Ora che non ci sono più come corpo, posso vivere finalmente solo nei ricordi.

Serie: Un bambino speciale


Non è stato difficile prendere quelle pillole, sono riuscite a far terminare il dolore del vivere. Ora che non ci sono più come corpo,  posso vivere finalmente solo nei ricordi.

I miei primi anni di vita sono rappresentati da piccoli flash: le smorfie per farti ridere di un volto maschile e femminile , il sorriso di una donna, l’odore della schiuma da barba di un uomo, una vecchia signora che ti prepara il pranzo e lava e stende i panni. Vivevamo in affitto in una casa piccola e forse sporca, così mi dissero. Ma era il mio mondo questa casa angusta almeno per i primi 5-6 anni della mia vita, il mio spazio dove io avevo messo le mie radici spirituali. Iniziai a parlare in modo più spedito a circa tre anni ed a cominciare a capire e decodificare il mondo che mi circondava a quattro anni. E ne fui ammaliato i primi anni. Era tutto meraviglioso anche quando stavo poco bene, ogni giorno c’era una nuova scoperta: un libro pieno di illustrazioni, una palla con cui giocare, una scatola magica che mandava tante immagini dai colori sgargianti . E poi il telefono, un mezzo di comunicazione con il mondo esterno, per me che spesso stavo a casa non essendoci cortili dove poter giocare. Quante chiamate facevo! Ai miei genitori in ufficio, al fruttivendolo vicino casa, alle persone più disparate. Una volta feci un’interurbana, senza rendermene conto, e parlai con una milanese, magnificando le bellezze del quartiere dove abitavo, compresi i negozi… poi la vecchia signora prese la cornetta e si scusò per me, ma fu tutto molto divertente. Ma c’era un altro motivo ancora più importante per cui ero felice: avevo un’amichetta di nome Roberta , ed è stata la prima estranea alla quale abbia voluto bene. Giocavamo insieme a nascondino, a casa mia ed a casa sua, lei non era gelosa delle sue bambole, e me le faceva toccare. Ho un vago ricordo del suo viso ricordo che aveva due code ai lati, l’avrei voluta come sorellina. Non ne ero innamorato, in quel senso. Ricordo il giorno che seppi che doveva andarsene: piansi molto, avrei voluto ospitarla a casa mia, tanto sentivo la mancanza di un mio simile in un mondo fatto solo d’adulti. Poi mi regalavano il solito giocattolo per consolarmi, e si girò un’altra pagina felice della mia vita, questa per sempre. A farmi del male (non volutamente) furono i miei genitori prendendo una decisione che avrebbe influito sul resto della mia vita; quello di togliermi dal mio mondo, ovvero comprare una nuova casa.

Purtroppo presero una casa troppo grande per un bambino solo, tutta da rifare ed implicò un forte mutuo (concesso a mio padre dalla banca per cui lavorava) che però gravò sul loro bilancio familiare per per anni. Le vacanze estive (che fino a sei anni erano state frequenti), divennero solo un ricordo di tramandare in una foto, ma soprattutto persi il mio Eden seppur lo avessi idealizzato. Nello stabile dove abitavamo, non c’erano dei bambini con i quali a volte giocavo nel vecchio stabile, eravamo molto isolati ed invisi ad alcuni vicini. Ora era finita, entravo in una casa che mi sembrava enorme, senza più i luoghi che conoscevo a memoria, ed ora ho dimenticato. Non c’erano più i compagni di giochi, le persone anziane che mi raccontavano le loro storie nel vicinato. La nuova casa mi sembrava tetra, non c’erano più le carte sulle pareti dai mille colori che colpivano la mia fantasia di bambino, non potevo perdermi nell’immaginazione nel vedere le forme geometriche rappresentate. Questo mio nuovo “castello” anzi prigione, sembrava più un ospedale, per volontà di mia madre le pareti erano state dipinte di un bianco accecante, con lunghi corridoi che non portavano a nulla di emozionante: anzi mi davano solo angoscia

Serie: Un bambino speciale


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa

Letture correlate

Discussioni

  1. Ciao Carlo! Mi è piaciuto questo primo episodio e mi incuriosisce cosa succeda dopo, tanto da portare alla decisione di trovare la pace definitiva. Molto vero è che spesso l’infanzia viene ricordata tramite delle lenti che le imprimono felicità a prescindere da cosa accadesse. Ad ogni modo, l’infanzia di questo bambino sembra essere diventata tutta d’un tratto più fredda. Aspetto un prossimo episodio!