Otok
Ci sono storie e storie. Là, c’era una brutta storia.
Otok camminava nella notte, il mantello nero, non temeva la luce dei lampioni, quella del Sole semmai. Per il momento posso restare tranquillo, rifletté.
Quando vide una ragazza vestita in maniera molto sensuale che aspettava un cliente, sorrise, ma senza mostrare i canini, la giovane si sarebbe potuta spaventare riconoscendolo come un vampiro.
Perché era un vampiro.
Otok, il vampiro.
Poco lontano altre ragazze, bestiame che attendeva di essere predato, e se avessero resistito al prosciugamento del loro sangue, avrebbero accompagnato Otok nelle sue scorribande notturne.
Per l’eternità.
Otok puntò la sua vittima, la prima ragazza che aveva visto, che era a sua disposizione. Fece rumore calciando per sbaglio una pietra. Lei si voltò, lo vide, dopo un momento di stupore, magari si stava chiedendo il perché del suo passo felpato, gli sorrise:
«Ciaooo» miagolò. «Dieci bocca, cinquanta dietro».
«E se volessi qualcosa di più?». Otok intendeva il sangue.
«Non voglio rimanere incinta» parve spaventarsi. «Con quel che costano i preservativi» chiocciò.
Otok tacque, le si fece vicino.
La prostituta si finse ritrosa. «Sei passionale. Mi desideri, eh? Magari ti faccio uno sconto».
Otok scosse il capo. «Credo che non ci siamo capiti». Le mostrò i canini.
Adesso lei stava comprendendo e, intuito in che razza di guaio fosse finita, arretrò di un passo, troppo pallida, tant’è che sembrava esser diventata una vampira prima del morso di Otok: «Zio» balbettò.
Otok non capì, la guardò meglio, si ricordò di averla vista l’ultima volta prima della battaglia in quell’agosto del 1991 quando i serbi avevano messo sotto assedio Otok e il resto della regione – Otok prendeva il nome dalla cittadina in cui abitava. «Karina?» la riconobbe.
«Sono io» balbettò.
«Avevi solo sei anni. Guarda come ti sei ridotta».
«Tu eri morto».
«No, sono diventato immortale». Spiegarle che fra le truppe serbe c’era un vampiro e che i nemici lo adoperavano contro i croati come arma terroristica, e Otok, quando ancora non si faceva chiamare così, era stata la sua prima vittima. Non le disse nulla. «E ora, sii felice, piccola mia. Sto per donarti l’immortalità».
Karina gonfiò i muscoli. Voleva resistergli? Anche se aveva quarant’anni e faceva una vita di povertà e squallore, aveva un bel corpo, tornito, prometteva di difendersi, ma poi afflosciò le spalle. «Almeno sfuggirò a questa vita orribile». Gli offrì il collo. «Avanti. Non farmi troppo male, però».
«Non te ne farò». Otok la morse sul collo.
Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Horror
Molto originale. Otok cattura l’ attenzione dal principio alla fine. Può sembrare il personaggio simbolico di una metafora di certe realtá attuali La conclusione, per le “fanciulle” diversamente giovani come me, fa impressione, ma forse era inevitabile.
Già! Grazie per essere passata
L’inserimento del vampiro all’interno della guerra serbo-croata (visto come arma terroristica) offre uno spunto originale e inquietante.
Bravo 👏🏼
Grazie! Avevo scritto qualcosa di analogo nel 2015 con un racconto (impubblicabile) intitolato “Film muto”