
Oggi: la costa vista dal mare
Serie: La foschia dell'alba
- Episodio 1: Ieri: al lago, in bicicletta
- Episodio 2: Ieri: il varo e il naufragio
- Episodio 3: Ieri: la fine dell’estate
- Episodio 4: Oggi: di nuovo al lago
- Episodio 5: Oggi: la costa vista dal mare
STAGIONE 1
Non è altro che uno stagno, penso. E questo è soltanto un sogno. Tento di aprire gli occhi. Sono ancora seduto accanto al tronco. Le braccia mi fanno male. Mi accorgo che sto stringendo fortissimo le ginocchia. Allento la presa e cerco di calmare il mio respiro. Alla mia età può essere pericoloso. La luce del tramonto è molto intensa: devo strofinare gli occhi per poter vedere di nuovo qualcosa.
Ho bisogno di fare una doccia. È la prima cosa che penso quando sento la camicia bagnata che aderisce al mio corpo. Riprendo finalmente un po’ di calma e mi guardo intorno. Non c’è nessuno per fortuna.
Strana cosa il senso di colpa. Se allora non l’avessi fermata oggi non sarei qui. Se l’avessi lasciata andare lei avrebbe capito che non ce l’avrebbe fatta a recuperare il modellino. Oppure ce l’avrebbe fatta e tutto sarebbe finito nel migliore dei modi. Io avrei potuto aiutarla a uscire dall’acqua se fosse stata in difficoltà (devi proteggere le persone che ami).
No. Invece l’avevo trattenuta. Ma l’avevo fatto per proteggerla! Come potevo pensare che ci avrebbe provato da sola? Tredici anni forse non bastano per un ragionamento così complesso. Sinceramente non ricordo più a cosa si pensa e come si pensa a quell’età. Forse è un ragionamento molto complesso anche nelle età successive, a quaranta, a cinquanta o a sessant’anni. Siamo esseri umani, non trattati di psicologia.
Però l’avevo trattenuta. E se non l’avessi fatto, forse…
Strana cosa il senso di colpa. Anche Silvia si era resa conto che il suo primo tuffo aveva peggiorato la situazione? Le onde avevano fatto entrare acqua e la barca era affondata. Semplice.
Semplice un cazzo! Perché forse io avevo fatto in modo che lo pensasse! Avevo detto qualcosa? L’avevo accusata? Ragazzi, davvero non ricordo. È passato così tanto tempo!
Mi alzo con un po’ di fatica e mi dirigo verso l’auto. Non riesco a togliermi dalla mente l’immagine dell’interno della barca con noi due pronti a partire per chissà dove. Era molto tempo che non ricordavo un sogno così vivido. Se si tratta di un sogno. Molti pensieri, molti ricordi mi affollano la mente. Ricordo tutti i miei amici di quegli anni, ne ricordo tutti i particolari, come si vestivano, come parlavano, i sogni e le paure che ci confidavamo. Ricordo che una delle domande che più ci assillavano quell’estate riguardava la profondità del lago. Beh, ancora qualche giorno di pazienza e lo saprò… forse.
Arrivo a casa con il tramonto che sta lasciando spazio al crepuscolo. Riuscirò a dormire questa notte? Difficile. Difficile anche concentrarsi su un libro. Penso che mi annullerò davanti al televisore in compagnia di una bottiglia e dei miei pensieri.
Parcheggio l’auto e premo il pulsante per chiudere il portone. Le luci del garage sono molto tenui, dovrò ricordarmi di cambiare le vecchie lampadine. Ma sono sufficienti a farmi notare la valigia appena scendo dall’auto. Una valigia di alluminio con i rinforzi agli angoli. È ridotta male, penso. Devo chiedere al giardiniere se l’ha dimenticata. Ma in realtà so benissimo di cosa si tratta. La mia curiosità verso lo svuotamento del lago era dovuta anche a questo: la troveranno? Troveranno anche la barca?
No. Non troveranno nulla. È tutto qui. Dovrei chiedermi come tutto questo sia possibile e dopo averlo accettato dovrei chiedermi anche perché. Ma a cosa servirebbe? Non ho paura, solo una profonda sensazione di tranquillità, come se mi fossi aspettato tutto questo, come se lo aspettassi da molto tempo.
Strana cosa il senso di colpa: può seguirti per tutta la vita e anche oltre se non trovi il modo di rimediare e dissolverlo. Silvia è riuscita. Aveva bisogno che io mi recassi al lago per poterlo fare. Lei e io dentro alla cabina della barca era quello che entrambi sognavamo allora, troppo piccoli per capire davvero la potenza di quei sogni. Ma questa forza e riuscita a vivere fino a oggi e forse vivrà per sempre.
E il mio senso di colpa? Quando si dissolverà?
Domani la sveglia suonerà prestissimo, ma di sicuro sarò già sveglio, sempre che riesca a dormire. Voglio arrivare al mare prima dell’alba, quando le spiagge sono deserte. Se ci sarà qualcuno vedrà un uomo sul bagnasciuga che gioca con un modellino di motoscafo Riva. Lo vedrà puntare la prua verso il mare, accendere il motore e lasciarlo andare. Penserà che l’uomo sia matto e tornerà alla sua passeggiata sulla sabbia umida.
Se si volterà ancora non vedrà più l’uomo, ma solo la barca che si allontana verso il mare aperto. Se si fermerà potrà ascoltare il rumore delle onde, i versi dei gabbiani e con un po’ di attenzione un suono diverso, come delle risa che arrivano da lontano.
Sì. La costa vista dal mare è bellissima.
Spero che la foschia dell’alba renda tutto davvero così magico.
Serie: La foschia dell'alba
- Episodio 1: Ieri: al lago, in bicicletta
- Episodio 2: Ieri: il varo e il naufragio
- Episodio 3: Ieri: la fine dell’estate
- Episodio 4: Oggi: di nuovo al lago
- Episodio 5: Oggi: la costa vista dal mare
Favoloso, ormai non faccio che ripetermi come un picchio di legno che batte sempre sul solito tasto.
Quando si dice “scrivere tutti i giorni”… Anche in una semplice risposta ecco una ricercata similitudine! Grazie ancora Roberto.
Ciao Antonio, immagino che questo sia il finale del tuo splendido racconto. Forse uno fra i miei preferiti in questi giorni perché un po’ rispecchia ciò che mi piace leggere e magari anche scrivere. La tua è una scrittura per immagini che si catapulta da fuori a dentro l’animo del protagonista per poi uscire di nuovo sotto forma di parole che sembrano fotogrammi. Ti faccio i miei complimenti sia per lo stile, come già ti ho detto, che per la storia apparentemente ‘semplice’, ma realmente magica. Bravissimo
Ciao Cristiana. Rispondo in qualche modo a tutti i tuoi commenti sulle varie parti del racconto e inizio ringraziandoti per averlo letto e commentato.
Hai parlato di scrittura per immagini: credo che sia dovuto al mio lavoro… Trent’anni di fotografia hanno lasciato il segno.
La nostalgia, invece, dipende dal fatto che oltre i tre decenni di fotografia ce ne sono altri più lontani, da cui affiorano episodi anche banali, quasi dimenticati… Spesso non ci badiamo, ma se li lasciamo venir fuori lo fanno con forza!
In particolare, in questo racconto il lago (… lo stagno) è vero, due pozze che chiamavamo “le tampe”, così come sono vere le biciclette e le strade sterrate, e i pomeriggi trascorsi a fare nulla.
Mi sono divertito a scriverlo, era estate e avevo un po’ di tempo libero. E, come dicevo rispondendo a un commento, ho scoperto che mi piace scrivere. Sto cercando di organizzarmi per ritagliare del tempo e continuare a farlo anche in periodi più impegnativi, come quello che mi si prospetta da qui a Natale.
Grazie ancora e a presto.
Ti ho trovato su Instagram. Bellissimo profilo. Complimenti:)
Grazie
Sono fermo da un po’ di tempo su IG, causa “saturazione”… Riprenderò presto!
Un finale struggente all’altezza di una serie scritta benissimo e molto emozionante. Anche stavolta, tantissimi complimenti!!
Qualcuno (in famiglia…) mi ha detto che è troppo struggente, e mi aveva quasi convinto a modificarlo. Forse perché quando conosci bene una persona ti aspetti che pensi e agisca sempre allo stesso modo.
Grazie Melania e buona domenica.