Pace in terra

Serie: Pace in terra


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Ivan, Stefania e Andriy stanno tornando da scuola quando una bomba esplode poco distante. È scoppiata la guerra in Ucraina. Ivan soccorre Stefania e la affida alle cure dei medici, strappandole un bacio, forse di addio.

Mi sono svegliato con un senso di beatitudine. Avevo fatto un sogno che mi sembrava fosse durato tutta la notte. Stavo volando. Nel sogno volavo così in alto nel cielo da affiancare un’ aquila testa bianca, che con le sue grandi ali spiegate sorvolava le valli. Avevo le braccia allargate e come lei osservavo giù il paesaggio, gli occhi puntati su quella meravigliosa distesa di alberi di cui non ne vedevo che la chioma verde, per la densità della foresta, e per quanto io fossi più vicino al cielo così azzurro che alla terra sotto di me. 

Ero felice, il vento nei capelli, l’altitudine, il paesaggio, mi avevano rapito a tal punto che solo dopo mi accorsi volgendo lo sguardo al rapace, che in bocca aveva una preda indifesa. Era ancora viva! Afferrandola di scatto e deponendola in grembo, abbandonai repentino la posizione di partenza. 

Precipitai al suolo per poter sfuggire agli artigli e al becco minaccioso, atterrando poco dopo come un razzo disceso sulla terra. Malgrado la forte velocità toccai terra senza spostare foglia alcuna. 

La foresta pluviale  era ricca di alberi di un verde splendente, come gli occhi di quel gatto che spaventati mi avevano implorato di salvarlo. Scappò via appena lo poggiai sul terreno umido. E a grandi balzi divenne un punto lontano. Lo seguii con lo sguardo fino a sparire. Sembrava ci fossimo solo io e quel gatto su questo pianeta.

Presi la sua stessa direzione, e mi incamminai verso la luce, che lontana cadeva a fatica tra i fitti rami degli alberi. Feci il percorso a piedi avvolto da un silenzio benigno, interrotto solo dai canti e le risa di uccelli che non conoscevo. Poi udii dei suoni umani. Un gruppo di anziani della tribù discutevano a voce alta tra loro. Le loro facce erano preoccupate ma malgrado non ne comprendessi la lingua, ne dedussi che non era una lite. 

Mi avvicinai, e quasi fossi uno di loro, mi mostrarono quelli che sembravano pezzi di carta straccia. Non ce n’erano abbastanza per sfamare il villaggio. Chiedevano aiuto. Osservai quei visi sentendomi immensamente piccolo. Volti bellissimi e intensi, simili alle cortecce di quegli alberi, che vivevano lì ancor prima di noi. Mi inginocchiai pregando nel profondo. E d’improvviso le loro espressioni persero quelle rughe che si erano aggiunte a quelle naturali. Un raggio di luce illuminò tutta la foresta, i loro sorrisi e il mio. E così per tutti i poveri del mondo. Unito, amato. Salvato. 

“Una messa, un’anima salvata”. Mi svegliai con questo messaggio lasciatomi in sogno come un abbraccio, da una voce a cui diedi subito un volto. Guardai il calendario, la Santa Vergine mi chiamava. Misi il talare e mi avvicinai all’immagine della Madonna vestita di nero, implorando quel viso dolce di Madre in silenzio. 

Sarebbe bello se tutti i figli comprendessero Madre mia, se i figli ricchi sapessero di esser fratelli di quelli poveri, che andrebbero sfamati in quanto fratelli, come loro fanno con i loro figli terreni; dividendo in parti uguali il cibo, senza che a nessuno di loro fosse tolta la propria porzione. Sarebbe bello vedere alberi verdi, immense foreste, come nel sogno che ho appena fatto. Paesaggi incontaminati, acque ridondanti di vita! Invece no, no, e ancora no, in questo mondo ci sono sempre più deserti…

Caddi in ginocchio. Madre mia, che figli siamo mai noi? Aiuta questi figli che non sanno più volare! Che camminano calpestando e distruggendo tutto quanto sotto i loro piedi senza guardare! Figli soli, figli unici che non vogliono fratelli con cui condividere questa terra. Non vogliono! Questa terra che appartiene a tutti, ma sembra appartenere ad uno solo. Il nostro ego! Ha raggiunto proporzioni… 

Staccai lo sguardo e lo rivolsi alla finestra. Tornai alla piccolezza di me stesso e dei miei simili. Di queste bombe che continuavano a piovere su Kiev. Madre mia aiutaci tu! Se guardo te Madre Mia, io so ancora di saper volare!

«Padre Alfonso, Padre Alfonso, mi scusi l’intrusione ma ho bisogno subito del suo aiuto!» 

Guardai il viso di Natasha, pallido con due occhi azzurri gonfi di incubi. Le sorrisi per farle coraggio, sperando che la mia pelle ambrata mi aiutasse a nascondere il medesimo turbamento.

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Buon Natale a tutti e di più a chi soffre, che la luce di Gesù bambino porti loro tanta speranza e pace.

Serie: Pace in terra


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Dimentichiamo di essere un tutt’uno con la natura, che la Natura ama e ripudia l’odio. La Madre per eccellenza è davvero vicina all’immagine di Maria: entrambe vorrebbero pace per i loro figli. Mi unisco alla tua preghiera e a quella di Padre Alfonso, nella speranza che l’uomo possa tornare a volare.

  2. Ciao M. Anna. Grazie per questo racconto, per tutte le parole che hai scelto con cura per scrivere questo librick. Un sogno che sfiora, forse, la maggior parte di noi e diventa come una preghiera e un augurio per tutti, necessario e molto gradito. Grazie ancora e buona vigilia.