
Panama ’89
Non urlò.
Atterrò sul prato, rotolò e cercò di non intrappolarsi da solo nei fili del paracadute.
Non successe.
Anche se era contro la Convenzione di Ginevra sparare ai paracadutisti in volo, e seppur fosse difficile colpire un paracadutista in arrivo, i panamensi non si erano impediti di aprire il fuoco.
Scosse la testa e pensò fossero degli stupidi.
Si liberò dell’imbragatura e corse alla cassa delle armi.
M16A2.
Con lui, il resto del plotone.
«In avanti» urlò.
«Sì, forza, Francis».
Fu felice che tutti lo guardassero come un capo. Soprattutto il sergente, che gli fece un cenno.
Come era stato deciso a Camp Pendleton, fu Francis ad andare in avanguardia.
Il plotone lo seguì, dopo c’erano altri amici.
Si mossero in direzione della base dell’esercito nemico.
Se i panamensi erano determinati a fare i prepotenti con gli oppositori politici al loro leader, davanti all’arrivo degli americani si arresero.
Neppure un combattimento.
Mentre in lontananza l’aviazione bombardava Ciudad de Panama, Francis organizzò la raccolta dei prigionieri. Sembrava che tutto fosse molto facile.
Francis avanzò fino ai baraccamenti in cui sembrava che i militari nemici custodissero armi, esplosivo, munizioni… Sfondò una porta con un calcio e rimase di sasso: «No».
«Cosa succede, caporale?» gli venne incontro il sergente.
«Guardi» indicò con un dito, senza neppure voltarsi.
«Capisco». Si lisciò i baffi. «Capisco».
«Dobbiamo chiamare la DEA. Tutta questa cocaina…».
«“La DEA”? No, mi spiace, caro mio, ma ho altre idee in mente» sorrise.
«E sarebbero?».
Arrivarono gli altri paracadutisti. «Siamo ricchi» esultarono. «Ricchi!».
«Ehi, no, non è possibile. Tutto questo è… è sbagliato» osservò Francis.
«E perché?» il sergente lo fissò in tralice.
«Sono stupefacenti. E noi siamo soldati americani. Siamo qui per mettere fine al traffico di droga e… cosa volete fare, portarla in America e rivenderla?».
«L’idea è proprio questa e, come pensavo, tu stai dando fastidio» ghignò.
«Mi vuole uccidere?».
«Esatto». Mise mano alla Colt M1911A1 ma Francis fu più veloce: scappò e intanto prese a gridare:
«Qui! Qui!».
«Traditore» lo rincorsero le voci dei commilitoni.
Intervennero altri uomini. Non panamensi, ma agenti della DEA, gli amici che li avevano seguiti.
«Bravo soldato, grazie a te abbiamo fermato dei militari corrotti» disse il loro capo, mentre la piccola truppa circondava la squadra corrotta.
«Credevano non lo sapessi, ma lo sapevo». Francis versò una lacrima. Non avrebbe mai voluto farlo.
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