Orialco.

Serie: La leggenda del Demone Rosso.


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Il metallo degli dei vale molto più di qualsiasi gemma, più dell'oro e dell'argento. Ha la capacità di contenere e preservare la magia indefinitamente, senza corrompersi e senza subire i danni degli incanti esplosivi.

Il terion guardava dubbioso, quasi sorpreso.
– Una semplice lottatrice del fuoco? Ah! Qualcuno ci crede? –
Kinu sorrideva all’idea.
– I giorni in cui danzavo sotto i raggi di una splendende Sin con re Pardus e lottavo al fianco delle Furie Funeste sono lontani oramai. –

La potenza di quei nomi illustri e ancestrali rievocarono leggende perdute e quasi dimenticate; l’uomo bestia sgranò gli occhi e chinò ancora più profondamente il capo.

Le guardie si erano avvicinate abbastanza da avere i nuovi arrivati a portata di lama. I cacciatori invece erano spariti, lasciando la selvaggina incustodita posata a terra.

– Tutto bene mastro Sarija? – Chiese in tono serio Grijo e puntando la sua daga verso I’uomo a torso nudo.

– Rinfoderate le vostre spade, sono amici… SO-NO A-MI-CI! – Urlò Sarija in direzione di un paio di cerri sulla destra.

– Era una Furia nera, quella che abbiamo sentito e intravisto per un breve istante. Le scimitarre sono il nostro prestigio. Le Furie, invece, sono la gloria. Un segno rosso per ogni morte nera uccisa! Più segni, più rispetto. – Fu la risposta che diede l’albero a meno di una pertica da loro.

– Un miraggio non ha lo stesso valore. La serva della terra, Dalhia, possiede l’oro rosso degli dei e i suoi incantamenti sono infiniti e molto potenti. –

I cacciatori scesero con un paio di balzi dal cerro più alto, erano entrambi armati di arco e frecce che puntavano al corpo ed alla testa di Kinu.

Ad un cenno di Sarija, Dalhia accarezzò il bracciale di orialco, afferrando al volo il suggerimento della monaca. Alle spalle dei segugi si materializzò la scimitarra più grande che avessero mai fronteggiato. Il suo ruggito lo si poteva avvertire al centro del petto e feriva le orecchie. Ma i due non batterono ciglio, stavano fissando l’assenza di ombra e i movimenti incerti e sgraziati del re di tutti i predatori.

– Un miraggio scadente rispetto a ciò che abbiamo visto, davvero pensavate di ingannarci? – I due cacciatori tornarono a puntare le loro frecce su Kinu. La grossa scimitarra scoordinata perse nitidezza e lentamente divenne vapore e sparì. Kinu si alzò in piedi senza fretta, guardava prima uno, poi l’altro cacciatore, decidendo mentalmente l’ordine d’attacco.

– Ti dispiace se prendo io il controllo, piccola Dalhia? Solo per poco! Te lo prometto. – Sussurrò Sarija alla ragazzina.

– I miraggi sono una cosa da bambini! Non sono brava nei miraggi! – Rispose Dalhia sibilando piano, imbarazzata.

– Tu accetta e basta! Altrimenti il tuo amico rischia di morire avvelenato dalle frecce di quei segugi puzzolenti. –

– Accetto. Accet… – Dalhia non fece in tempo a finire la frase che la sua vista si oscurò, alle sue orecchie arrivava un fischio acuto che sovrastava ogni altro rumore, tutto perse d’importanza e lei si lasciò cullare da quella strana sonnolenza tanto accogliente.

Dalhia ora aveva uno sguardo deciso e privo di esitazioni, molto diverso da quello di qualche secondo prima. Sfiorò i bracciali con entrambe le mani. I cacciatori avvertirono il pericolo scorrere come lava nelle loro vene, si guardarono intorno alla ricerca della fonte di quell’aura di minaccia di morte dolorosa e cruenta. Anche le guardie in armatura avvertirono un brivido lungo la schiena e cominciarono a guardarsi attorno allarmati.

Dietro uno degli alberi poco più avanti, videro un movimento lento e oscuro, tutto intorno non si sentivano più i richiami della fauna silvestre, il silenzio era come una nebbia invisibile e pesante.
Un’ombra dotata di occhi selvaggiamente luminosi si stava avvicinando, senza mostrare alcun timore, muovendosi con tremenda calma, avanzando a zig-zag con la testa sempre rivolta verso le sue prede.

I due segugi si mossero rapidamente, separandosi e avanzando in sincrono per attaccare la creatura da entrambi i lati. I loro movimenti erano precisi e veloci. La nera scimitarra emetteva un ruggito lento, profondo e intriso di odio antico. I cacciatori puntarono le loro frecce mirando alla testa. Intanto i militari si erano posizionati a proteggere Sarija che restava immobile, con un’espressione di forte concentrazione.

I battitori saltarono agilmente muovendosi in un modo il più imprevedibile possibile. Scoccarono le loro frecce puntando agli occhi della bestia. Questa sparì all’ultimo istante saltando tanto in alto da prendere in contropiede i due uomini che, costretti a cambiare direzione, restarono un secondo a terra per modificare la posizione e lanciarsi nuovamente all’attacco.

L’uomo con tre bande rosse sul viso, fu più lento del compare e non notò un secondo felino nero rimasto acquattato tra i cespugli di felci del sottobosco. Si sentì addentare una gamba: un dolore fulmineo e lancinante esplose all’altezza del quadricipite femorale, poi la seconda bestia gli fu sopra bloccandolo a faccia sotto con gli artigli che infilzavano braccia e gambe. Un urlo soffocato da terra e foglie raggelò il sangue dei militari sull’orlo del panico puro.

Il segugio più alto in grado vide l’amico in pericolo e scartò nuovamente cambiando direzione. Afferrò una seconda freccia estraendola dalla piccola faretra legata alla schiena, incoccandola e scagliandola alla testa della bestia nera. La freccia colpì il vuoto. Passò da parte a parte l’animale piantandosi su di un noce una fune più avanti, la scimitarra si era dileguata come una grossa nuvola di vapore. L’uomo dalle sei strisce lasciò cadere l’arco e, con grossa sorpresa di tutti, iniziò a ridere con quella sua voce rauca e gracchiante, rideva e applaudiva soddisfatto, si girò a guardare la scimitarra alle sue spalle che si era sollevata sulle due zampe posteriori pronta a sbranare la sua preda. Il segugio del sangue continuava a ridere mentre il miraggio lo inglobava per poi trasformarsi in fumo e svanire.

Dalhia tornò improvvisamente in sé con un urlo strozzato e una forte sensazione di capogiro.

– Cosa diamine…? – Si guardò intorno alla ricerca di un punto di riferimento o di un volto amico cui chiedere cosa fosse accaduto in quel lasso di tempo dove aveva… dormito? Era svenuta?

Kinu le posò una mano sulla spalla. – Il mastro del fuoco ci ha salvati in un modo originale e anche divertente. –

– Ci ha salvati? Due cacciatori non credo siano mai stati un grosso problema per noi. – Dalhia era infastidita e toccata nell’orgoglio.

– Sì, ma diventano una bella seccatura con il legame di sangue che hanno con la loro tribù. Uccidere un cacciatore equivale a una continua lotta contro ogni singolo abitante del loro villaggio. –

Il cacciatore raccolse l’arco da terra e si avvicinò al suo amico ancora disteso.

– Hizen! È grave la ferita alla gamba? È ancora attaccata? Non sento più niente! – Il cacciatore con le tre linee se ne stava immobile, prono e con il volto contratto dal terrore di una morte imminente per dissanguamento.

– Fuuto, la tua gamba sta benissimo. Era un capolavoro di miraggio quello che ci ha attaccato. – Hizen diede un colpetto col piede sulla gamba di Fuuto.

– Alzati. Non gettare altra vergogna sulla nostra tribù. – Ordinò serio il cacciatore.

– Un miraggio? Ma, ma io ho sentito dolore, ho avvertito il peso di quella bestia sulla mia schiena! – Fuuto si era alzato, ma era ancora incredulo e continuava a cercare dei segni di denti sulla gamba.

– Te l’ho appena detto: il più bel miraggio che ho mai visto! – Hizen si avviò in direzione di Dalhia e Kinu, che intanto aveva indossato una casacca grigia passatale dalla ragazzina.

– Ricordati, erano due le scimitarre illusorie, la prima è apparsa da dietro quel gruppo di quattro albe…- Kinu non riuscì a completare la descrizione.

– Erano tre. Le scimitarre erano tre. Due in questa zona e una dietro di noi. Il cacciatore più anziano lo sa, ha percepito la presenza di ognuno dei miei inganni visivi. – Sarija si era affiancata ai due e aveva poggiato la sua mano sul braccio scoperto di Dalhia, in modo da toccarle direttamente la pelle nuda.

La ragazzina avvertì il contatto come una leggera sensazione di dolore, le sembrava che le avessero appoggiato una tazza di erbe curatrici troppo calda sulla spalla sinistra e nello stesso istante un flusso di pensieri e parole non sue iniziò a scorrere da quel punto caldo riversandosi nella mente.

– È la seconda volta che oggi qualcuno riesce ad ingannarci in questo modo. La prima volta non siamo riusciti a sentire la presenza dei due soldati e della cultrice del fuoco. Quel medaglione che mastro Sarija porta al collo occulta e confonde i suoni e gli odori e persino la vista, facendoli sembrare appartenere alla foresta stessa. La seconda volta siete stata voi, sacerdotessa della terra Shabb Dalhia, avete creato un miraggio talmente potente da far tremare la mia anima. Mi spiegate come ci siete riuscita? –

Il cacciatore chiamato Hizen era curioso di conoscere come i suoi sensi, allenati da una vita, fossero stati gabbati da una mocciosa, anche se dotata del metallo degli dei.

– Ho intrecciato un paio di incanti illusori: un miraggio solido unito a tre sogni ingannatori. Ma il terzo non sono riuscita ad usarlo, vi siete accorti del trucco dopo la seconda freccia. Una volta scoperto l’artificio il miraggio perde di efficacia e si dissolve.

Serie: La leggenda del Demone Rosso.


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Discussioni

  1. Ora sono molto curiosa. Cos’è accaduto a Dahlia? É stata “posseduta” da Sarjia? La magia del tuo mondo mi incuriosisce, si basa sugli elementi? Vado a leggere il prossimo episodio

    1. Già, già. Sarija ha una botta di esperienza in più. Il suo elemento preferito è il fuoco, ma padroneggia bene un po’ tutto, compresa la tecnica di possessione e controllo di chi è disposto a diventare una sorta di marionetta.

  2. Un fantasy articolato, pieno di personaggi e si prospetta anche colmo di intrecci. Sono contenta di aver avuto ragione sulle tue potenzialità e su ciò che questa storia prometteva.

    1. Tu arrivi, scrivi due parole e io corro a modificare il prossimo capitolo, prendo la pennetta per disegnare un altro paio di illustrazioni, cerco di tenere a bada la tentazione di scrivere altra roba, cammino avanti e indietro per il soggiorno con una tazza di tisana calda pensando a cosa scriverti come risposta… Poi mi siedo, ti rileggo e sorrido, facendo finta di gesticolare come a risponderti realmente. Urto col dorso della mano la tazza con mezza tisana ancora dentro e fortunatamente riesco anche ad evitare che la tazza cada giù dal tavolo… Grazie mille Rita, ora mi tocca pure pulire a terra! Non so come si faccia l’emoticon del cuore.

    2. Mi dispiace per il pavimento che hai dovuto ripulire, ma come faccio ad astenermi dal lasciare un commento che non ti esalti?! Da notare che ho aggiunto alla mia domanda un punto esclamativo, perché non voglio realmente una risposta! Voglio solo esortare un amico che come al solito mi fa sorridere quando lo leggo. E che per colpa sua, aggiungo, rischio di cedere alla tentazione di riempire un commento di emoticon che minerebbero il mio contegno.

    1. Io anelo le tue pungolature! Davvero. Per me ogni commento, ogni sopracciglio aggrottato o sollevato, ogni sospiro di noia o di sorpresa, sono fondamentali! Non ho mai scritto per gli altri e neanche per me stesso e non so ancora se ne sono capace. So solo che mi piace tanto immaginare e dopo aver immaginato, impazzisco di gioia nel cercare di far prendere vita a quelle visioni. Se poi ci sei tu che mi dici il cosa o il come e anche il dove hai preso quella schifezza lì?! Buttala via subito! Io ne sono felicissimo! Quindi non posso far altro che leggere tutto avidamente cercando di assorbire ogni vostro consiglio per rendere ancora più piacevoli i miei sogni ad occhi aperti.

  3. Ciao Emiliano, ho letto e riletto, ma… Questi personaggi non hanno l’ anima delle creature che animavano la serie precedente. Sullo stile di scrittura e sulla costruzione della storia, cosi` come sulla scelta dei nomi, il livello secondo me e` sempre alto. Il tuo talento come autore e` indiscutibile, pero` ho l’ impressione che in questa storia manchino, nei personaggi, quelle qualita` e quei limiti tipicamente umani che servirebbero a renderli piu` vivi per suscitare empatia. Oppure, seconda ipotesi: sono io che non ho capito niente; forse e` troppo presto per valutare questa nuova serie, che ci riserva sicuramente molte interessanti sorprese.

    1. Ciao M.Luisa! Beh, non posso che darti ragione. Diciamo che questa è praticamente solo la presentazione di un mondo. Più o meno visto e rivisto un sacco di volte un po’ ovunque, ma mi serve per introdurre il vero personaggio principale che credo sia nascosto da qualche parte in quello spiazzo scelto per il falò… In ogni caso sappi che saperti qui, mi ha messo decisamente di buon umore!

    1. Ciao Giancarlo! Grazie mille per il tempo che mi dedichi ogni volta! Ammetto che provare a scrivere un fantasy è divertente, anche se decisamente più pericoloso… Sono curioso di vedere cosa combineranno ‘sti avventurieri da strapazzo.

    2. Senza nulla voler togliere a questa serie, che secondo me inizia come deve (ovvero con la classica ambientazione fantasy), colgo comunque l’occasione per chiederti se e quando rivedremo i nostri giovani amici bagnanti. Perché mi è rimasta la curiosità di sapere come continua la storia.
      Sinceramente mi piacerebbe vedere proseguire entrambe le serie.
      A meno che tu non abbia deciso che la sperimentazione è finita e si passa dalla versione beta alla… definitiva. Con conseguente comunicazione del prezzo di acquisto della versione cartacea! 😉

    3. AH! Magari Giancarlo, magari… Domani probabilmente pubblicherò l’altro capitolo del nostro Minuetto. Praticamente adesso ho una cosa come una decina di capitoli già scritti, solo che tra illustrazione e copertina faccio sempre un paio di giorni di ritardo. Soprattutto adesso che mio fratello mi ha assegnato una ventina di disegni da fare su commissione per i giochi di ruolo in cui fa il master e mi ritrovo senza più il tempo per capire se sono sveglio o se sto ancora dormendo… Dai che domani ce la faccio!