Oppure
Pronto, preparato, pompo.
Wojownika camminava in avanti, spada e scudo che recava un’aquila bianca con la testa coronata, elmo e armatura lucenti. Io sono il guerriero! E lo diceva pure il nome.
Da tempo, una comunità del suo feudo lamentava le molestie di un alchimista – Un pazzo, dicevano – ed era venuto il momento che Wojownika mettesse fine a quella presa in giro.
Adesso, era arrivato nei pressi della stamberga di questo folle. Più un antro. Tutto era serrato e chiuso, dagli spiragli di finestre e porte uscivano fumi che chissà cosa significavano.
Esperimenti.
Aberranti.
Su esseri umani?
Wojownika, sopraffatto dall’orrore ma più dal disgusto, andò a una porta, la sfondò con un calcio appesantito da scarpa d’arme e schiniero, una vampata di strani vapori lo investirono.
Dentro l’elmo tossì, non vide nulla, e quando fu in grado di vedere, penetrò nella dimora dell’alchimista. Di lui udì una risata.
Wojownika rimase sconvolto da quel che vide. È l’impossibile, si disse, e gli venne da rabbrividire.
Poi venne l’alchimista, un tipo con un camicione sporco, troppo magro, aveva barba lunga e la testa calva. Il naso, pustoloso. «Eccoti! Eccoti! Ti aspettavo» esultò.
Che strano, rifletté Wojownika. Preparò il braccio, con un fendente di spada avrebbe aperto il cranio al folle ponendo fine alla sua miserabile, meschina vita.
«Ah-ah, so cosa vuoi fare». L’alchimista lo fermò con un dito.
Wojownika non era disposto ad ascoltarlo. Stava per ucciderlo, ma l’alchimista lo bloccò:
«Ti metto di fronte a una scelta».
Wojownika grugnì. Dev’essere un “diabet”.
«O mi combatti per salvare la vita a una principessa…
«Oppure…
«Mi combatti per impossessarti di un tesoro». Rise di gusto e di cuore, non per forza in quest’ordine.
«Sei proprio strano» considerò Wojownika.
«Non importa. Cosa decidi?». Incrociò le braccia in petto.
Wojownika si mise a riflettere, gli venne il timore che si trattasse di un tranello. Ma poi, cos’avrebbe fatto? Aveva bisogno di una principessa con cui accoppiarsi e migliorare il suo lignaggio. Un tesoro gli avrebbe fatto comodo, si sarebbe arricchito.
Parimenti.
La principessa…
Oppure…
Il tesoro.
Wojownika non ci pensò più. Con un fendente di lama spaccò il cranio all’alchimista, lo uccise, abbandonò l’antro di quel pazzo: «Hai avuto quel che volevi». Scosse la testa. «Oppure…».
Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Fantasy
La prima parte incuriosisce, il mistero si fa ancora piú interessante nel prosieguo. L’ atmosfera nell’ antro dell’ alchimista, impregnata di vapori che sanno di magia, é suggestiva. Il finale secco per la ferocia di Wojownika mi spiazza, come ogni altro gesto analogo, immaginario (come in questo caso), o della realtà, con armi varie.
Grazie mille per essere passata
Mi piace come il tuo racconto giochi con l’immaginario epico per smontarlo dall’interno. L’eroe è tale solo di nome, e davanti alla “scelta” rifiuta il meccanismo stesso della narrazione.
Molte grazie, Cristiana 🙂
Intermezzo strutturato
Si resta in attesa di conoscere gli esiti dell’esecuzione sull’esistenza del protagonista
Bravissimo
Molte grazie! Si tratta di un racconto autoconclusivo, anche se a quanto pare non sono capace di scriverli autoconclusivi dato che tutti mi chiedono sempre di continuarli
I punti di sospensione finali non aiutano nello scopo 😉
Li ho messi perché non potevo scrivere “Oppure” e basta, aveva più senso mettere i puntini di sospensione