Orgia

Aprile 1945

Alfio camminava con gli stivali da cavallerizzo e la camicia mezzo sbottonata.

Non indossava altro.

Il membro pendeva sporco di ogni cosa possibile e impossibile.

Lui stesso era sporco di ogni cosa, possibile e impossibile.

Tutti, o quasi, erano nelle stesse condizioni.

Guardandosi intorno, fece un sorriso. Si chiese se per caso in futuro qualche regista rosso avrebbe dedicato alla loro storia un film, magari paragonandolo al romanzo del marchese De Sade.

Alfio e i camerati si erano appartati in quella villa di Salò per centoventi giorni, con loro prostitute d’esperienza e dei giovani, degli adolescenti, di tutti e due i sessi. Gli avevano fatto fare ogni cosa, perché il sesso era potere, il sesso è potere, il sesso sarà potere.

Alfio sputò a terra e vide passare due ragazzine nude, piene di graffi e sudicie ma che comunque ridevano in preda alla demenza.

Alfio le riconobbe, lui stesso gli aveva regalato delle dosi di morfina e cocaina oltre che degli oppiacei che aveva acquistato da un mercante di origine cinese che abitava a Milano.

Sorrise seduttore, le prese tutte e due, le sue lunghe braccia, le ampie spalle protettive, abbastanza perché gli facessero da ombrello, e borbottò:

«Vi mostro cosa vuol dire essere delle bandite partigiane». Rise.

«Oooh, sì» disse una.

«Padrone, puniscici. Siamo state cattive» ridacchiò l’altra. Ridacchiò? Una risatina roca, strana… Di più: grottesca.

Raggiunsero un letto ridotto a un campo di battaglia e Alfio sodomizzò una, accarezzò la vulva dell’altra e poi le dita della stessa mano se le faceva succhiare dalla medesima giovane. Non c’era nessun senso del pudore, né della pulizia. Tanto, la RSI aveva le ore contate. Tedeschi in ritirata demoralizzati perché il loro paese era stato lacerato fra Alleati e comunisti, anglo-americani in Italia avanzavano con le truppe negre coloniali, i partigiani dappertutto e ogni giorno c’era la notizia di almeno un gerarca fucilato; per ogni capo ucciso dai banditi, che fossero comunisti o monarchici, dieci facevano perdere le loro tracce per sempre. Il povero Duce era troppo famoso e riconoscibile per nascondersi con facilità e chiedeva sempre di una divisa della Luftwaffe, chissà perché.

Alfio, stanco e distratto da quei pensieri, smise di fare sesso con le due. Fece per ritirarsi, ma una strillò:

«No, no, voglio il tuo sperma».

«Anch’io» l’altra.

«Sentite…» stava per pregarle Alfio.

Non gli diedero ascolto. Gli cavarono gli occhi.

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