Onoranze funebri

Serie: La bicicletta


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Marta si è frapposta tra Shintaru e il colpo mortale, salvandogli la vita al prezzo della sua. Il samurai ha ucciso il traditore, non per vendetta ma per giustizia, poi è andato al capezzale di Marta: è morta tra le sue braccia dicendogli quanto lo ama

Le chiuse delicatamente gli occhi; poi, con il suo corpo sempre tenuto con dolcezza tra le braccia, si avviò a passi lenti, ma decisi, verso l’albero di ciliegio. Qui giunto, la depose al suolo, con tutti i riguardi, iniziando a scavare, a mani nude e alacremente, per lei una fossa, onde darle degna sepoltura; doveva essere profonda abbastanza affinché le fiere, scavando, non potessero comunque mai arrivare a lei e fare scempio dei suoi resti mortali.

La terra era dura, da scavare. Le sue unghie e le sue mani si lordarono di terra, il cui contatto era in qualche modo, gradevole, sentiva il calore del sole su di sé, la fatica aggiungersi a quella dei combattimenti, mentre scavava. Di quando un quando, una goccia di sudore gli colava dal viso, o da qualche altra parte del corpo, finendo al suolo. Non pianse, i samurai non piangono mai.

Una volta completato lo scavo, vi depose delicatamente il corpo, poi ricoprì il tutto, sempre con perizia e delicatezza, con la terra smossa e, infine, fatti pochi passi per cogliere dei fiori lì accanto, tornò da lei, depose i fiori, si alzò, recitò le onoranze funebri e infine si avviò verso la sua dimora. Koichi non meritava altrettanto: lo divorassero pure gli animali selvatici! Mentre con passo lento si avviava verso casa, gli sovvenne che non aveva ancora provveduto allo strano oggetto su cui lei era in sella. L’oggetto che l’aveva fatta giungere in quei paraggi. Non gli occorse molto tempo, per decidere che farne.

Si avvicinò alla bicicletta e se la caricò sulle spalle; avviandosi così verso casa, senza curarsi granché di quanto aveva intorno. Qui giunto, ne fece una specie di reliquia: le dedicò un’intera stanza, in cui fece costruire un altare dove poi la ripose, bruciando tutti i giorni incenso accanto alla bici e portando ogni giorno dei fiori freschi sia alla tomba di Marta sia alla bici. Non sapeva neanche il nome della giovane donna alla quale doveva la vita; però sapeva che l’amava moltissimo e che era stata coraggiosissima: così fece incidere, sul pezzo di legno che ne era la lapide, le parole “Yūki” e “Ai. “

Poche settimane dopo la scomparsa di Marta, nel tempo presente:

Tutti coloro che la conoscevano erano in grande apprensione per lei, mentre le ricerche continuavano senza sosta; spesso erano i civili volontari, molto più delle forze dell’ordine, i più ferventi in esse. Dalle indagini era emerso qualcosa che somigliava moltissimo a una puntata di X-Files. Quel giorno in particolare, con l’umore che si può ben immaginare, i suoi genitori e la sua migliore amica erano intenti, nelle loro rispettive case, a desinare, per necessità biologiche piuttosto che per reale volontà di farlo. La TV era accesa, sintonizzata sul telegiornale, come al solito: speravano ancora in buone nuove. All’improvviso, una notizia, apparentemente banale e non correlata, scosse in realtà moltissimo sia Ofelia, la migliore amica di Marta, sia Laura, sua madre.

In Giappone, facendo alcuni scavi, erano stati ritrovati i resti del palazzo di un antico bushi, di cui però si ignorava il nome. Quello che campeggiava, in particolare, nel servizio era un altare, o reliquiario, su cui era riposto un oggetto che non avrebbe dovuto, che non poteva trovarsi lì: una bicicletta da donna, modello Daytona, che a tutte le analisi fatte risultava essere lì da secoli. Come primissima reazione, entrambe fecero la faccia di una persona che ha visto un fantasma, anche se non era così, portandosi una mano al petto. Poi proruppero in grida ed esclamazioni di gioia; infine spiegarono agli altri il motivo: per quanto incredibile potesse sembrare, l ‘unica spiegazione logica era che Marta fosse finita nel passato. Loro credevano che Marta avesse vissuto felicemente decenni nel passato, prima di spirare; per questo ne gioivano.

La loro illusione però durò poco, poiché la fine del servizio mostrò l’incisione, declamandone la traduzione in italiano: “alla giovane donna sconosciuta che mi ha salvato la vita, l’unica volta che l’ho vista, morendo al mio posto e che mi amava tanto.” Solo allora, con il conseguente passaparola, nonché la verifica che sia la targa sia il numero di telaio corrispondessero, tutte le persone a lei care seppero cosa ne era stato di Marta.

Serie: La bicicletta


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Discussioni

    1. non esattamente sulla tomba: la tomba è sotto il ciliegio e c’era un epitaffio sulla lapide in legno.. non sarebbe durata fino ai giorni nostri. L’epitffio era sull’altare domestico su cui lui ha posto la bicicleta di Marta… come fosse una reliquia da venerare.