Paradossi

L’altalena ondeggiava su e giù, mentre il bambino a terra piangeva.

“Ecco, l’hai fatto di nuovo.” Disse una donna al bambino.

“Se non sai andare sull’altalena, non ci andare. Cristo!” Ribadì la donna.

Il bambino pianse ancora di più e aspettò una carezza, un abbraccio, qualsiasi cosa dalla sostanza affettuosa che poteva arrestare il suo pianto.

La donna si avvicinò e invece di prenderlo in braccio, con un piede lo spintonò sul culetto.

Un uomo, seduto su una panchina, s’intromise.

“Signora, non le sembra il caso di esagerare?”

La donna si girò.

“Non sono affari suoi.”

L’uomo tentennò, e pensò che la donna, per quanto maleducata, in fondo avesse ragione. Ritornò a leggere sul cellulare.

Quando il bambino smise di piangere si alzò, si avvicinò all’uomo e gli diede un calcio sullo stinco.

L’uomo prima lo guardò sorpreso, poi lo prese per le braccia in maniera delicata per allontanarlo.

Il bambino, però, ogni volta che veniva allontanato di qualche passo, ritornava sui suoi passi e cercava di colpire l’uomo.

Quest’ultimo richiamò l’attenzione della donna.

“Che vogliamo fare, signora?”

“Non lo so. Che vogliamo fare? Me lo dica lei.”

“Io chiamo la polizia adesso.”

“No, io chiamo la polizia adesso.”

“No, la chiamo io.”

“Le dico di no, che la chiamo io.”

Entrambi chiamarono la polizia.

Arrivarono due volanti.

Una, arrivata dopo la chiamata dell’uomo e l’altra, arrivata dopo la chiamata della donna.

I quattro poliziotti prima si salutarono, poi ascoltarono le due persone.

“Agente, questa signora maleducata non solo tratta il suo bambino in maniera indecente, ma gli permette anche di darmi calci.” Disse l’uomo.

“Agenti, quest’uomo stava cercando di rapire mio figlio. Ma io gliel’ho impedito e ho chiamato voi.” Disse la donna.

L’uomo, esterrefatto, guardò la donna.

“Lei è pazza.” Disse.

Gli agenti intanto ascoltavano le versioni di entrambi.

I due poliziotti chiamati dall’uomo presero le parti dell’uomo.

I due poliziotti chiamati dalla donna presero le parti della donna.

Ne nacque una discussione anche tra di loro.

“Ma vi pare che un bambino prenda a calci un uomo? È assurdo.” Dissero i due dalla parte della donna.

“Ma vi pare che un uomo con un cappello e un impermeabile possa rapire un bambino in un parco nel bel mezzo della giornata?” Risposero gli agenti dalla parte dell’uomo.

E continuarono tra ipotesi, teorie e illazioni per circa una mezz’ora.

All’improvviso uno degli agenti dalla parte dell’uomo propose:

“Io propongo di fare una cosa. Dato che l’uomo dice di aver subito un calcio, dico che lui deve restituirglielo al bambino. Così sono pari.”

La donna, esterrefatta, guardò l’agente.

“Ma come si permette.”

A quel punto un agente dalla parte della donna disse:

“Io dico che la signora deve accettare se l’uomo accetta che uno dei suoi figli subisca un tentato rapimento da parte della donna, così sono pari. Ha figli signore?”

L’uomo guardò esterrefatto il poliziotto.

Poi rispose: sì.

“Ecco allora se accettate entrambi, la storia si risolve così. Come si dice occhio per occhio…” concluse uno degli agenti.

Entrambi accettarono.

Quando arrivò la moglie dell’uomo con il figlio, il marito le spiegò tutto quello che era successo.

La moglie cominciò a impaurirsi:

“Io non voglio che mio figlio venga rapito.”

“Ma è solo un tentato rapimento signora, non si preoccupi. Poi ci siamo noi qui.” disse un poliziotto.

“Ma se mio marito dà un calcio, non solo passerà per un violento, ma anche per un rapitore dato che accettando la vostra proposta sarebbe un’ammissione di colpa.” Aggiunse la moglie.

Non ci avevo pensato pensò il marito.

“Ma suo marito è colpevole.” Disse la donna con il bambino.

“No, non lo è.”

“Certo che lo è.”

“No.”

“Sì.”

“No.”

“Sì.”

“No.”

“Ok, ok ora basta.” Dissero gli agenti.

“Se proprio non volete risolverla, così dovete presentare denuncia ufficiale.”

“È quello che faremo” disse la moglie dell’uomo.

“Sì, è quello che faremo.” Le fece il verso la donna con il bambino.


“Ed è tutto vostro onore.” Disse il bambino che tirò un calcio al poliziotto.

Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Alla fine il bimbo, con quell’ultimo calcio, si è rivelato onesto. Il tuo racconto mi ha trasmesso molta tristezza: la maleducazione è un arte che si apprende fin da piccoli e tremo al pensiero dei danni che alcuni genitori, simili la madre da te descritta, possono procurare alla generazione futura.

  2. Davvero gradevole, amo i giochi di ambiguità. Mi piace anche il coinvolgimento dei poliziotti ed il finale. Buon lavoro!