Paperi in armatura

Germano era soddisfatto, Germano era felice. Con l’armatura che gli appesantiva le ossa cave, scrutava i commilitoni. Lui li guidava e c’erano quelli a cavallo, gli altri sulle zampe palmate che avevano picche decorate da bandierine dai colori sgargianti. In fondo erano loro: dei paperi in armatura.

Fino alle loro orecchie erano arrivate le notizie da Crecy, ma Germano se ne disinteressava: lui era un papero italiano, non francese o inglese. Allora guardò il paesaggio: era una bella valle, peccato per la presenza degli uomini.

«Guardate, guardate: stanno arrivando!».

Al sentire la vedetta, Germano urlò: «Prepararsi alla pugna!».

Uscirono dal sentiero che erano lì, in quel prato. I cavalieri si disposero in due gruppi, uno a destra e uno a sinistra, i picchieri invece al centro in una linea che evocava la falange macedone – purtroppo Alessandro Magno non era stato un papero.

Di lì a poco gli si pararono davanti gli uomini, i quali erano orribili: avevano volti che sogghignavano e le scuri da guerra brillavano alla luce del sole di Toscana.

«Pronti alla pugna!». Germano fece eco a se stesso.

Rimasero lì, in posizione di difesa, allora gli uomini partirono all’attacco di corsa.

Il loro tentativo di offesa si infranse sulle picche dalle bandierine variopinte e molti di loro si cavarono gli occhi, altri furono trafitti o ebbero i corpetti corazzati ammaccati fino a causare ferite orribili, ma lo stesso si sgolavano come se non ci fosse mai fine alla loro furia.

Germano fece un cenno. I gruppi di paperi a cavallo spronarono i destrieri e attaccarono al contempo da destra e da sinistra gli uomini, i quali finirono per essere stritolati da quella pressione.

Molti uomini versarono sangue, moltissimi morirono, ma questi erano un’infinità e per ognuno di loro che moriva ne arrivavano dieci, invece per ogni papero che spirava nessuno lo sostituiva.

Germano stava dirigendo i suoi paperi, quando all’improvviso si creò il vuoto intorno a lui: tre cavalieri erano stati disarcionati e tutti quegli uomini, gridando e facendosi eco: «È il loro comandante… il loro comandante… comandante…», afferrarono Germano.

Gli altri tre cavalieri furono dilaniati da quelle scuri da guerra e gli uomini portarono via Germano.

Senza più guida, il reparto di paperi in armatura si ritrovò allo sbando. «Si salvi chi può!». I paperi fuggirono, era una rotta.

Germano fissò con odio quegli uomini e questi lo condussero fino a un fuocherello acceso. «Adesso ti cuciniamo. Ho voglia di un arrosto di papero!» rise uno di loro.

Si spaventò, Germano, e attingendo alla forza della disperazione si liberò di quella presa, afferrò una scure da guerra e tagliò un braccio a uno di quei tipacci.

Tutti erano sgomenti e Germano ne approfittò per fuggire: avrebbe riorganizzato le sue forze e continuato a combattere quella guerra contro l’uomo carnefice, l’uomo assassino. «Evviva i paperi!» gridò.

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Discussioni

  1. Mi sono ritrovata a pensare all’etimologia della parola “germano”, cercando di capire se c’era un collegamento con il nome dato a quella specie di papera con altro. Ma non ho trovato nulla… comunque sia, l’assonanza ha fatto sì che il immaginassi i tuoi paperi armati di tutto punto come i Barbari

    1. Ciao Micol e grazie per il commento! No, ho solo colto al balzo la coincidenza del fatto che esiste il nome Germano e che corrisponde a una specie di anatra.

    1. Ciao Ale! Grazie per il tuo commento. Mi sono rifatto alle storie Disney di Don Rosa in cui ci sono gli antenati di Paperon De Paperoni che combattono in armatura (ovviamente vivono nel medioevo).