Onni

Serie: L'incubo


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: «C'è solo il vuoto, Akseli! Sarebbe un suicidio. Questa nave naviga nel nulla. Vieni a vedere, se non mi credi.» «Ci puoi giurare! Andiamo.»

Quando Akseli aprì la porta si bloccò, accorgendosi che tutto era cambiato: le pareti del corridoio erano intatte, la moquette in ottimo stato e persino lo sgradevole odore di legno marcio era sparito. Si voltò verso Aila, che non sembrava sorpresa quanto lui. Camminarono lungo il corridoio fino alle scale centrali; salendo la prima rampa, arrivarono al ponte 5, avvertendo in lontananza un brusio di persone che chiacchieravano allegramente, ma nemmeno questo sembrò turbare Aila. Raggiunsero infine il ponte 6, dove poterono distinguere chiaramente i tipici rumori di un ristorante all’ora di cena: il tintinnio delle posate sui piatti di porcellana, il viavai dei camerieri e le mamme che urlavano ai bambini di non correre tra i tavoli.

Due giovani donne, immerse in una conversazione e ridacchiando tra loro, li incrociarono sulle scale; Akseli le guardò esterrefatto mentre scendevano verso il livello inferiore, ma loro non si accorsero nemmeno di lui e di Aila.

«Le hai viste anche tu, vero?» domandò incredulo alla madre.

«Certo che le ho viste. Te l’ho già detto, lui è un maestro nel distorcere la realtà. Non lasciarti ingannare.»

Quando raggiunsero la sala ristoro, davanti a loro si presentò una scena agghiacciante, tanto era normale: centinaia di persone, tra adulti e bambini, stavano consumando serenamente il pasto serale servito in un elegante buffet. Non appena si accorsero di loro, li guardarono male, come se avessero qualcosa fuori posto. Akseli si sentì a disagio e lanciò un’occhiata veloce verso il basso, notando una grossa macchia di grasso sui jeans. Aila sapeva di avere un aspetto bizzarro, dato che indossava la camicia da notte, ma questo non le impedì di mantenere un atteggiamento disinvolto.

«Ci stanno fissando tutti, non possiamo rimanere qui impalati» sussurrò Akseli.

«Guarda, laggiù c’è meno gente, andiamo», rispose lei, afferrandolo per un braccio.

Attraversarono la sala schivando le persone che andavano e venivano dal buffet con i piatti in mano. Il profumo invitante di frittura fece brontolare lo stomaco di Akseli, che fu tentato di fermarsi a prendere qualcosa da mangiare anche lui. Quelle pietanze che gli sfilavano davanti, sui piatti dei passeggeri, avevano un aspetto prelibato: aringhe in tutte le salse, salmone affumicato, insalate di mare e, naturalmente, il merluzzo fritto. Tutto sembrava buonissimo.

Avevano quasi raggiunto la zona meno affollata quando Akseli si fermò di colpo. Aila si voltò verso di lui, poi seguì il suo sguardo per capire cosa lo avesse bloccato e perché avesse in volto quell’espressione sconvolta.

Poco distante, tra un tavolo occupato da una giovane famiglia e un altro da cui si era appena alzato un gruppo di anziani, sedeva Iku-Turso insieme a due donne e alcuni bambini. Aila riconobbe immediatamente il bambino che lui teneva sulle ginocchia, al quale le donne stavano sorridendo, e comprese la reazione di Akseli.

«Cerca di stare calmo, tesoro», disse lei, provando a trattenerlo. Ma lui, con gli occhi già lucidi, avanzò spedito verso quel tavolo. Avvicinandosi, iniziò a distinguere le voci.

«Ma allora questo bel bambino è suo nipote?»

«Sì, non mi somiglia?»

«Oh, certamente! Ha preso i suoi occhi, sa? È la sua fotocopia», esclamavano le donne, rapite dalla bellezza del piccolo.

Quando Akseli li raggiunse, si fermò a osservare quel mostro che teneva in braccio suo figlio. Non riusciva a trovare un senso a tutto ciò che era accaduto da quando si era ritrovato su quella nave. Ma vedere il bambino fu lo shock più grande: gli balenò persino l’idea di essere morto e che quella bizzarra versione della Viking Sally fosse l’aldilà.

In fondo, però, che si trattasse di vita o morte, sogno o realtà, Onni adesso era proprio lì, davanti a lui.

In quel momento il bambino si voltò e lo riconobbe subito: «Papà!»

Akseli si abbassò per accoglierlo e lui, sfuggendo a Iku-Turso con l’agilità di un’anguilla, gli corse incontro lasciandosi stringere in un abbraccio. Dopo averlo baciato, affondando il naso nei suoi capelli per sentirne il profumo, Akseli si soffermò a osservare ogni dettaglio del suo bel viso paffuto: i grandi occhi azzurri, le guance rosse, il sorriso senza un dente. Negli ultimi anni la malattia l’aveva trasformato, privandolo del colorito e scavandogli il volto; non l’aveva mai visto così in salute, durante la sua vita.

Nel frattempo, le due donne se n’erano andate: erano rimasti solo Aila, ancora in piedi dietro di lui, e Iku-Turso, seduto al tavolo.

«Onni, vieni dal nonno!»

Sentendo quel mostro chiamare suo figlio, Akseli lo fulminò: «Non ti azzardare a toccarlo!»

Ma Iku-Turso, ignorandolo completamente, continuò: «Dai, sbrigati! Se vuoi il budino, dobbiamo prenderlo adesso».

Onni, sentendo la parola “budino”, schizzò via dalle braccia di Akseli per tornare da lui; i due poi, mano nella mano, si diressero verso il buffet.

Dopo un po’, tornarono al tavolo con il dolce in mano e si sedettero a mangiare. Iku-Turso alzò lo sguardo su Akseli e Aila: «Potreste anche sedervi, state dando spettacolo».

Si guardarono intorno constatando che, in effetti, le persone li stavano osservando, e sembrava che stessero anche parlando di loro. Dunque, si sedettero.

«Volete anche voi del budino al cioccolato? È ottimo.»

Non risposero. Akseli, a un certo punto, non riuscendo più a contenersi, sbottò: «Cos’è tutto questo? Spiegami. Che cosa vuoi da me?»

«Ma niente. Cerca di calmarti o spaventerai il bambino.»

Onni, tuttavia, non stava nemmeno ascoltando i loro discorsi e, una cucchiaiata dopo l’altra, aveva già mandato giù mezzo budino, sporcandosi il naso di cioccolato.

Continua...

Serie: L'incubo


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Onni col budino sul naso mentre suo padre e un demone si fronteggiano a un tavolo da ristorante. È l’immagine più assurda e più tenera possibile, e funziona proprio perché non dovrebbe. Il bambino se ne frega del bene e del male, vuole il cioccolato. E tu ridi con il groppo in gola.

  2. Ciamo Arianna, come sempre suspense ed emozioni nella tua scrittura vanno di pari passo: come un matrimonio perfetto o meglio ancora come pizza e patatine.
    La scena del buffet è descritta talmente bene che ho quasi percepito il profumo della frittura e il suono delle posate sui piatti di porcellana.
    👏🏼👏🏼👏🏼👏🏼

  3. Ciao Arianna, altro episodio molto intenso. Sembra evidente che tra Akseli e Iku-Turso ci sia un legame molto stretto. Spero che non sia stato lui la causa della morte del bimbo.
    Continuo ad apprezzare tantissimo questa storia e tutti i suoi colpi di scena. Bravissima!