Parte 1: Le pillole di Paul

Serie: Menti straordinarie


Paul Erdős (26 marzo 1913 – 20 settembre 1996) è stato uno dei matematici più prolifici di sempre. Ha pubblicato più di 1400 articoli riguardanti le più svariate branche della matematica, collaborando con così tanti colleghi che questi, scherzosamente, hanno istituito il numero di Erdős: un numero che esprime quale grado di ‘collaborazione’ ha una persona con lui (i collaboratori diretti hanno numero di Erdős 1, i collaboratori dei collaboratori 2 e così via)

Ero stipata in un portapillole insieme a molte altre come me. Non riuscivo a vedere niente, sentivo solamente un ondeggiare continuo, come se mi stessi muovendo. Ad un certo punto un tonfo e finalmente ci fermiamo. Un lieve clic permette ad un minuscolo raggio di luce di illuminare l’interno del portapillole dove ero stretta insieme ad una decina di palline colorate come me. Sento delle risa di due uomini. Uno chiede all’altro qualcosa, non riesco a sentire bene cosa, e l’altro, forse più vicino al portapillole, mi sembra rispondere: ’’No, non voglio il veleno!’’ Per un attimo smettono di parlare. Poi qualcosa afferra il portapillole e lo apre. È un uomo che si avvia all’anzianità un po’ incurvato di mezza statura, con un bel completo blu e degli occhialetti tondi e rossi che ingrandiscono i suoi occhi grigi. Guarda me e le mie compagne con un sorrisetto appena abbozzato tra tutte quelle rughette che iniziavano a comparirgli sul volto. Si porta una mano tra i capelli bianchi aggiustandosi un ciuffo che portava all’insù. Ci poggia sul tavolo e finalmente riesco a studiare meglio ciò che avevo intorno. A quanto pare il portapillole era stipato all’interno di una valigetta marrone logora che ora è poggiata sullo stesso tavolo dove giacciamo noi. Siamo finite in una bella casa, ampia, illuminata da alcune lampadine a muro. Una nuova televisione a tubo catodico occupa uno dei lati della stanza, esattamente di spalle a quel signore che guardandoci si fruga in tasca. Dopo averci cercato per qualche secondo, ne estrae una mazzetta di quelli che ad occhio e croce sembravano 500 dollari, li sventola in faccia all’amico ridendo e anche l’amico ride di gusto. Poi si affaccia alla finestra e viene invaso dal bisogno quasi naturale di uscire dalla porta afferrando i suoi 500 dollari e quando risale, appena due minuti più tardi, questi non ce li ha più. ‘’È quasi mezzanotte’’ gli ricorda l’amico ‘’Vuoi che ti prepari il letto?’’ continua. Lui, come se già stia sognando, si era assopito tra i suoi pensieri e svegliato dalle parole dell’altro scuote la testa. L’amico allora gli dà le spalle e lui inizia ad agitare ferocemente le braccia per attirare la sua attenzione e, una volta raccolta, aggiunge con fare ironicamente impettito: ‘’In Samlandia chi si ferma è perduto!’’ per poi abbandonarsi ad una risata amara accompagnato dall’amico. Rimangono a parlare sul divano di fronte la televisione. Quell’uomo dall’aspetto incurvato e timido non fa altro che parlare e parla solo di matematica. Con la mano, mai ferma, giocherella con le frange del cuscino del divano mentre l’amico lo ascolta senza spiccicare una frase, ma con gli occhi che non vogliono lasciar volare via neanche una parola. Passa un quarto d’ora e si danno la buonanotte. Mentre l’amico si allontana prendendo un corridoio buio, l’uomo prende da terra una seconda vecchia e logora valigia e da dentro recupera una risma di fogli di carta che appoggia sul tavolo di fronte a noi perfettamente allineata al bordo del tavolo. Da una piccola tasca della stessa valigia estrae una vecchia penna nera che sembrava averne passate tante. Con forza l’uomo cerca di svitare la penna battendo la ruggine che le stava crescendo sopra e la riempie di inchiostro. Si siede e sposta lo sguardo su di noi. Come assorto in un rito, chiude gli occhi e abbozzando un sorriso allunga la mano verso il portapillole. La muove lentamente come per volerci mescolare, poi mi afferra delicatamente tra il pollice e l’indice. Apre gli occhi e mi sorride e, senza pensarci due volte, come se fosse un momento che aspettava da anni, mi manda giù. Passo sulla lingua, poi dritto per l’esofago e infine scivolo tra i succhi gastrici dello stomaco. Mi sciolgo e volo in alto, passo tra tutti i nervi, delle braccia, delle mani, delle gambe, fino alla punta dei piedi, poi passo nel petto infine dritto verso il cervello. Lo illumino di colori, di pensieri e di sogni. Dai suoi occhi posso vedere quelle gracili e rugose mani riempire fogli e fogli e fogli di simboli, con l’inchiostro che sbava da tutte le parti, ma a quell’uomo sembra non importare. Posso scommettere che nel suo cervello vi è uno spettacolo che mai nessuna di noi avrebbe mai potuto immaginare. La bellezza, che per alcuni è una bella donna, un bell’uomo o un quadro o una musica, per lui era nient’altro che la sua stessa mente, la stessa che lui sta mettendo a nudo in quelle pagine bianche, che vengono continuamente annerite dalle sbavature della penna. O meglio la mente di tutti. In quel cervello sembrano danzare in religioso disordine tutte quelle cose che neanche il più fantasioso degli artisti potrebbe immaginare, ed erano così tante e così belle che mi è venuto il dubbio che quella mente possa contenerle. Ogni volta che una usciva da quella testa attraverso la penna ecco che una nuova, più bella ancora, prendeva il suo posto e quando una di queste in realtà si rivelava brutta e finiva la sua vita appallottolata in un cestino ecco che ne compariva un’altra ancora. Non riesco proprio ad immaginare come così tanta bellezza possa essere contenuta nello spazio così esiguo di qualche centimetro quadrato. È tutta quella bellezza, fino ad ora senza senso, mi è chiara solamente quando il mio effetto sta per svanire. È così bella perché non era altro che la descrizione più intima del genere umano. È una bellezza universale, una bellezza che le raccoglie tutte. Tutte quelle formule, tutti quei numeri, non erano altro la più immediata descrizione di ciò che sto vedendo io in quella testa, di ciò che vedono tutte le mie compagne quando entrano nella testa di un uomo. Quella non è altro che la migliore psicanalisi che un uomo si possa fare, una universale che va bene per tutti. Tutta quella bellezza la vedo svanire di pari passo allo svanire del mio effetto e alla comparsa del giorno. Con le mie ultime forze cerco di affacciarmi dai suoi occhi e lo vedo leggere il suo orologio da polso sbadigliando. Erano le sette e mezza di mattina. Si sentono dei passi avvicinarsi al salone e la faccia simpatica del suo amico lo accoglie con un bel sorriso. ‘’Buongiorno’’ gli dice. ‘’Buonanotte’’ risponde l’uomo sbadigliando e alzandosi dalla sedia. Nei miei ultimi secondi prima di morire, lo vedo alzarsi senza forze dalla sedia e trascinare i piedi fino al bagno e poi in una stanza. Con ancora la giacca indosso lo vedo coricarsi su quel letto e nei miei ultimi attimi chiude gli occhi e si addormenta.

Paul era un matematico prolifico quanto eccentrico. Aveva uno stile di vita vagabondo, sempre alla ricerca di un tetto di un suo collega che lo ospitava sempre con piacere. Il suo motto era ‘’Another roof, another proof’’. Verso l’inizio degli anni ’70, iniziò a fare uso di anfetamine per stimolare la sua fantasia. Quando un suo amico scommesse con lui 500$ per non farsi per un mese, lui accettò e si intascò i soldi, probabilmente devoluti poi in beneficenza, dimostrando così all’amico di non essere un drogato.

Serie: Menti straordinarie


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Discussioni

  1. Ciao Moreno,
    come ti avevo detto, eccomi qui alla fine della prima parte! Le mie aspettative sono state soddisfatte, anzi, di più, perché non avrei mai pensato di sentirmi raccontare tutto ciò da una pillola! Mi piace molto come idea per narrare, è molto simpatica. È stato molto bello anche leggere di Paul in un modo che mai si incontra quando si parla di matematici, fisici, scienziati e via dicendo. Complimenti ancora per l’idea! L’unica critica che posso farti è quella di stare attento al tempo dei verbi perché la maggior parte della descrizione è al presente (ottima scelta perché è molto immediato e ‘fresco’ come tempo, credo riesca a coinvolgere di più il lettore) e poi in alcune frasi slitta tutto momentaneamente al passato. Tutto qui 🙂

    Alla prossima!

    1. Ciao Linda,
      ho letto i commenti e i messaggi che mi hai mandato e vorrei ringraziarti tanto per le tue osservazioni e i tuoi commenti. Mi fa molto piacere leggerli. Penso che tu abbia ragione e correggerò subito la scrittura. Spero che i racconti successivi continueranno ad interessarti!
      Alla prossima e grazie ancora!! 🙂