OSAMA E IL SUO UCCELLINO

Osama aveva un uccellino dalle piume verdi, l’aveva salvato dal gelo una sera: la notte a Gaza faceva freddo ma da un po’ di tempo ne faceva ancor di più. L’uccellino si era ammalato e lui se ne era preso cura, era andato da Amir che curava i cani e i gatti del quartiere e gli aveva dato istruzioni su come fare “se te ne prendi cura non ti lascerà mai” gli aveva detto. Allora aveva ricavato delle medicine da un negozio di veterinaria ormai distrutto e le aveva date al suo nuovo amico.


Giorno dopo giorno si prendeva cura del suo uccellino ma non gli aveva ancora trovato un nome, si chiedeva se veramente avesse senso, ultimamente tutto era senza senso, avere un nome sembrava una cosa così insignificante adesso. Papà e fratello erano morti e a chi importava come si chiamassero o che tipo di persone fossero? ora sono un numero per la statistica, civili innocenti per i telegiornali esteri, bugie per Israele. Per Osama erano un papà e un fratello.

Una mattina l’uccellino era sparito, Osama l’ha cercato ovunque, probabilmente era volato via, una tristezza infinita riempì il suo cuore di bambino. Alla sera sentì picchiettare sul tavolo di legno, era l’uccellino, era tornato da lui “che stupido, potevi volare via lontano e stare bene invece sei tornato in questo brutto posto” dentro di se però ringraziò Allah per avergli ridato il suo piccolo amico.

L’urlo della madre riecheggiò per tutta la casa “scappa Osama scappa!” ma come si fa a scappare dalle bombe? Osama era pietrificato e inizio` a piangere, prese l’uccellino e lo strinse forte tra le braccia pregando e pregando e pregando…

L’ultima cosa che vide Osama era il suo uccellino e si sentì triste per lui, avrebbe dovuto volare nel cielo, trovare una uccellina, giocare e vivere la vita e invece era lì con lui a morire nella sua innocenza.

“Osama, ti chiamerò Osama” e chiuse gli occhi.

Avete messo Mi Piace5 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Cara Valeria bentornata con una storia che sembra una favola per la tua delicata narrazione, ma che favola non è. Una storia che è come aprire i nostri occhi stanchi e troppo abituati a quanto di più terribile sta accadendo. L’attenzione è sulle persone e l’attenzione è e deve sempre essere sui bambini, senza mai il rischio di cadere nel già detto o sentito. Bravissima💞

  2. Brava Valeria. Che se ne parli ancora e ancora di questa tragedia dell’umanità, che il marchio dell’infamia resti addosso a chi la sta compiendo cosi’ com’è stato per chi commise l’olocausto. Io sottolineo un passaggio particolarmente ben riuscito: “civili innocenti per i telegiornali esteri, bugie per Israele. Per Osama erano un papà e un fratello”.

  3. Toccante, significativo e, per certi versi, coraggioso. Benché, forse, non dovrebbe essere coraggioso il parlare di temi come la guerra e il genocidio, ma solo doveroso.
    Sei stata davvero molto brava ad inquadrare il tema attuale della guerra israelo-palestinese in questo racconto allegorico quasi fiabesco.
    Il tag che hai inserito è assolutamente meritato e mi auguro veramente che possa essere scelto per il prossimo numero!

  4. terribile, come tutto ciò che riguarda Gaza e l’indifferenza sostanziale che le fa da coro. Hai fatto benissimo a riportarla anche qui, non dobbiamo mai dimenticarcene anche se serve a poco, purtroppo.

    1. Ti ringrazio! Purtroppo tutta la famiglia di Osama è stata uccisa (compresi nonni, zii, cugini…) quindi forse al momento noi siamo gli unici a ricordarlo…se posso dargli una voce attraverso la scrittura lo faccio volentieri