Passeggiata al lago

Serie: Il sacrestano


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Matti ha sentito una voce

La mattina seguente, Sari si alzò alle sette per andare al lavoro: il suo turno, quella domenica, era dalle otto alle quattordici. Matti aveva la mattina libera, ma si alzò comunque alla stessa ora. Sarebbe andato in chiesa alle tredici, dato che il coro avrebbe iniziato le prove alle tredici e trenta; poi ci sarebbe stata la messa alle diciotto. Fecero colazione insieme con caffè, pane tostato e prosciutto. Juuso, ancora assonnato, si appostò ai piedi del tavolo osservando il piatto di Matti.

«Ne vuoi una fetta? Devi metterti seduto prima.»

Lui obbedì immediatamente, alzando anche la zampa sinistra.

«Farebbe qualsiasi cosa per una fetta di prosciutto» disse Sari, ridendo.

«Ecco, prendi.»

Juuso mandò giù quel boccone prelibato senza quasi masticarlo, poi tornò a fissare il piatto con occhi sognanti.

«Basta adesso, fai il bravo che tra un po’ usciamo»

«Dove vuoi portarlo?»

«Pensavo di andare al lago, ho tanto tempo libero oggi.»

«Mi piacerebbe venire con voi, peccato. Adesso vado, altrimenti faccio tardi.»

Si scambiarono un bacio al volo, poi lei uscì di casa.

«Juuso, siamo rimasti soli.»

Lo accarezzò dietro l’orecchio e lui socchiuse gli occhi e alzò il muso: un tempo era biondo, ora invece era quasi completamente bianco.

«Forza, andiamo a fare due passi.»

Gli mise il guinzaglio ed uscirono anche loro.

Era una bella giornata: finalmente la temperatura era salita sopra lo zero, anche se la neve non si era ancora sciolta del tutto. Per raggiungere il lago, attraversarono il bosco. Quel giorno Juuso sembrava più tranquillo del solito, così Matti non fece troppa fatica a stargli dietro. Non era ancora primavera, però Matti ne sentiva già il profumo.

Arrivati al lago, ancora ghiacciato ma non abbastanza sicuro da camminarci sopra, Juuso si bloccò di colpo, si sedette e guardò dritto davanti a sé con un atteggiamento quasi solenne, come se qualcuno gli avesse ordinato di stare seduto. Matti guardò istintivamente nella stessa direzione, cioè in fondo al pontile: in effetti c’era qualcuno. Era una ragazzina dai capelli rossi, ma troppo distante per poterla vedere bene in viso. Sembrava però che guardasse nella loro direzione. Indossava un abitino bianco che le copriva appena le ginocchia, troppo leggero per quel periodo.

Juuso iniziò ad abbaiare all’improvviso, quindi Matti provò a calmarlo, sedendosi sulla sabbia vicino a lui, ma sembrava inconsolabile. Quando poi si voltò di nuovo, la ragazzina era sparita.

Così, rimasero a fissare il pontile, uno accanto all’altro.

«L’hai vista anche tu, non è così?»

Juuso lo guardò negli occhi con aria beffarda.

«Vecchio mio, siamo entrambi da rottamare!»

Lo abbracciò e rimasero lì ancora qualche minuto osservando il paesaggio, poi tornarono a casa.

Quel pomeriggio, il prete che avrebbe celebrato la messa, Tarmo Mäki, arrivò leggermente in ritardo. Era un tipo decisamente stravagante: una ventina di chili in sovrappeso, capelli corti brizzolati, un abbigliamento dai colori sgargianti che non gli avrebbe mai concesso di passare inosservato. Ma ciò che lo distingueva davvero, era la radiolina portatile che aveva sempre con sé per poter seguire le partite di calcio ovunque si trovasse.

«Scusa Matti, non puoi capire che giornata!»

Mentre il radiocronista commentava un fallo, Tarmo si sfilò a fatica il bomber rosso magenta e lo adagiò su una sedia. Quindi, indossò l’alba, la stola, il cingolo, e giusto pochi minuti prima dell’inizio della messa, a malincuore, spense la radio.

Nonostante la sua stravaganza, era una persona capace di pensieri profondi e di una sensibilità fuori dal comune. Matti aveva imparato ad apprezzarlo negli anni, specialmente in certe occasioni in cui i due si erano trovati a scambiarsi confidenze. Le sue parole l’avevano sempre incoraggiato, era un buon amico. Non gli aveva ancora detto nulla del Parkinson, ma aveva intenzione di farlo.

«Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.»

Mentre la celebrazione andava avanti, Matti si assicurava che tutto fosse in ordine: i piccoli calici per la Comunione erano al loro posto, i microfoni del coro e del prete erano in funzione, le persone erano tutte sedute. Tutte tranne una: la ragazzina dai capelli rossi in fondo alla chiesa. Un brivido attraversò improvvisamente il suo corpo. Era lei, la ragazzina del lago, non aveva dubbi!

Decise di raggiungerla per dimostrare a se stesso che non si trattava di un’allucinazione. Quando si trovò a circa due metri di distanza, tanto vicino da notare persino le sue lentiggini, lei gli sorrise e uscì dalla chiesa.

Si affrettò ad uscire anche lui ma, una volta fuori, lei era di nuovo sparita nel nulla.

Si sentì disorientato ed ebbe quasi un mancamento. Solo dopo essersi seduto per terra, con la schiena contro la parete, sperando che nessuno lo vedesse, il capogiro iniziò lentamente a cessare. Dopodiché, rientrò in chiesa.

Proprio in quel momento, veniva proclamato il Salmo 90:

«Mille anni, ai tuoi occhi,

sono come il giorno di ieri che è passato,

come un turno di veglia nella notte.»

Aveva sempre amato quel Salmo, ma non si era mai soffermato a riflettere sul fatto che il nostro tempo fosse diverso dal tempo di Dio. Tarmo sembrava aver letto i suoi pensieri: incentrò infatti l’omelia precisamente su quel tema.

Iniziò spiegando come i termini greci Chronos e Kairos, indicassero due diverse concezioni del tempo: «Chronos indica il tempo in senso quantitativo, quello che possiamo calcolare con gli orologi. Kairos invece è un tempo qualitativo, non calcolabile. Potremmo dire che Kairos sia il tempo di Dio». 

Serie: Il sacrestano


Avete messo Mi Piace11 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Ciao Arianna! Questa presenza quasi fantasmatica sembra rafforzare le supposizioni di alcuni lettori riguardo l’interazione con un elemento paranormale. Ora anche io mi trovo spiazzato e incuriosito da questo elemento👏🏻

  2. Mi viene da dire che la voce che Matti ha sentito nello scorso episodio sia di quella bambina, staremo a vedere quale sarà il suo ruolo. Comunque la narrazione è sempre liscia e godibile.

  3. “non si era mai soffermato a riflettere sul fatto che il nostro tempo fosse diverso dal tempo di Dio.”
    Interessante, questa riflessione. Il tempo alla fine è estremamente relativo. Un minuto è sempre fatto di sessanta secondi, ma ha lo stesso valore per una persona, per una farfalla, e per una…tammi?

  4. Bellissima l’immagine della ragazza con i capelli rossi, mi è sembrato di vederla…sul finale, quando parli del tempo di Dio, mi sono detta: e se quella figura venisse da lì?

  5. Davvero bella e sognante l’immagine che hai inserito nel racconto e che, credo di capire, accompagnerà noi e Matti ancora a lungo e farà parte della storia. Ciò però che ho maggiormente apprezzato sono quei momenti in cui, quasi in punta di piedi, entri tu nella narrazione con insegnamenti che fanno bene al cuore.

  6. Magari mi sbaglio, ma la conclusione di questo capitolo sembra volerci anticipare qualcosa su come Matti abbia vissuto la sua vita. Nel far seguire l’episodio della voce a quello della bambina hai sicuramente colpito la curiosità di chi legge.
    Domanda: dunque nella Chiesa luterana non c’è il parroco “fisso”, ma più preti che celebrano messa nella stessa parrocchia?

    1. Buongiorno Francesco! Sì, nella chiesa luterana (almeno, qui in Finlandia è così), l’unico ad essere sempre in chiesa è il sacrestano, mentre i preti si alternano. Quando anch’io lavoravo lì (ho fatto un tirocinio da sacrestana per due mesi) ho conosciuto tanti preti che venivano a celebrare, forse anche perché quella era (ed è tuttora) la chiesa principale di Jyväskylä.

  7. Difficilmente, Arianna, resisto al fascino dei testi sacri. Anzi, impossibile per me.

    Questo passo sul Tempo è bellissimo, come incantevole e misteriosa la ragazza dai capelli rossi.
    Pochissimi giorni fa, mi lasciavo prendere dalle parole di @Dorianthoughts ne “Il bambino dalle storie…” in cui l’autrice fa una riflessione sul deserto, alla quale ho voluto aggiungere un commento che, forse, troveresti interessante. Il deserto è un luogo di riferimento costante nei testi sacri.

    Ma parliamo di te. Hai una scrittura molto peculiare. Di getto, direi che unisci immanente a trascendente: dettagli quotidiani, poi il lago ghiacciato e la sua immobilità (il deserto), le stelle, la Parola… la malattia.

    E’ molto bello, anche raro, che qualcuno scriva con tanto rispetto religioso. La Messa, esatto con la lettera maiuscola, poi i paramenti del sacerdote… ottima osservatrice, Tarmo ha una gran fortuna ad avere, tra i suoi ascoltatori, una persona che sa cogliere segni e simboli come sai fare tu.

    Qui su questa piattaforma ho scritto un solo racconto a carattere “religioso”, sono sicuro che leggendone il titolo, per te che conosci la Messa, lo riconosceresti immediatamente, ma nella mia sconosciuta carriera ce ne sono tanti. Come te, osservo ogni gesto e, quando giunge la parola giusta (e arriva puntualmente) parte un mondo di pensieri. Qualche giorno fa, nell’omelia il celebrante ci ha spiegato che la frase “Non avere paura” è ripetuta 365 volte nella Bibbia…

    Forse ho divagato, non so. Ma quando succede vuol dire che qualcosa, dall’altra parte, è stato detto e per dire non basta scrivere, ma scrivere qualcosa.

    A presto.

  8. Bello anche questo episodio, come gli altri. Hai un tocco così leggero che sembra una carezza e accompagni Matti nella sua malattia con realismo e grazia. Saranno allucinazioni? Sarà un messaggero? Sarà un ricordo o un auspicio? Chiunque sia o cosa rappresenti quella ragazzina è motivo di interesse che sarà piacevole per te svelare e per noi leggere. Bravissima Arianna! 🌹

  9. La storia si tinge di giallo. Un tocco di colore in più che aumenta l’attenzione e la curiositá. Un’ idea sulla comparsa e scomparsa della ragazzina dai capelli rossi mi é balenata, ma forse verrò smentita. Poco male. La storia continua a essere interessante e piacevole, ed é questo ciò che conta.