Paranoia

Serie: Carenze a fettine


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Non succede mai niente. Forse.

Con gli occhi languidi sta osservando la scena, giocando con quelle foto tra le mani come se fosse un mazzo di carte per una partita a poker. Clarissa è sicuramente la regina di cuori mentre colpisce il povero cavaliere con un asso di bastoni chiodato. All’improvviso, nel suo giocare con le carte, Carnival pesca la carta della Morte munita di falce rossa.

In una foto sgranata e opaca si osserva chiaramente una figura scura e misteriosa fare ombra dietro una tenda bianca, con in mano qualcosa che dalla forma sembra essere un coltello o un fallo. Al massimo una banana. Ma chi poteva mangiare banane davanti a una scena simile?

Iniziano a esserci troppi spettatori, troppe spie. La paranoia sta prendendo piede… e mani. Questo può essere un bene, poiché siamo vivi soltanto se abbiamo un pubblico che ci riconosce il nostro personaggio davanti alla presenza nel mondo; il pubblico rappresenta il giudizio di nostra madre. Carnival si sta chiedendo se ci fosse già qualche video o foto sulla rete. Sarebbe stato uno scandalo, ma anche una pubblicità non indifferente che avrebbe portato Bateman alle stelle, da dove era già sceso tante volte per sprofondare poi nell’abisso.

Siamo letteralmente circondati da spie. Siamo circondati da telecamere e microfoni e ce li portiamo dietro nelle tasche. Ci autodenunciamo.

Bateman, nel frattempo, è in bagno. Bateman si trova decisamente troppo spesso in bagno. Ha una mano contro il muro e guarda la tazza sotto la sua testa ripiegata, come perso in una lunga e sofferente riflessione. Sta sudando mentre guarda l’abisso dove sta urinando. Con lo sguardo teso come una corda, o meglio come se avesse una corda legata al collo che lo sta per impiccare, si chiede se non sia quello che sta osservando in questo momento il vero abisso dove dicono di non specchiarsi, poiché poi sarà l’abisso che guarderà in te.

Quel profondo salto verso il basso che crea vertigini e che, osservandolo troppo a lungo, contraccambia facendoci l’occhiolino, sussurrandoci chi siamo in realtà. Se fissiamo troppo il baratro e poi tiriamo la catena, in quale luogo remoto dell’anima potremmo rispuntare fuori? In una fogna, come dei topi esploratori in guerra che corrono e si affacciano attraverso gli oblò dei cessi, spuntando con un casco da soldato in tutte le case del mondo, fino a trovare quella da infestare. Peste, malaria, ex Covid.

Oltre ai fantasmi del passato non pensiamo mai ai topi del presente che ci rodono e corrodono come se fossimo burattini di latta. Sono più pericolosi i roditori perché non hanno paura del buio, ci convivono e si moltiplicano con le nostre risorse. Sono i topi di fogna, sì, ma quelli che agiscono nelle incanalature della mente.

Lui balla da solo. È quello che vorrebbe fare, ma è bloccato dalle catene che lo tengono ancorato al molo delle sue illusioni.

Squilla il telefono. Bateman si volge lentamente verso la sua direzione e butta via le sue fantasie tirando la catena, che se le fa risucchiare in un vortice infinito. Ha paura che sia Clarissa.

– Sì, certo l’amore è amore finché c’è la paura di rimanere soli. Vero, Bateman? – La vocina insistente della sua psicologa, nonché compagna, gli sussurra nell’orecchio quel suggerimento. Come in un incubo.

In realtà, al telefono la voce è quella di un uomo che lo avvisa di un efferato omicidio accaduto la sera prima, mentre era proprio con Clarissa.

– Signor Bateman, è pregato di venire qui al più presto.

Un’ombra si posa immediatamente sulla sua testa. Si reca nella sua stanza stendendosi sul lungo letto di lenzuola rosse e, con una mano poggiata dietro la nuca, mentre osserva l’umido soffitto, cerca di rilassarsi. Respira, respira sempre più lentamente. Respira ancora profondamente. Piano. Un osservatore esterno lo avrebbe potuto guardare mentre iniziava a ruotare assieme al letto, prima piano e poi sempre più veloce fino a scomparire in un piccolo punto del pavimento in un “blop”.

All’improvviso è di nuovo giorno, il sole splende e penetra dalle finestre, gli uccellini cinguettano, ma il mistero avvolge il mondo come un nastro che ha tappato la bocca alla verità.

Serie: Carenze a fettine


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Ciò che mi piace del tuo stile è l’uso ragionato e calcolato delle analogie e delle similitudini. Quella dell’abisso in relazione alla toilette è veramente atipica, ma studiata nei particolari proprio per trasmettere lo stato mentale del protagonista.
    Molto bello.