordigno e nella confusione si chiuse la porta del tetto dietro di se bloccandola con la mitraglietta, per poi scendere giù per le scale con la pistola in pugno, fu quando prese la seconda rampa di scale che si trovò difronte Antov il capo della gang rimasto, nelle retro vie pronto a fare la sua entrata ad effetto quando tutto sarebbe finito. I due si scontrarono ma Antov non gli diede peso, forse pensava ad un vecchio rincoglionito che scappava da tutto quel baccano, mentre invece Giosuè giratosi di scatto gli piantò una pallottola alla base del cranio lasciandolo lì stecchito. Un’occasione che colse senza il minimo tentennamento, poi lasciò cadere la pistola a terra, spogliò il corpo dei suoi valori, prima di rientrare nel suo appartamento. Mentre le sirene della polizia inondavano il pensionato con il loro suono stridente e i poliziotti arrancavano su per le scale sbraitando, Giosuè si stava godendo una buona tazza di tè, festeggiando l’inattesa vittoria.
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Adoro questo genere! Se posso permettermi, volevo evidenziare delle caratteristiche che non mi son piaciute. I nomi, ad esempio. Non “suonano” per niente inerenti all’atmosfera. Tra le bustine di droga, la droga dello stupro sarebbe difficile trovarla visto che solitamente è liquida e dunque trasportabile in diversa maniera. Nel complesso però mi è piaciuto molto, ti immergi subito nella situazione e la lettura è molto piacevole.
Rapido e veloce come i caricatori che si scaricano. Buchi nelle teste, sangue e splatter a volontà. Così doveva essere. Applauso
Mi ha ricordato molto Sin City e, in particolare, la storia di Marv.
Un racconto molto particolare e coinvolgente.
Bravo.
Il genere è abbastanza ripetitivo nelle dinamiche narrative anche se basta pochi particolari ha rendere la salsa economica un prelibatezza…grazie
” Ora quel premio pregno di sangue e sostanza grigia proveniente dalla testa del balordo, aveva una nuova storia da raccontare.”
👏
Bellissimo l’incipit e azzeccata la scelta del titolo.
Wow! Io amo il noir
Grazie