
Parte 4: L’amore di Yutaka
Serie: Menti straordinarie
- Episodio 1: Intuizioni
- Episodio 2: L’abaco di Gerberto
- Episodio 3: L’omino di Escher
- Episodio 4: Il bracciale di Antoine
- Episodio 5: Una notte all’hotel Hilbert
- Episodio 6: Parte 1: Le pillole di Paul
- Episodio 7: Parte 2: Le sigarette di Ettore
- Episodio 8: Parte 3: Lo specchio di Sof’ja
- Episodio 9: Parte 4: L’amore di Yutaka
- Episodio 10: Parte 5: La penna di Galois
STAGIONE 1
Yutaka Taniyama (12 novembre 1927–17 novembre 1958) ha formulato, insieme al suo amico e matematico, Goro Shimura, la congettura omonima, che fu utilizzata nel 1995 per ottenere la dimostrazione dell’ultimo teorema di Fermat, problema aperto da più di 450 anni.
Noi siamo tipe losche. Molte di noi vengono smerciate in gran segreto a persone a cui è meglio non fare domande. Nella mia vita ne ho visti tanti entrare nella casa di 死 e uscirne con una forza nuova nei loro occhi. Ladri, assassini, mafiosi e appaltisti della Yakuza, andavano tutti da lui quando avevano bisogno di un’arma. Type 94, calibro 45, Arisaka 99, tutto quello con cui si poteva aprire un bel buco nel cranio di una persona era in vendita nella cassaforte di 死. C’era anche a chi piaceva fare i samurai e allora 死 metteva in vendita katanas, shurikens, coltellacci e lame ed ecco messo in mostra un bello spettacolino sanguinolento in qualche casetta in periferia, lui faceva di tutto per i suoi clienti. Alcuni osservavano i suoi occhi senza palpebre svolazzare dietro il fumo di una sigaretta, altri notavano il suo sorriso beffardo sul cofano di una macchina in corsa, molti invece, tanti, lo guardavano dietro la canna fumante di una come me. A 死 non importava come i suoi clienti usavano le armi, gli importava solo del guadagno e sapeva benissimo che prima o poi questo sarebbe arrivato. Era metà ottobre, o forse fine ottobre, quando si presentò al portone di 死 un giovane uomo sulla trentina. Fiero nello sguardo quando gli occhi del maestro 死 lo guardavano, ma spenti e smorti appena lui si girava, mostrandogli la sua larga gobba. Non sapeva che il maestro ha occhi dappertutto. Rigiratosi verso di lui, il maestro 死 ci presentò all’uomo con un largo sorriso, di quelli che faceva solo con la sua clientela preferita. Piano ci accarezzava con le sue lunghe dita e quando ci prendeva in mano per noi era come fare l’amore. Mi porse tra le mani sudanti di quell’uomo, mentre, sinuoso, gli volteggiava intorno descrivendo tutte le mie abilità, lentamente, senza farsene scappare neanche una. La figura sorridente e pallida di 死 scomparve dietro la sua porta con i suoi occhi che ci seguivano sbirciando al di là dello spiraglio che si faceva sempre più stretto, mentre quell’uomo mi nascondeva nella tasca del cappotto. Camminammo insieme per qualche isolato, in quella tasca stretta mi facevano compagnia due lettere, una riportava la dicitura: ‘’Al mio caro amico Goro’’. Cercai di sbirciare il destinatario della seconda, nascosta dietro l’altra ed ecco che compariva un nome interessante: ‘’Alla mia amata Misako’’. La sua andatura timida e lenta si fermò di colpo, frugò nella tasca ed estrasse le lettere, forse le stava imbucando. Ad un tratto la sua postura si irrigidì e le spalle si alzarono immediatamente al suono delle parole: ‘’Buongiorno joshu’’ pronunciate dalla voce di un ragazzo. Lui rispose al saluto poi si incamminò dritto, mantenendo la schiena rigida e le spalle fiere per qualche minuto, il tempo necessario forse ad uscire dalla vista di quel ragazzo. Fui portata a casa sua e abbandonata sul tavolo, viveva in uno schifoso monolocale senza neanche un posto dove pisciare in santa pace. Usciva la mattina e tornava il pomeriggio tardi ogni giorno. Una volta tornato poi, si metteva di fronte a me sul tavolo e buttava il tempo che gli rimaneva a compilare scartoffie. Che 死 si fosse sbagliato? No, lui non sbaglia mai. Eppure quell’uomo non sembrava avere una vita così male. Aveva un lavoro, una casa e una persona da amare. Tutti gli uomini hanno dei periodi in cui il sorriso devono disegnarlo con una lametta prima di potersi presentare fuori dalle quattro mura che chiamano casa, e quest’uomo sembrava semplicemente essere immerso dentro ad uno di questi. Ma allora perché 死 mi aveva affidato il suo caso? C’era una cosa che non tornava in quell’uomo, qualcosa di losco che teneva sepolto sotto i suoi pensieri. Tutti abbiamo dei mostri all’interno di noi, ma quelli che quell’uomo sembrava dovesse combattere erano molto più spaventosi. 死 sapeva leggere negli occhi delle persone la loro fine e in quelli di quell’uomo aveva letto ‘suicidio’. Non si sbagliò, d’altronde 死 non sbaglia mai. Una fredda sera di metà novembre lui scrisse un paio di note, poi mi puntò alla sua testa e spappolò le sue cervella sul muro. Ci sono tanti motivi per cui una persona fa quel gesto: amore, lavoro, povertà, depressione. Su alcuni le fredde mani di 死 si posano fin dalla nascita e aspettano il momento giusto per incassare il più facile dei guadagni; ma per lui era diverso. Non era facile non affezionarsi a quell’uomo timido con un ciuffetto di capelli neri che sembrava voler sempre cadere verso gli occhiali tondi. Sembrava avere tutto: una ragazza da amare, un amico sincero, una casa modesta, ma pur sempre una casa, un lavoro. Ecco, il lavoro. Era un joshu, un assistente, all’università di Tokyo. Tra tutte le lettere che trovai nascoste dalle scartoffie ce ne erano migliaia di ringraziamento dai suoi studenti che sembravano volergli tanto bene. Nell’ultima nota che scrisse, si scusò persino con tutte le persone che si sarebbero trovate nei guai dopo la sua morte. Certo sicuramente l’università non doveva vivere un bel periodo, ancora ferita dal grande banchetto di 死 di un decennio prima. Lui sembrava risentirne, sempre sommerso da moduli e scartoffie che doveva compilare giorno e notte, persino quando andava nello schifoso bagno comune del suo appartamento. Lui era una mente pensante, non smetteva mai e quando la sua mente si intasava troppo doveva buttare giù qualcosa per liberarla. In quei terribili mesi prima della sua decisione non aveva tempo nemmeno di cagare. Amava il suo lavoro, perché gli permetteva di seguire la sua passione con tutte le sue forze, ma quando queste forze dovevano essere sprecate per riempire carta straccia, lui ne soffriva molto, troppo. Molti avrebbero voluto la sua vita, ma pochi avrebbero voluto la sua mente. Io penso che si sia ucciso per amore, come fece la sua amata Misako qualche giorno dopo la sua morte per continuare a stare con lui. Un amore folle, intenso, verso qualcosa che non riusciva più a stringere e che piano lo stava soffocando dal dolore. Lui amava pensare, ma ritrovò i suoi pensieri schiacciati da tutte quelle scartoffie che occupavano il suo tavolo. Nella sua ultima nota scriveva di aver perso speranza nel futuro, speranza in sé stesso, ma era una mente geniale con un futuro brillante che l’avrebbe portato dritto a Princeton, come diceva una lettera che trovai sul suo tavolo. Io non penso che lui abbia veramente perso la fiducia in sé, ma credeva di averla persa, con tutto quel fumo negli occhi che gli ultimi mesi gli aveva lanciato contro. Era sempre stanco, con gli occhi bassi e depressi. Quelle volte in cui con la mia cromatura gli spedivo il debole scintillio dei una lampada verso le lenti degli occhiali, mi sembrava di potergli leggere la mente. Mentre firmava o compilava tutti quei fogli, lui ne sognava soltanto uno, bianco, davanti a sé, su cui poter pensare in libertà. Ma i motivi contano poco, nobili o meno che siano. Ero ancora fumante quando 死 si presentò nella sua stanza per riscuotere il guadagno. Lesse ridendo l’ultima nota di quell’uomo, che sembrava scritta non da una mano frettolosa di chi si sta buttando da un palazzo, ma da una mano fredda e coscienziosa di chi sa quello che sta facendo. Mi guardò con i suoi occhi brillanti e mi sorrise perfido. 死 ha proprio occhio per gli affari.
Yutaka si suicida nel novembre del ’58. Prima di morire lascia una nota dove spiega le motivazioni del gesto, tra queste riporta la perdita di fiducia in sé stesso e nel futuro, probabilmente a causa del grande caos che viveva l’università giapponese dopo la Seconda Guerra Mondiale. Qualche giorno dopo, lo segue la sua promessa sposa Misako Suzuki avendo stretto con lui la promessa di non separarsi mai. Tante volte il suo amico Goro Shimura l’ha descritto con affetto e come una persona molto gentile e affidabile e un grande insegnante.
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