Pagate per i vostri peccati!

Serie: Il maledetto cacciatore di fantasmi - with Lorenzo R. Gennari


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Eugenio non fa in tempo ad essere festeggiato per aver ucciso la grande dittatrice, ovvero l'affittuaria dello stabile, che si ritrova il suo fantasma infestare casa sua, mandato dalla morte in persona perché all'inferno non c'é posto.

Dopo quel velocissimo avviso che il nostro eroe a malapena capì, il delegato sparì. Eugenio, con gli occhi pieni di vuota rassegnazione, si diresse come un automa verso la cucina. Quel coltello di mezzo metro sembrava l’ideale per porre fine alle sue sofferenze. Un secondo dopo il delegato riapparve e glielo strappò dalle mani, gettandosi su di lui come un ausiliare del traffico su una macchina parcheggiata in doppia fila. La sua voce cavernosa tuonò:

— Pezzo di idiota! Pensi che sia il control-Z dell’aldilà?! —

— No! Ca**o! IO pretendo, no-! ESIGO! Che me la porti via SUBITO! Non ho sofferto abbastanza nella mia mer***a vita?! ADRIANA! PERCHÉ? PERCHÉ MI HAI ABBANDONATO?! —

— No! No! Allora… ehm… facciamo un patto, un patto con la Morte! Tu la tieni nel tuo armadio per un me…no… un ann… uhm, per un po’! Conferirò con la Morte il tuo disagio ed appena potrò, provvederò a rimuoverla quanto pri- — Ma il delegato fu fermato prima che potesse completamente formulare la frase, da Eugenio.

— Mi sono rotto il ca**o dei tuoi strafot***i patti! —

— O questo o ti scordi il girone della trippa, ti avverto! —

Eugenio aveva uno sguardo talmente deceduto che il delegato della Morte stessa sembrava avere più vita. Subito dopo sparì di nuovo. Si accorse che anche la donna era sparita, e all’improvviso sentì la sua voce dalla camera, urlare cordialmente:

— Maledetto eb**o comuni**a! — la povera ed incantevole signora doveva essere stata chiusa nell’armadio — Fammi uscire!… Non riesco a respirare! —

— Non fa male! Non fa male! — aggiunse Gerry dalla cucina.

— Chi osare parlare male di Comunismo?? — sbottò Ivan dal bagno. — Viva Il Re del Peso Forma! —

–IL MIO HIPPIE! —

Eugenio non osava domandarsi come avrebbe dormito con quelle voci che capitolavano lungo tutto l’appartamento e con l’ignara donna che, estranea ancora alla sua condizione, ribadiva che non era in grado di respirare. La sua voce alta avrebbe potuto tormentare i suoi sonni, cosa non del tutto immeritata, a parere mio.

Passando dalla cucina, si sedette sul tavolo cercando di far funzionare il suo cervello a criceti per cercare una soluzione, quando sentì un verso venire dall’alto, uno squittio molto familiare. Il suo primo e triste pensiero fu che il suo cagnolino lo stesse supportando dall’aldilà, ma quando alzò lo sguardo vide la pelosa creaturina aggrappata al lampadario della cucina.

Fu assalito dall’euforia. Salì sul tavolo e lo riprese stringendolo come se fosse il cerchione autografato dei Mortorhead. Dopo poco, però si accorse del suo comportamento poco virile e riprese subito il controllo, riappoggiandolo a terra con fare cerimonioso e con sguardo superbo.

— Sono… felice di rivederti, mio fedele amico…! — gli tirò due pacche sulla schiena facendolo squittire come una trombetta. Il sole scendeva sullo stabile ed Eugenio sentì gli occhi chiudersi dal sonno. Un vecchio della sua età non era più adatto a simili sforzi. Aveva bisogno di un rimedio soporifero che gli permettesse di riprendere le forze anche con le urla della inequivocabilmente pacata Maria nelle orecchie.

Capita spesso che in individui afflitti da grande stress, il cervello crei delle immagini così paradisiache da calmare l’ansia. Questo accadde per un po’ di tempo. Era seduto al tavolo a bere un caffè insieme a sua moglie, il suo piccolo Kadmon mangiava i croccantini accanto a lui ed il suo televisore aveva ripreso a funzionare e stava trasmettendo la pubblicità di Hippie Jackson, sulla Cosa-cola. Successe tutto con una piccola scritta in sovraimpressione. Nonostante l’attenzione di Eugenio fosse ben sotto la media, la registrò subito perché rispecchiava le sue più profonde paure:

“Dio punirà gli evasori fiscali e li farà precipitare in una voragine di debiti”

L’effetto che ebbe quella frase sulla sua psiche fu simile ad una Bomba a Idrogeno: piombò nella sua mente con una violenza tale da far perdere ricezione al televisore. Ebbene sì, Eugenio rimase folgorato quando la pubblicità si interruppe con un fischio acuto e penetrante. Il suo sgomento crebbe ancora di più quando una voce robotica e sconnessa disse:

— Ci scus-iamo per l’inter-r-ruzione… ma la no-stra produ-zio-zio-ne… non ha pagato l’af-f-fitto!…Non fate il nostr-r-o stesso err-rrrrrrrrrrrr-ore… pagate l’affitto!… PAGATE PER I VOSTRI PECCATI! —

Nella stanza esplose un lampo, nonostante fossero al chiuso ed il cielo terso di nuvole. Un tuono accecò il suscritto ed un attimo dopo il paesaggio era cambiato. Qualche forza superiore intendeva metterlo davanti ai suoi peccati più tremendi: tombe… tombe a vista d’occhio, Kadmon e Adriana scomparsi assieme al resto di tutto il conosciuto.

Continua...

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