Paranoia

Serie: Cecilia

Perse il conto dei giorni: ne erano passati sette, o forse diciassette. Mentre il supercomputer tentava di forzare la protezione della chiavetta, Sayuri viziava Cecilia offrendole abiti comodi, cibi prelibati, libri e soprattutto attenzioni.
    La mattina uscivano assieme per una passeggiata al parco, dove discutevano delle loro letture sedute sempre sotto lo stesso enorme albero foglioso di fronte allo stagno con le papere. Cecilia, per un mese intero, si era sforzata di comprendere cosa rendesse così tranquilla la sua amica. La Palmer non aveva smesso di braccarle, tantomeno pensò che le scemenze di Sayuri bastassero a convincerla del contrario: man mano che dai suoi libri imparava ciò che una scuola pubblica le avrebbe insegnato, sviluppò anche una parte di sé che la indusse a sospettare di colei che mai smetteva di sorriderle.

Quella mattina, Cecilia si svegliò, come ogni giorno, nel letto matrimoniale che divideva con Sayuri.
     «Buongiorno,» si sentì chiamare. Incrociò quegli occhi chiarissimi, le sopracciglia inarcate in una smorfia deliziata. «Hai dormito bene, pigrona?»
     «Cos’hai da sogghignare a quel modo?» replicò Cecilia, incurante della propria scontrosità.
     «Oh, nulla di che,» Sayuri si accucciò tra le coperte, si spinse verso l’altra e lei si irrigidì, lasciandosi carezzare le schiena e i fianchi come una statua di gelido granito. «Ti ho detto che non devi preoccuparti, Cecilia, suvvia. Chi lo verrà mai a sapere?»
     «Sapere cosa? Smettila, ok? Basta, adesso! La nostra è una convivenza di mera funzionalità: sarebbe difficile tenerci in contatto se vivessi altrove.»
     Cecilia fece per sgusciare da sotto le coperte, ma fu abbracciata alle spalle, «ti ascolti quando parli? Mera funzionalità, dici? E con quale scusa mi rifiuterai domani? Le stai esaurendo ormai, furbetta: “Ho il ciclo, puzzo di strada, in realtà ti detesto, non sono lesbica, ho solo quattordici anni, ho incontrato un ragazzo che mi piace, sono impura, sono zoppa” e via dicendo. Dimentico qualcosa?»
     «Sì: non lo voglio!» Cecilia si girò, spingendola lontano tra le coperte. «Dimentichi perché sono qui? Il nostro scopo? Mi tieni ancora dei segreti? Sembri non pensare mai alla Palmer, come mai?»
     «Non ti nascondo nulla e lo sai.»
     «Chi sono quelle persone con cui parli?» incalzò freddamente Cecilia.
     «Come pensi che reagirebbero i vertici della Palmer se scoprissero che una ragazzina vuole insediarsi nel consiglio d’amministrazione? Ho bisogno di appoggi, lo capisci? Sto facendo favori a qualcuno, mi sto infilando nel loro sistema un passo per volta. Quando la chiavetta sarà decodificata avrò il potere di sovvertire il consiglio e collocare con cura i miei burattini.»
     «Bene,» Cecilia si calmò, «questi burattini ti resteranno fedeli? Sono altre ragazzine vulnerabili? Per questo ti ascoltano?»
     «Non offendermi. Lo sai che ho potere. Possiedo l’unica cosa che conta in ogni epoca e in ogni paese: le informazioni.»
     «Troveranno il modo di soppiantarti,» ribatté.
     «Tu hai paura che mi facciano del male…»
     «Affatto,» troncò Cecilia. Infine, messa alle strette dalle proprie emozioni, si abbandonò e proruppe in un urlo liberatorio. «Mi scoppia la testa, dannazione! Da quando sono qui non so più cosa pensare, ed è solo colpa tua! È ridicolo e ingiusto!»
     «Ingiusto, sì,» chinò il capo, «faccio la finta tonta, ma lo so che hai scelto di restare solo perché ti do cibo, affetto, una casa e soddisfo ogni tuo desiderio. Potrai anche insultarmi e schivare ciò che provo per te, ma sai bene cosa accadrebbe se domani finissi in bancarotta. Se ogni mio computer e server smettesse di riempirmi di soldi, resteresti qui? E se mi arrestassero? O se le multinazionali da cui rubo mi acciuffassero? Che faresti? Sarei ancora l’unica di cui potresti fidarti, o solo l’ennesimo Jayden Reilly
     «Sei crudele,» Cecilia scese dal letto e corse verso il salotto.
     Sayuri la guardò, strinse i pugni e compose un numero al cellulare: «Ron, sono io. Ne avete trovati altri? Dubito che riuscirò a decodificare quella roba, Davis aveva le mani fatate quando si trattava di codice di protezione.»
     Attese.
     «Neanche uno? E quello in Francia?»
     Batté il pugno contro la testata del letto.
     «Sul serio, Ron? Solo cinque? No, aspetta,» adocchiò Cecilia oltre la porta socchiusa: «Ne abbiamo sei.»

Cecilia era inginocchiata sul bordo dello stagno a lanciare molliche di pane alle papere. Sayuri la controllava da lontano: le bruciava il cuore, le lacrime non volevano saperne di starsene quiete; per un attimo pensò perfino di star avendo un attacco d’asma. Non poteva nemmeno penare: i regolatori di ormoni le impedivano di soffrire troppo a lungo gli squilibri.
     «Niente lezioncine, oggi?» la sorprese Cecilia tornando sotto l’albero. Lei alzò gli occhi e la inquadrò, coi capelli rossicci che le baciavano il collo, le lentiggini attorno al naso a tremolare come stelle in un cielo straniero. Lo stomaco le si ridusse a una nocciolina. «Non parliamo di Asimov come ieri? Mi piaceva.»
     «Mi hai perdonata?» Sayuri singhiozzò. Si puntellò al tronco rugoso e tentò di alzarsi, «è da quel giorno che fai così.»
     «Così come, scusa? Sto facendo la brava cagnolina, non sei contenta? Mi lascio accarezzare, mi lascio nutrire—»
     «Smettila!» urlò, attirando lo sguardo di due signore che facevano jogging, «smettila, Cecilia: lo sai benissimo cosa provo per te.»
     «È proprio perché lo so che sono confusa,» lanciò le ultime briciole di pane nello stagno alle proprie spalle. «Ci sono sempre le stesse persone nel nostro isolato, ormai.»
     «Non ti seguo,» Sayuri indietreggiò di un passo.
     «Sono tutti attori. Nel nostro isolato non c’è una singola persona reale. Chi li paga? Tu? Perché?»
     «Abbiamo già fatto questo discorso,» si portò una mano alle tempie, snervata, «la gente di questa zona è stramba. Sono tutti attori, fai bene a definirli così, ma non c’è nessuno che li paga. Vivono in un universo tutto loro e recitano, fingono di volersi interfacciare con l’esterno. Nulla di più.»
     «Sono già passati due mesi da quando hai avviato quel marchingegno: perché la password non è stata ancora decodificata?»
     «Non ti ho insegnato abbastanza da darti la possibilità di risponderti da sola?»
     «Non rifugiarti nella retorica, Sayuri. Come hai detto, mi hai insegnato molto e certi trucchetti non funzionano più,» puntò i piedi, decisa a spremere ogni informazione fuori da quella ragazza, ma l’improvviso riflesso su un paio di occhiali da sole rapì la sua attenzione. Tre uomini vestiti d’alta sartoria avanzavano nell’erbetta, sotto il sole filtrato dalla cupola. «Eccoli che arrivano: mi chiedevo proprio dove fossero!» ridacchiò.
     «Scappiamo! Che fai?» Sayuri la prese per mano, terrorizzata.
     «No.» Cecilia non si mosse.
     «Ci ammazzeranno, stupida!» la strattonò sino a farla inciampare, «alzati e corri, stanno arrivando!» pianse, allibita da tanta resistenza.
     «È una farsa,» rise l’altra, isterica. Gli occhi saettavano da un punto del parco all’altro. «Veniamo qui sempre alla stessa ora e mai nessuno ha pensato di disturbarci. Perché proprio quando ho espresso dei dubbi, la Palmer manda i suoi uomini a ucciderci? È una farsa.»
     «Non lo è! Pazza!» le parole di Sayuri furono interrotte da un lampo di luce e da un fiotto di sangue. Cecilia la guardò strabuzzare gli occhi, sputare saliva e porpora. Le gocce calde le bagnarono il volto.
     «Sayuri?» annaspò, «non è vero. È tutto finto.»
     «Cecilia, basta fare la stupida! Corriamo via!» Sayuri lottò, tappando la ferita all’addome con la mano. Il fluido rosso del corpo si mischiò al nero degli oli meccanici.
     «Perdonami…» boccheggiò Cecilia, confusa, «mi dispiace di aver dubitato di te,» si piegò sulla ragazza ferita e pianse, tentando di rimetterla in piedi. «Credevo che—»
     «Basta! Dobbiamo andarcene,» farfugliò Sayuri, ormai pallida. I sicari della Palmer le stavano circondando. Un secondo colpo volò sopra le loro teste e presto il parco si riempì di saette. Cecilia riuscì a stringerla fitta e arrancò verso i cespugli, sperando che il sentiero le avrebbe condotte alla salvezza.

Serie: Cecilia
  • Episodio 1: L’uomo del treno
  • Episodio 2: Neve nera
  • Episodio 3: In fondo al tunnel
  • Episodio 4: La chiave
  • Episodio 5: Conoscenze
  • Episodio 6: Occhi senza vita
  • Episodio 7: L’ultimo tassello
  • Episodio 8: Un pezzo di carta
  • Episodio 9: Paranoia
  • Episodio 10: L’angelo custode
  • Episodio 11: Concessione
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