Pace a te Sfigato mio
Come ogni mattina, il cavalcavia che conduce al centro città è intasato da un interminabile serpentone di scatole metalliche a quattro ruote. Ognuna di quelle lattine ambulanti incapsula una melmosa storia di tragico disagio o noiosa routine. Ognuno dei conducenti si illude, in modo ovviamente immotivato, di essere portatore di una storia speciale meritevole di essere raccontata più delle altre. La realtà è che, come ogni mattina, assisto alla ormai solita sagra della dozzinale banalità. C’è la madre che urla di smetterla, con la vena carotidea più gonfia dell’Arno in piena, ai figli che saltano come gommini sulla tappezzeria. C’è il belloccio furbetto alla guida del pickup preso col leasing, completo sartoriale comprato a rate ed occhiali da sole a specchio comprati al mercato dell’usato, che tenta di superare la fila ed inserirsi nel primo spazio libero. Ci sono l’anziano col cappello bianco alla guida di un’ utilitaria immatricolata ai tempi delle guerre puniche e la moglie imbalsamata nel sedile accanto. C’è il camioncino con rimorchio e dodici manovali pressati in una cabina di guida omologata per tre persone. C’è l’aspirante femme fatale che si sente interiormente come la nuova Grace Jones ma appare esteriormente come la copia imbruttita della signorina Silvani. C’è il professionista che tenta di emulare il tenebroso Orazio di CSI ma finisce per assomigliare a Bombolo. C’è il tossico, pallido e con l’occhio vitreo, che ha venduto anche la tappezzeria dell’auto per una dose. Tuttavia quella palude di insulsa mediocrità mi trasmette un senso di condivisione e familiarità quasi intime. Ogni volta in cui mi trovo in quel disutile gorgo di umanità dolente, ho la sensazione di non essere l’unico ad annaspare in modo ridicolmente pietoso in quello stagnante coagulo di agonia che mi separa dal salvifico arrivo della grande mietitrice e che i buonisti osano chiamare vita. Osservo la madre ed i suoi sgraziati pargoli e mi sorprendo a sorridere di commossa gratitudine, urlando a turno a lei ed agli altri disutili “Grazie! Grazie di essere degli insignificanti sfigati senza speranza come me!”. Osservo quelle larve derelitte dapprima abbozzare confuse un sorriso per poi inferocirsi come scimpanzé idrofobi dopo avere compreso il mio labiale, infamando me ed il mio parentado. Ciò però non mi tange. Osservo il sole alto nel cielo. Un senso di pace improvvisamente mi pervade mentre un fascio di luce sembra indicarmi la via. Credo che siano i primi sintomi della demenza senile precoce. Poco importa. Sorrido felice, guadagnando il dito medio del manovale imparentato al vetro dell’abitacolo. Non smetto di sorridere, annuendo. Pace a Voi Sfigati miei! Pace a tutti gli Sfigati di buona volontà ma dai risultati disastrosi!
Avete messo Mi Piace6 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Ciao Gabriele, la narrazione è arricchita dal timbro della voce che lo racconta, ho letto con piacere. Non ti nego che il piatto di paccheri nella copertina mi ha molto incuriosito 😀
Ciao Skoll, ti ringrazio. I paccheri sono una rappresentazione correlata ad una cena estiva in un ristorante nel cilentano :).
Li ho scelti perchè, spesso, il cibo è l’ultimo rifugio.
Ciao Gabriele, non hai perso il tuo tocco. Un concentrato di sarcasmo, cinismo e osservazioni al vetriolo, con un’ingrediente che alla fine spiazza: dietro tutta questa cattiveria c’è quasi una tenera solidarietà verso quell’umanità così imperfetta e disperatamente comune.😉
Buonasera Tiziana!
Mi piacerebbe rispondere che il fuoco è “lo spirto guerriero che intro mi rugge e meco si strugge” per rendermi figo, ma temo che sia più un discorso di bipolarismo non diagnosticato 😉
Grazie ancora e a presto!
Buongiorno Gabriele. Fantastico questo bestiario prelavorativo quotidiano. La voce narrante è spietata e compassionevole allo stesso tempo: nascosto dietro il cinismo si nasconde un osservatore acuto, disilluso, eppure ancora genuinamente umano👏🏻
Disamina accurata e profonda.
Grazie Nicholas! Lieto che ti abbia aggradato
Buongiorno a te ovviamente
Dissacrante con stile.
Mi ha fatto ridere parecchio il modo in cui trasformi una banalissima coda nel traffico in una specie di catalogo dell’umanità allo sbando. Alcune descrizioni sono volutamente cattive, ma proprio per questo funzionano. E mi è piaciuto che alla fine, sotto tutto quel cinismo, venga fuori quasi un senso di appartenenza: siamo messi male, ma almeno siamo in buona compagnia 😄
Per parafrasare un capolavoro, se tutti va bene, siamo rovinati 😉
Il segreto per migliorare se stessi e gli altri è capire e sentirsi parte, con umiltà, del gregge sfigato. Bravo, Gabriele, bel rientro!
Grazie Concetta! Sincero piacere di leggerti nuovamente
In questo racconto mi colpisce soprattutto il ribaltamento finale. Quella che sembra una processione di miserabili diventa, per un istante, una comunità, soprattutto perché nessuno è abbastanza speciale da salvarsi da solo.
Il sorriso tra l’insulto e il dito medio è, secondo me, l’atto più umano di tutta la storia.
Salve Cristiana,
coerentemente,
l’unico sollievo potrebbe essere lo scivolare in blocco nel baratro
seguendo l’idea manzoniane, difficile ipotizzare una redenzione per un soggetto mediocre
Attento che parli con una positiva nata e amante dell’umanità intera 🙂
È questo che rende la nostra interazione particolare. Siamo gli estremi della curva gaussiana, il Nord ed il Sud
Io il Sud, sempre ♥
Non mi stupisce, anzi 🙏
E bravo Gabriele.. una riflessione amara ma veritiera.. odio da decenni gli autoveicoli, poiché credo che tirino fuori il peggio dagli esseri umani: ansia, nevrosi, cattiveria, violenza.. per questo mi muovo quasi esclusivamente in bicicletta
Per molti psicologi, la scatola di latta è il salvacondotto verso l’immunità e la liceità della catarsi. Ovviamente, la logica conseguenza è il codice penale
Ovviamente buongiorno Furio. Ottima scelta la bicicletta!
Buongiorno a te.. ho portato il nipote sul seggiolino dietro finché è arrivato a 35 kg.
Poi ha ceduto (il seggiolino..)
Fantastico 🤣🤣